27/11/15

Piangere miseria dai mille euro in su


A parte il 'freelancismo', ormai sono quasi tre anni che non ho un'occupazione stabile.
In questi ultimi tre anni, ho constatato che non è più capitato -ma già non capitava- che qualcuno mi dicesse: “Io non ho problemi economici, tutto bene”.
Con sfumature labili e spesso imperscrutabili, ho solo raccolto una serie infinita di “ho problemi”, “il quadro è disastroso”, “stiamo attraversando una fase nera”. Molte persone hanno paura che tu, anche se li incontri per caso, possa chiedere un lavoro o, peggio ancora, un aiuto economico.
Sono altrettanti, se non di più, quelli che temono tu possa attaccare un pippone sulle tue sventure economiche ed esistenziali. Invece io, esclusi i veri amici, non dico praticamente mai niente. Non è solo discrezione o magari intelligenza. Lo ammetto, spesso non parlo perché so che certe risposte potrebbero portarmi quasi all'aggressione fisica. Perché lo sport del piagnisteo economico non ha razze, religioni, ceti, caste professionali che tengano: è uno sport diffuso, fisiologico e senza vergogna.
Quelli abbondantemente sopra i mille euro mensili non si contengono; ti dicono che va di merda. Che non riescono a fare delle cose. Poi vieni a scoprire che si tratta di cose voluttuarie ma per loro fondamentali ed irrinunciabili. Come un certo tipo di vacanze. L'ultimo modello di computer o televisore. La tripla auto di famiglia. Il kindle per ogni figlio. I viaggi esotici o presunti tali che ti permettono di credere di esplorare davvero il mondo e che, se sei in coppia, sembrano cospargere polvere di pepe su genitali rattrappiti ed ingessati. Il benessere rende contenti, felici, intraprendenti: dunque uno stipendio da 1500 euro al mese non è bastevole.

I primi tre anni di lavoro, stavo a nero. Prendevo meno di 600 euro al mese e cercavo di cavarmela. Compravo stecche di sigarette, cd e libri. Non mi è mai piaciuto mangiare forte al ristorante (perché poi finisci sempre per cacare il buono e conservare il grasso), affidare le sorti della vita di coppia ad un viaggio che metta di buon umore entrambi. Facile chiavare bene a Marrakech. Facile promettersi eternità nel Grand Canyon. Facile sentirsi fortunati nel mostrare agli amici le foto del viaggio appena compiuto. Apparenza di fortunati, di persone che sanno godersi la vita. Tutto piuttosto patetico.
Poi ho iniziato a lavorare per quell'azienda francese. All'inizio c'era un entusiasmo che nemmeno per una lotteria o per un mese gratis come protagonista in un gloryhole. Euforia, slogan, inquadramento, fine del lavoro nero, divisa, riconoscibilità sociale. Per molti era un sogno. Un sogno di riscatto. Io ero incerto e mi sembrava che ci stessero prendendo per il culo. Ogni lavoro dipendente è una presa per il culo, più o meno. Ogni capo dovrà sudare piscio e retorica per dimostrarti davvero di non essere un caporale.
La mia prima busta paga da dipendente inquadrato e in regola recitava: 804 euro. Mi sentivo ricco. Acquistai due stecche di sigarette, una decina di libri e di cd, partii per un breve viaggio in territorio italiano. Quelli che se il cazzo non ti si rizza non potrà esserci il miracolo delle piramidi o del Partenone. Poi rientrai nei ranghi. L'anno dopo notai che lo stipendio era arrivato a 944 euro. Mi consentii qualche libro in più. Fumavo duro. Compravo molto scatolame e non guardavo la scontistica al supermercato.
Se uscivo, potevo permettermi il taxi, anche se qualcuno sosteneva il contrario. Nel corso del tempo, alla soglia dei dieci anni di lavoro, navigavo sotto i 1100 euro e a stento arrivavo a fine mese. Perché metà dei soldi se ne andavano in fitto. Non tutti hanno avuto la casa in regalo la casa dai genitori. Non tutti sono stati così mammoni e previdenti/lungimiranti da continuare a vivere in famiglia per accumulare soldi.
Prima di finire in cassa integrazione rotativa sodomitica, la mia busta paga recitava 1089 euro. Non mi lamentavo della busta paga. Mi lamentavo dell'ambiente, che era una vera merda e che ora si è riformato in mille piccoli rigagnoli altrove. Un altrove che non mi riguarda più in nessun modo. Un altrove che non mi prevede e del quale non mi arrivano neanche più notizie. Per grazia di quel Dio che non conosco, nessuna notizia e nessuna nostalgia.

Persone che guadagnano più di mille e qualcosa euro al mese continuano a lamentarsi. Anche con me. Ci manca solo che io debba iniziare a sentirmi in colpa.
Quelli che hanno avuto più fortuna, sono spariti. Come per un senso di imbarazzo. Un imbarazzo che li qualifica come idioti, alla fine. Perché se guadagni tremila euro al mese e ti eclissi, ti dimostri un cagone un po' timido. Non ho sensi di inferiorità causa busta paga. Puoi guadagnare bene e meglio di me, ma se non mi rispetti ti piscio addosso. Non porto deferenza a persone titolate, figurati a quelli con i soldi. O si parte alla pari, sempre o comunque, oppure vaffanculo. E il vaffanculo si può diramare in vari modi, comportamenti, embarghi e liste di proscrizione. Su queste cose ragiono come un funzionario della Stasi e non mi smuovo. Non accetto l'arroganza arrivista del benessere e ancor meno, se possibile, la finta fratellanza nel disastro. Non accetto che uno con appartamenti di proprietà ed entrate pingui si prenda il lusso di mettermi a parte delle sue ambasce economiche. Non puoi comprarti il nuovo modello di playstation? Per quanto mi riguarda te la puoi infilare dove vuoi e ti accanno all'amico più paziente, così potrai piangere per lui. Non puoi portare la tua bella compagna statuaria sul Mar Rosso? Cerca di cambiare colore del boxer e cerca anche di dire cose più intelligenti. Ed è inutile che contatti il tuo medico per chiedergli sottovoce come far rampare il tuo piranha giocattolo; forse ti manca la passione, forse ti manca la fisicità senza orpelli. Certi uomini rendono solo quando l'ambiente sembra funzionare ed armonizzarsi. Come certe donne, che poi giocano alla fiaba della sensibilità nelle penombre dorate di una bella stanza, ma che alle prime reali difficoltà si rivelano per quel che sono, delle Betty Boop con la sorveglianza armata nel cervello e qualche volta tra le cosce.
Tutte queste tipologie di avventurieri della propria epopea sono contraddistinte da un tratto comune: si lamentano degli emolumenti, del conto in banca, delle possibilità ridotte. Conosco molte persone che pregano unicamente per guadagnare meglio e non avere il tumore. Conosco persone che pregano per mantenere alta la bandiera del proprio amore, l'unico e autentico amore sulla faccia della terra. Conosco persone che pregano per un viaggio. Per una seduzione. Per risultare vincenti e non avere problemi durante un rapporto anale. Per ottenere presto un'eredità. Per affittare a prezzo maggiorato un appartamento non sudato, ma semplicemente passato di mano di padre in figlio. Il loro senso di democrazia consta nel dimostrarti che tra i loro 2650 euro ed i tuoi, che so, 700 non c'è alcuna differenza. Potete piangere insieme. Potete scegliervi un lacrimatoio comune. Poi lui torna alle sue tormentate comodità e tu ai tuoi conti sempre sfasati.

Oggi ti dicono che le differenze di razza e religione non contano. Okay. Però ti dicono anche che le differenze economiche non condizionano i rapporti tra la gente ed il confronto sociale. Questo non è vero. Io dei ricchi me ne fotto, non li conosco e manco li voglio conoscere. Io per loro non esisto e questo facilita le cose. Me ne frego invece dei borghesi un po' agiati che giocano al pianto, al disastro, al sacrificio, al ridimensionamento, i borghesi che si portano la crisi anche al cesso, nel letto, sotto il cuscino, sul cruscotto dell'auto e nella terza casa al mare. Le loro lacrime mi sembrano sugna per mangiare meglio il porco a tavola. Le loro lacrime sono come quei capitoni che a Natale finiscono nelle pance dei tradizionalisti. Capitoni che preferirei essere salmoni o testate non nucleari, direzionati controcorrente verso il deretano del borghese salice piangente.

LdP, 27/11/2015




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