23/11/15

Venire dentro, venire fuori, non venire affatto


Il collo cerca in te la movenza;
il cigno e forse l'amore
cerca la mia spalla il tuo sesso
il silenzio della sedia che hai nel cervello
quando mi guardi.
Ed io ti amo”
Questa è una delle poesie che mi arriva via email. L'autore è uno scrittore trentaseienne che abita a qualche chilometro da me. Il mio primo pensiero -assoluto, incontestabile- è molto breve: “Inculati, stronzo”.
Non tollero queste patetiche figure. Come quei cantautori dolenti che sembrano dei Thom Yorke con problemi intestinali. Mi viene voglia di rispondere alla sua mail con una poesia improvvisata. Titolo momentaneo, “Vorrei penetrarti recitando von Kleist e trattenere l'eiaculazione fino al plenilunio pensile di Mesopotamia Town”.
Si porta, scrivere quattro stronzate e proclamarsi autori. Tutti sono autori, quindi la decenza è anacronistica.
Ma la poesia del tizio, mi rendo conto con orrore, non è mica finita. Ecco la parte finale:
Hai osato telefonare al mio editore
per capire se facevo sul serio
ma io faccio sempre sul serio
quando sborro in te”
Ah, ecco. Dunque, se sborra fuori allora vuol dire che scherza. Che uomo. Che poeta. Donne, allora sappiate che se un uomo vi viene sulla pancia significa che è stata tutta una farsa. O se viene sulle lenzuola. Solo quando si viene dentro si fa sul serio. Sembra un invito ad incrementare la natalità.
E, perlustrando quest'ottica, che valore hanno allora le jam session orogenitali o cordialmente manuali, quelle da riporto? Masturbarsi a vicenda con la stanza in penombra e un bastoncino d'incenso olandese acceso vale come un testo di Lord Byron o è come il pilates?
Questi poeti la sanno lunga. Ma ce l'hanno quasi sempre corto. Si proclamano libertini. Libertari. A volte liberisti, se il conto di famiglia glielo consente. Poi si mettono a cantare o a suonare uno strumento. Ma hanno sempre quella faccia da barboncini castrati. Impossibile prenderli sul serio. Su facebook fanno i simpatici. Mille foto di cani, gatti e cocomeri. Foto ad Halloween e alla comunione della nipotina della falsa zia di famiglia. Foto di Che Guevara. Foto slogan contro gli sbirri. Foto equosolidali. Foto di caffè. Di locali dove si canta. Dove i piccoli artisti finiscono per sentirsi Roger Daltrey. Si pagano libri che vendono scontati al primo idiota troppo comprensivo. Si autoproducono dischi che poi annoverano in filoni inesistenti: “un misto tra Animal Collective, Lucio Battisti, Scott Walker e Le Cirque Du Soleil”. Forse sono andati in qualche paese povero e lontano, dove hanno conservato le loro schifose abitudini da capitalisti illuminati. In quei paesi, nelle camere di alberghi miseri ma suggestivi, hanno fatto sesso con le loro povere e credulone compagne. Non so poi se sono venuti dentro o fuori. E se sono riusciti a durare più di tre minuti. Forse hanno dovuto pensare al cancro per fermare il flusso. Perché sono emotivi. Vengono subito. E sono tipi che cavalcano le emozioni comune come fossero bambole gonfiabili o cavallini della giostra. Pensano “so che quella persona è per l'accoglienza ai profughi” ed allora mettono la foto di un barcone rovesciato con la scritta (fatta a Paint) “MAI Più QUESTA/E BARBARIA/E”.
Sono indecisi su singolari, plurali, generi, coniugazioni, declinazioni e posizioni da prendere. Poi le scelgono, le posizioni, ma sempre restando da quel lato del privilegio fatuo che consente di potersi rimirare ed ascoltare.
Non hanno mai letto Erri De Luca ma postano duecento cose pro-Erri, anche se il processo è finito in una bolla di sapone.
Loro sapevano dall'inizio che il marito della Ceste era colpevole. Conoscono il capo dell'Isis e prima o poi parleranno. La darebbero una bottarella alla Sciarelli, perché è una donna che suggerisce carnalità sincera. Hanno sospeso il giudizio sul governo Renzi, forse perché la Boschi glielo fa venire su duro. Forse scrivono poesie anche per la Boschi, che però non si sognerebbe mai di telefonare al loro editore a pagamento.
Se non hanno particolari imbastiture ideologiche, allora rubano le cinque migliori frasi profferite dai 5stelle. Equivocando anche quel movimento. Se poi sono di destra berlusconiana, non rientrano nemmeno nel mio quadro d'azione e sguardo, e dunque sospendo ogni giudizio per l'eternità. Non so cosa può accadere nella mente di uno che ha creduto in Berlusconi. Posso comprendere di più uno che cerca di parlarmi di Evola ed è coerente, anche se non condivido.
Conosco molte persone che segretamente -e nemmeno tanto- pensano che io sia di destra perché non avverso, nel modo più assoluto, la polizia. Tranne le mele marce che sono ovunque, io confermo che ho rispetto per i poliziotti e il loro lavoro. E dunque sono uno sporco reazionario.
Ma torno al poeta. Nella sua mail di accompagnamento, accenna in modo volatile a Burroughs, Ferlinghetti e forse a Cristiano Ronaldo. Ci manca solo che scriva qualcosa su Pasolini attribuendolo a Flaiano e che dichiari di tifare per la nazionale di uno stato non riconosciuto, che so, Saar, Ossezia o chissà chi. Sono poeti. La sanno lunga. Hanno opinioni su tutto. Sanno tutto. Scriveranno poesie per qualche anno, poi il loro paparino troverà loro un impiego presso un conoscente. Dopo qualche anno di lavoro, conservando i soldi perché costantemente spesati dalla famiglia, scriveranno un libro leggerissimo, di quelli che oggi piacciono e finiscono anche nelle collane “ribelli” e “controcorrente”.
Oppure, come il 97% degli italiani, finiranno per decidersi a scrivere un giallo. Si chiederanno dove infilare il loro umanissimo e malinconico commissario del cazzo.
Il commissario Ninni Diarrea e il suo aiutante meticcio Lock Brandes. Sono fantasiosi, questi stronzi. Napoli ormai è bruciata da autori di maggior calibro. Anche l'Emilia e Torino sono luoghi out. Anche il Lago Maggiore. Sceglieranno sul mappamondo. Sceglieranno una posizione comoda, un resort creativo dal quale continuare ad osservarsi con arguzia entomologica e modellare al meglio Ninni Diarrea e la loro empatia comunicativa, sui social, con i vicini, con i suoceri, con le comitive che sono sacre e mai disgregabili, pena una dolente anarchia.
Ma attenzione: questi tipi fanno sul serio solo quando eiaculano dentro. Forse vogliono filiare. Per superare, me lo auguro, il senso del ridicolo della loro presenza solitaria sul campanello di casa.

LdP, 23 novembre 2015



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