29/11/15

L'eroe romantico


Ho sempre pensato che il vero eroe romantico, ammesso che possa essere una figura esistente, non urla. Non protesta. Non ama fino alle lacrime. Non crede alle favole. Non lancia il suo cuore oltre gli steccati del mare. Non si suicida. Non scrive troppo. Non concede troppa fiducia al prossimo, al precedente e al futuro. Non ama la banale autodistruzione di non essere riamato.
L'eroe romantico non è gotico e nemmeno alla moda. Non fa tante di quelle cose che creano stupore ed ammirazione. Non sembra sempre preso da mille missioni. L'eroe romantico non può essere un eroe civile e un pasionario. L'eroe romantico forse viene meno. L'eroe romantico, nel mio modo di pensarlo e nelle rare occasioni di immedesimazione, si presenta in assenza e si pone controluce, in indifferenza diagonale. All'ombra di chiese semivuote. Non pretende l'amore, perché quella pretesa lo deprime e lo svilisce. L'eroe romantico non lo consiglierei a mia sorella o alla mia migliore amica. L'eroe romantico vive le ore contate della sua smania di vivere. Non è mai davvero in famiglia e la felicità è qualcosa di cui ha sentito parlare in un programma radiotelevisivo. Perché nei libri che legge non si parla mai di felicità, ma, piuttosto, di sovrapposizioni andate male, di geometrie non combacianti, di notti che non finiscono sugli album fotografici e nella pornografia mnemonica della strada percorsa.
La persecuzione dei ricordi migliori è pornografia.
Vera pornografia, spietata, propagata, istigata con veri e propri atti di reclutamento e di coercizione.
L'eroe romantico, o quel che ne resta, desidera la legge occasionale e il diritto inalienabile di poter dire: “Non ricordo. Addio”
L'eroe romantico non ha creduto, da bambino, a quell'equazione innamorarsi/salvarsi. E forse, senza appunto scadere nel gotico fumettistico, non ricorda tanto l'armonia ovattata delle riunioni familiari ma quel silenzio incravattato e grondante luoghi comuni dei funerali, dei matrimoni, delle comunioni, delle partecipazioni obbligate che hanno radunato varie teste: teste che nella vita reale e non perturbata dalla morte sono solo capocchie di fiammiferi accese a latitudini irraggiungibili. Senza ferrovie, stazioni, porti, attracchi, autostrade.
L'eroe romantico non è così corrotto da pensare che due corpi che si fondono possano rappresentare una promessa a prescindere. Il desiderio, quando pretende di diventare promessa, è quasi sempre dannazione.
L'eroe romantico si veste perché trova volgare la nudità, l'esposizione arrogante, non perché deve qualificarsi in pubblico. Forse si lascia andare ad arte. Per non essere disturbato. Per passare inosservato. Per esibirsi la dose di indifferenza dolorosa che serve. Sogna, ma quando sogna troppo si sveglia. Ama, certo. E quando ama sa che le ombre comunque non lo risparmieranno. Nei momenti più onesti e più veri, ci sarà sempre un lato verso il quale non guardare. Una direzione vietata. Un valico chiuso. Un'impresa che supplica di non essere compiuta.
Un riscatto riconoscibile che implora di essere licenziato prima di apportare modifiche all'organigramma dell'anima. All'eroe romantico, imperfetto, sconsigliabile, spesso stupido, il bacio migliore fa quasi paura. Forse perché ha il potere di riportare in vita i sogni. Di farsi promessa anche nel cielo notturno che in genere rispetta il silenzio dei silenziosi. Il bacio migliore forse riporta in vita sensi di colpa inculcati e presi male in momenti di debolezza.
L'eroe romantico tende a fraintendere la propria felicità con il dolore di altri. E viceversa. Per questo è uno stupido. Sostanzialmente uno stupido.

Io non sono mai stato un eroe romantico. Non lo sono ora. Non lo sarò. Ma come è difficile spiegare tutto questo.
E quindi, senza chiusure, cesure ed ostruzioni, trovo che il silenzio sia più seducente di sempre. Caldo e gelido, acqua da sonno, pretesto di scrittura, dannazione, tempo che scivola e ti costringe a pronunciare il tuo stesso nome con altre voci. Sempre peggio. In stanze appena riassettate. Da mani e corpi che non vedrai mai.

Luca De Pasquale, 29 novembre 2015

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