07/11/15

Un borghese sodomizzato in partenza


La natura umana è tanto corrotta e tanto legata alla materia, che, come l'amante non si contenta dell'affetto che ispira, ma non riposa fino a quando non abbia rovinato ogni cosa col possesso della persona amata, così il giocatore non ha pace finché non si sia incornato al tavolo verde, o, se si vuole, finché non abbia tutto perduto.”

Tommaso Landolfi – Se non la realtà

La donna che aspetta nello studio medico con me ed altri ha un volto conosciuto. Ma non la conosco. Ha un'espressione incattivita dalla vita, moderatamente preoccupata, con un fondo di dolcezza ormai controllata e forse ricusata. Non fatico ad immaginarla in casa sua, impegnata in faccende, al telefono con un'amica, a preparare una cena per l'uomo che le piace. Poi mi soffermo su una donna anziana accompagnata dalla figlia. Parlano un italiano approssimativo, sporcato dal dialetto, e la cosa orrenda è che la figlia mangia delle brioches producendo un rumore che mi disgusta profondamente. Non sopporto le persone che fanno rumore quando masticano. O quelle voraci che portano bocconi al volto senza controllo, a velocità da ramarri. Poi c'è un uomo che ha una specie di tumefazione viola sul labbro superiore e beve in continuazione da una bottiglia.
Avverto amore. Amore potenziale nell'aria. Non il mio, non quello degli altri. Avverto morte, malattia e dissipazione. Avverto scontento, musica, demoni, angeli, matite spezzate, penne vezzose, mi passano in testa immagini di dialoghi muti e rosicchiati dalla noia, sesso sopravvalutato, foto di morti, passioni consunte che hai preso da dietro, con forza, credendo ogni volta che venire dentro ti avrebbe fatto stare meglio. E invece. Con certe passioni non serve venire dentro e morire per quel minuto di scemenza. Non è simpatico schizzare. Promettere. Vendersi in qualche modo, rendersi presentabile, candidabile.
Ho mal di testa e non conosco queste persone. La musica che mi porto dietro è violenta, selvaggia, ed allo stesso tempo di un'eleganza pornografica e distante che sconcerta me per primo.
Guardo i depliant dello studio medico. Guardo ma non leggo. Passa un dottore giovane e me lo figuro bere vino bianco con una faccia da ebete. Me lo figuro giocare con suo figlio ed esultare per un goal della sua squadra del cuore.
Le cose, le visioni, mi passano ai lati come vento non destinato a me, avverto troppo ma sento pochissimo. Mi rendo conto di guardare persone e oggetti solo dal lato sinistro e con l'occhio sinistro. Al destro non vedo un cazzo. Mi rendo anche conto che quasi tutte le persone che incontro sono, come me, il frutto di unioni carnali piccolo borghesi che non mi entusiasmano un granché. Forse non ho il senso della nascita e sono un fottuto perverso. C'è molta gente in giro e certamente troppe emozioni soffocate, mal contenute in rudimenti comportamentali di dubbio valore; ma certe cattive sensazioni mi vengono dal vento che mi passa ai lati, ignorandomi, buttandomi solo (credo nell'occhio destro) un po' di polvere. Poi tocca a me e smetto di pensare a queste cazzate. Quando tocca a me, tutte le emozioni sommerse ritornano al mittente. A quel nulla che mi sussurrava castelli di carta.

Ho finalmente visto “La legge del mercato”, il film di Brizé con un grandissimo Vincent Lindon. Ho riconosciuto contesti, comportamenti, emozioni personali, persino la scelta di non lottare a vuoto contro un avversario fantasma. Un gran bel film, amaro e a modo suo durissimo, che sarà sventolato da qualche animo sensibile che -quasi certo- in compenso non se ne fregherà una mazza della precarietà del mondo del lavoro e di chi non arriva a fine mese. E se ci arriva, sconta tutto. In qualche modo sconta tutto.
La maggior parte dei paladini della libertà e della democrazia non sono altro che delle merde borghesi intente a dimostrare la loro fottuta ed artefatta sensibilità. I Grandi Analizzatori Del Sistema hanno la casa al mare e viaggiano parecchio. Pagano le scuole private ai figli e non sono per nulla democratici e “popolari” come vorrebbero far credere. Anche loro usano il sistema delle conoscenze (che amano denigrare con veemenza in pubblico), anche loro fanno parte di quei pietosi circoletti della supremazia intellettuale dove si distribuiscono bocchini ad ingoio tra di loro, con l'oscena innocenza di un picnic in campagna.
Tutti a piangere. Tutti ad urlare contro le iniquità del mondo.
Cara, che orrore l'ignoranza” e poi via con il costume da coniglietto a fottere con l'incenso acceso e qualche litania araba di moda tra i flippati. Tutti ad incensare gli eroi della “massa scelta”, la “massa evoluta dei pensanti”. Tutti contro la censura. Il razzismo. Il sessismo. Tutti per i siriani, ma dei siriani non se ne chiavano un cazzo. Cattocomunisti senza mutande. Rivoluzionari con il profilattico bucato e gli slip sbregati. Scrittori tanto umani da dare il voltastomaco solo a guardarli. In giro ci sono più scrittori che uomini con il cazzo davvero duro. O uomini che durino più di un minuto e abbiano una qualsivoglia fantasiosa percezione dell'orgasmo femminile.
Ancora ci stanno a rompere i coglioni con il binomio tra vino e prestazioni sessuali. L'atmosfera avvinazzata e le lingue in bocca. Liceali con i maglioni azzurri. Figli di borghesi. Figli di borghesi che si illudono di essere giusti e proletari. Io non sono un proletario e l'ho sempre saputo. Sono stato cacato in un cesso borghese. Uno dei quartieri dormitorio dove si comprano gioielli e si fanno lampade abbronzanti. Non sarò mai un vero proletario. Sono ambiguo come l'ambiente dove sono cresciuto e dove ho capito da subito che me lo avrebbero piazzato in culo. Fortuna che ho sempre avuto un ano resistente e piccoli brandelli d'anima attaccati alle idee. Niente di che. Solo colpi di fortuna e idolatria della dignità. Per il resto, ero uno dei tanti coglioni con certi sogni in testa.

Quando finisco, respiro l'aria della strada. Questa è la mia città. Non ho molti amici in giro e soprattutto non ho nessuna voglia di rendermi presentabile. Amo la mia città. Al di là dei quartieri. Amo la mia città anche se le piscerei addosso come si farebbe con un amante a pagamento dopo una sbronza. Dunque sono incoerente, ambiguo e dolente.
Ma eccome se le sento tutte le emozioni castrate in giro. E devo, per questo, guardarmi le spalle più di molti altri.

LdP, 7 novembre 2015




Nessun commento:

Posta un commento