30/12/15

Cercare di conquistare una donna su facebook e scegliere il consulente sbagliato


Un tale che conosco fa di tutto per piacere ad una donna, con la quale si è chiaramente fissato. È una cosa tristissima, anche perché la donna in questione a stento sa della sua esistenza. E lui tenta, tenta, tenta. Conoscendola solo di vista o quasi, ha pensato bene di chiederle il contatto su facebook: lei glielo ha concesso. E poi non lo ha calcolato mai, se non con due o tre “mi piace”. Lui si è illuso per quegli sporadici episodi, e me lo è venuto a dire. Ho provato compatimento e profonda malinconia. Farà schifo quel che dico, ma non concepisco ormai da anni nessuna forma, anche solo accennata, di corteggiamento. Tutti quegli uomini che parlano e scrivono continuamente di seduzione mi sembrano dei pali della luce e spesso dei miseri mistificatori. Se ci si piace, se ci si piace sul serio, dentro, sentendo quello strano dolore, quel magone frammisto a sensazioni di ultimo gesto possibile, allora forse c'è qualche speranza di incrociarsi. Altrimenti sarà la nostra lontananza a infarcire la nostra stupida e sonnolenta libidine di “mi piace” senza domani.
Nella mia brevissima e lunghissima vita, ho spesso associato al concetto di amore quello di dolore sordo, di passione finale, l'immagine di notti che si abbracciano e si abbandonano in continuazione. Per me l'amore è sempre stato il faro sulla nebbia del niente, il primo e ultimo lago dove fermarsi, l'inutile confessione a stelle malpensanti, beffarde, precipitate sulla mia insonnia eterna senza cocchiere, accompagnate da un contrabbasso, una tromba, un fil di voce e lacrime già smontate.
Ma il corteggiamento io non l'ho mai previsto. Ho comprato fiori, piante, ho scritto lettere, ma non mi sentivo mai coerente, e la fiamma dentro mi diceva, da grande innocua puttana, “sono solo un gioco e anche tu lo sei”.
E lo è anche lei”, mi diceva alla fine. Quando era già troppo tardi. Quando il mio stupido cuore aveva già creato un'associazione fiduciaria, un circolo ricreativo un po' suicida e un po' buffone, il Casanova spaventapasseri dai connotati invertiti.
Tentavo di essere seduttivo mentre scrivevo, ma sapevo bene che ero entrato in una ludoteca, per giunta non accompagnato da un adulto. Se pure ho corteggiato, ho smesso presto. E non ho mai cercato di trattenere nessuno, perché ero ben consapevole di essere un addio vivente. Un uomo che somiglia ad un addio e non se ne duole nemmeno, se non per il tempo di una canzone.
Il mio conoscente mi fa tenerezza. Mi ha mostrato le foto della donna che lo appassiona. È una bella donna, sicura in apparenza, forse eccitante, ha le labbra carnose dell'errore e la bellezza della delusione quasi certa. Ho consigliato all'uomo di desistere, e lui è rimasto deluso, deluso da me. Perché era rimasto a quella storia insensata dell'eroe romantico, dell'uomo-valico, dell'uomo-frontiera, dell'uomo-scrittore, dell'uomo che ama la musica per arrivare alle donne o viceversa.
Sono stato crudo, desolante, poco letterario. Deludente. Davvero deludente. Gli ho detto che anche se riesce a farci l'amore, sarà una sola volta o due e poi finirà per dannarsi tutta la vita. Perché gli odori, i sapori e le illusioni sono come cicatrici stimolate da sapone vivo, acido del demonio, apparizione notturna senza contatto, senza il fiato caldo del bacio tanto voluto. I ricordi delle emozioni sono macchine da svuotamento con occhi freddi e morti da predatore degli abissi. Si soffre, ci si contorce, finendo poi con l'idealizzare il grottesco ordine della solitudine.
Quando, da casa sua, abbiamo visitato il profilo facebook della sua fata impossibile, mi sono sentito uno spione, un uomo di merda, il compagno sbagliato di un sogno difficile, il confidente più inopportuno. Riesco a sentire quel che non vedo, ma non avrò mai una strategia da suggerire in materia amorosa o seduttiva. Non so di cosa si parla.
Vedo solo attraverso fogli di carta trasparente come zucchero, con le tenebre intorno. Vedo attraverso le note isolate di uno strumento in appartamenti vuoti. Ogni giorno vedo fallire tonnellate d'amore per aperti limiti, per la selvaggia assurdità dell'invecchiamento precoce, per la maledetta confusione che si fa tra preghiere e promesse. Vedo fallire l'amore per ignoranza, per superficialità, per tendenza ad ossessioni inattive, per il carico di sogni violentati nei nostri anni migliori, quelli di bambini.
Non voglio che mi si chiedano consigli. Non voglio raccontare il mio passato, o parti di esso, come utile paradigma per esperienze altrui e altre. Sono diventato il guardiano del mio faro, ogni tanto salvo delle navi, ma è solo senso del dovere. O una velleitaria vocazione al bene che non andrebbe al ricevimento di consegna medaglie.
Le strade per arrivare dentro qualcuno, cerco di spiegare al mio conoscente infelice, sono quasi tutte interrotte. Per arrivare bene si deve forzosamente passare da più estetisti e maghi luridi, fattucchiere doviziose, scandalosamente attenti alla premessa esteriore, all'esibizione di particelle congrue di benessere. Arrivare dentro qualcuno è comunque un viaggio. I viaggi si prenotano, si versa un anticipo, si va organizzati per ogni evenienza. Mi piace di più l'idea di un riparo improvviso, di una darsena con un neon acceso e le onde nelle orecchie, di una barca senza remi in una notte d'estate che non avrà mai la pretesa di finire in un racconto, in un libro, in una confessione.
Ma sono chiacchiere tra uno che ha optato per altre mete ed uno, lui nel caso, che è un professionista dell'innamoramento violento, estemporaneo e ossessivo. Lui non ha trovato un Cyrano, io non posso pugnalarlo come vorrei, per risparmiargli inutili pene e movimenti in scenari di sole e neve che si inseguono, si sciolgono reciprocamente per finire in una fotografia familiare o in un elenco scioglilingua di amori sventati dalla crudeltà doganale del nostro poco tempo.
So che non mi chiamerà più, il patito dell'amore. Non sono l'eroe romantico che pensava. Me lo dice ed io mi rallegro. Finalmente qualcuno che mi fa un complimento serio, senza blandirmi per simpatia o per idealizzazione.
Finalmente qualcuno che non pretende di restituirmi qualcosa con gli occhi o con le parole, fondando sull'autonomia emozionale dell'irrazionalità.
Qui siamo tra rigattieri e il rancio è poco per tutti. Chi sceglie la pena d'amore in campo aperto ha la sua legittimità.
Chi sceglie di dormire in diagonale nel faro eroso dalle onde ne ha altrettanta. Non c'è bisogno di diventare amici.

Luca De Pasquale, 30 dicembre 2015


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