19/12/15

Il marketing del narcisismo


La vanità si incontra nei luoghi più insperati: a fianco della bontà, dell'abnegazione, della generosità.
(Ernesto Sabato)

Guardami.
Guarda la mia foto. Ti piace? Ti piaccio? Flirtiamo?
Guarda la mia intelligenza. Guarda i richiami al non detto. Guarda la mia sensibilità; enorme, proporzionata al mio cazzo.
Guarda dove sono stato. E come ci sono stato bene. Guarda come mi apprezzano. Guarda come sono simpatico, arguto, a volte severo, guarda come sono diverso dagli altri.
Flirtiamo. Mi serve. Mi serve che ti piacciano le mie foto. Il mio profilo. L'arte che mi scorre nelle vene: io la vedo, la vedrai anche tu.
Poi, guarda che amici brillanti. Guarda, ascolta, leggi i nostri dialoghi. Differenti dal resto. Si focalizzano su di me. Io mi focalizzo su di me. Le mie passioni mi servono per fare presa sugli altri, anche su di te. Le mie passioni mi serviranno anche per entrare tra le tue cosce. Per essere il tuo autore. Il tuo amico dei sogni preferito. Il sogno proibito che fa schiuma d'amore. Dimostriamo al mondo che possiamo amarci. Sarebbe comunque merito mio. Io mi focalizzo su di me. Che bella la mia intelligenza, il mio intelletto, la mia ambiguità, la mia dolcezza con retrogusto di dramma personale. Vuoi prenderti cura delle mie ferite? Io te lo consiglio, perché le mie ferite sono diverse e valgono di più. Io mi piaccio e sono ambiguo con me stesso. Se fossi una donna, direi che di me, delle mie foto, del mio stare al mondo, ci si dovrebbe innamorare. Leccami l'anima, fatti scopare. Leggimi. Scattami delle fotografie che mi serviranno comunque per gli altri. Dimmi che so scoparti e io ne farò un luogo comune della mia storia personale. Mettimi la lingua in bocca, muovila, io ti confesserò intanto una cosa: sono ambiguo. Potrebbe piacermi anche un uomo. Io scelgo. Mi piace eccitare con l'ambiguità. Mi eccito da solo, ma sarai tu a farmi venire. Leggimi, scrivimi, pensami, trova riferimenti superiori in ogni cosa che dico, faccio e mostro. Voglio scopare il mondo e fingere di avere una strana attrazione per il suicidio: funziona. Sono bravo e bello e non lo so se scopo davvero bene, ma tu me lo dirai. Sono un uomo moderno e mi piace piacere anche se faccio lo schivo. Mi piace guardarmi l'anima, il cazzo, e leggere il mio nome su locandine, targhe, copertine, documenti, il nome sullo specchio appannato dopo la doccia, dopo che ti ho chiavato bene. Ammirami. Io mi ammiro. La morte, mi cago sotto, ma mi piace dire che non la temo e ci lavoro sopra, come sulla superficie di un lago ghiacciato. Io narcisista? Ti sbagli. Amami. Amami in pubblico. Anche se non scopiamo.

Quante persone potrebbero parlare così? Quanti uomini? Tanti. Tantissimi. Quanti asceti? Quanti intellettuali? Quanti stronzi? Per strada zampogne, organetti e onde irrazionali di narcisismo assurdo, ingestibile, stantio. Specchi ovunque. Specchi e gente negli specchi. Tracce di rossetto, di follia, di oblio. Di noia, di superstizione, di insicurezza elevata a confusa teoria di affermazione. Intanto, lo specchio nel mio stomaco si è rotto. Gestisco frantumi. Insofferenza. La strada della bellezza è un gioco dell'oca. Sono in coda per giocare. Ma ho lasciato lì una controfigura. Non ci sto a giocare. La bellezza obbligata è una cosa che mi fa orrore, è un concetto molle. Consolatorio. Perdente. Ma non perdente come piace a me. Penso che quando si perde, si deve perdere sul serio. Conoscere la rovina, non il semplice sbandamento. Lavarsi tra le macerie e non presentarsi semplicemente sciupati ad una cena di gala. Non lasciarsi osservare e studiare nelle difficoltà, ma danzare tra i frantumi come il peggiore dei coglioni. Capire che le stelle non arrivano mai su richiesta; che le comete sono un gioco estivo che serve a creare più che altro la nostalgia invernale.
Dalla mia finestra vedo il mare e anche il vicino che fa esercizi, pesi e cyclette: le due visioni cozzano tra loro. Lui mi vede fumare. Forse mi vede spettinato. Non sa neanche come mi chiamo. Molta gente che conosco, che dice di conoscermi, non sa come mi chiamo. Non sa dove vado e chi potrei essere. Non so giocare agli indovinelli.
La curiosità è uno strano ritmo che non ballo, che ascolto con diffidenza. Scelgo la sedia bianca e sporca in fondo alla sala, non applaudo, evito la traccia, riduco la portata dello sguardo ad un puro caso. Chiamami sul palco, ma avrò occhi da squalo: inespressivi. Caccio per fame di vita ma non presumo di portare con me altra vita; qualche volta porto nelle mie esplorazioni e nelle mie pigre fauci un'idea neutra della morte. Mi accusavano di narcisismo negativo, anni addietro. Erano dei coglioni. Non ricordo i loro nomi e le loro promesse. Rimuovo. Esonero. Sostituisco. Faccio veloce. Sono battute di caccia senza colonna sonora. È apnea, è roba sotto il livello dell'acqua, con lo specchio dello stomaco rotto e la fantasia in riserva, imbottigliata come vino che non vuole essere sorseggiato.
Mi mandi una foto di qualche anno fa?”
E perché mai?”
Perché vorrei sapere se hai mai sorriso”
Sorrido più oggi. Da bambino i conti non mi sono mai tornati”
Di che parli?”
Non ti rispondo non perché non ti possa riguardare: ma perché ormai non riguarda più me”
Che ti è successo nella vita? Che ti è successo tanti anni fa?”
Mi hanno detto che sono nato e ho cercato di fare del mio meglio per non diventare il servo di nessuno. Neanche di me stesso. Ma penso che fallirò”
Sei pessimista”
Sono uno che respira. Sono incostante. Non chiedo niente. Una cosa che alla lunga finisce per fottere”
Sei strano”
Ti ringrazio”

Mancano pochi giorni a Natale. Specchio nello stomaco rotto.
Mi faccio una foto di profilo? In chiaroscuro? Allo specchio? Al computer mentre scrivo? Alla notte fuori la finestra? Ai miei amori, agli oggetti che amo? Alla mia sigaretta accesa? Faccio una foto alla mia età del momento? Alla mia intelligenza ingaggiata da una società fraudolenta per produrre sproporzioni e ambiguità?
Decido di non fare foto. Decido di respirare. Nel ghiacciaio che culla i sogni di nebbia, e cioè, più banalmente, il giorno seguente.

Luca De Pasquale, 19 dicembre 2015


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