19/11/15

Collezionare lampi in strade interrotte


La spiritualità mi fa venire i crampi allo stomaco. Mi imbarazza. Ogni qualvolta qualcuno inizia a sgranare il suo rosario di meraviglie umane e non, l'unica cosa che faccio è augurarmi che finisca. Perché, chiunque sia l'attore in questione, non riuscirà a portarmi dalla sua parte. Gli illuminati mi esasperano. Gli ottimisti ottusi sono una zavorra insopportabile.
Portami in un luogo abbandonato, in una casa diroccata, in un castello maledetto, e restiamo in silenzio. Altrimenti non rompermi i coglioni.
I treni che partono per me sono più suggestivi di quelli che arrivano. Vivo in una continua necessità dell'addio. In molti fingono di non capirlo. Oppure avversano talmente questa mia rispettabile istanza dal rifiutarla recisamente, senza sconti. E ci si dice allora addio lo stesso.
Una tipa, una volta, cercò di convincermi che esiste l'amore ideale. Credo di aver assunto, in quella circostanza, un'espressione nauseata. Perché lei mi sembrava un'invasata, lei e il senso di amore collettivo, lei e le storie d'amore che strisciano sottopelle senza magari concretizzarsi, ma esistono.
Amore ideale un cazzo”, pensavo, con la mia consueta eleganza.
L'amore senza l'effettività, la militanza anche scomoda, non è altro che una parola vacua, abusata, millantata, pedante, arrogante, né troppo corta né troppo lunga, e vale meno di un orgasmo.
L'amore che si nutre di aforismi, di odori, di suggestioni fraccomode, di consonanze cucite ad arte, quel tipo di amore idealizzato è solo una cosa di merda. Che puzza come una pietanza andata a male.
Molti amano costruire intere vite intorno a questa menzogna buona neanche per le dispense in edicola. Gli amori impossibili eccitano le persone peggio di una droga pesante. Gli amori ideali infognano i libri, le canzoni, l'esaltazione declamatoria di scrittori poco dotati (sopra e sotto, dentro e fuori), sono l'alibi di donne incerte e capricciose e di uomini fragili come abbandoni minori e infestati da quella paura odiosa che ci tormenta, quella della solitudine.
Piace molto dire “avrei amato”. Piace perché è una giustifica ambulante con le sembianze di una romantica eternità.

Non mi piace scrivere d'amore. Men che meno dei miei. Infatti, penso che buona parte di chi mi legge pensi che sono uno privo di affetti stabili, insofferente a tutto. Non scriverei mai di quello che provo per qualcun altro. Sono fatti miei. Ma, in generale, scrivere d'amore mi deprime. È stato detto già tutto. Ed io non sono un genio, per cui non creerei nulla di nuovo. Cosa questa che pochi dei “nuovi” scrittori accettano. Tutti convinti di essere originali fino allo spasimo. Ed attecchiscono pure, perché il gusto popolare in Italia è molto peggio che in altri paesi.

Non so se è amore quello che ti prende alla bocca dello stomaco quando è sera e ti trovi in un luogo semideserto. Quando un'ombra ti sembra una persona e viceversa. Quando ti svegli nel cuore della notte e ti manca una voce (che sia quella) ed uno sguardo (che sia quello). Non so in quanti siamo a concepire le emozioni come un precipizio dentato, un violento demone, una sirena/Medusa, un anatema divino che acquista potenza con le lucine di Natale e l'insonnia. Qualche volta è il vento, forse, a parlarmi d'amore e sono costretto a chiudere gli occhi e spalancare ancora di più lo sportellino della mia minuscola cassaforte. Forse ha qualcosa a che vedere con l'amore l'arrivare troppo tardi ad una festa di Carnevale, essere l'ultimo a rimanere sobrio al veglione dei trenini e delle mani in culo, forse ha qualcosa da riferire all'amore la sensazione che il sesso è troppo poco ed è un'ebbrezza che dura il tempo di un rischio calcolato. Anche se non soffri di eiaculazione precoce. Quello è un altro discorso, e lo lascio ad Elisir e trasmissioni similari.

Forse è eco dell'amore, risonanza, rifrazione e melodia anche il non arroccarsi su parole precise e chirurgiche come famiglia, relazione, coppia, figli, rinascita, percorso, condivisione, etc. Credo che l'amore vero sia molto lontano dal senso tranquillizzante di queste parole virali, afflosciate, smembrate dalla nostra stessa smania di renderle uniche.

Stanotte, poco dopo le quattro, ero alla finestra. Sul mare piatto e blu scuro vedevo solo una piccola barca di pescatori. Una luce minuscola in un buio sconfinato. Mi è sembrato che quella visione mi dicesse qualcosa sull'amore. Sulle distanze, sulle mancanze, ma anche sulle presenze.
Il solito senso di abisso addosso. Quel modo di respirare lento e silenzioso che paga il prezzo continuo del precipizio, anche quando solo immaginato. Mi sono sentito confinato in quella piccola suggestiva visione, senza potenza. Nessun angelo. Ali manco a parlarne. Il suono della mia voce dimezzato in nome di una quiete che difenderò fino a morire. La stella di distanza tra speranze ed eternità è l'attimo, per quello che è. Attimo che si supera e si uccide e poi torna ad essere sonno, dipendenza dalla normalità, misura ed equilibrio nel porsi, scelta distinta e non belligerante.
Mi sentivo inquieto, alle quattro del mattino. Il solito stronzo. Il solito stronzo con la sua collezione di abissi mignon. Stronzo che poi tenta la scrittura. Stronzo, mi sono ripetuto, non scrivere. Non colmi distanze. Non avvicini stelle. Non plachi maree. Non sei poesia e nemmeno suicidio. Sei uomo. Uomo sveglio di notte. Non vuoi pace nei dubbi. Non vuoi angeli nel sottoscala. Non vuoi che la gente si innamori dei tuoi specchi. Non credi alla redenzione.
Non pretendi di essere amore. Non vuoi essere scrittore. Vuoi essere coccio, spigolo, vaso ricostruito da pezzi differenti, e parte della tua anima è finita al banco dei pegni dei demoni. Fottiti e non scrivere. Goditi quella piccola luce al centro del mare e difendi chi ami con addosso il senso dell'abisso e del poco tempo. Sarai più eroico in battaglia, e al contempo nessun imbecille reciterà false parole per te in commemorazioni insipide.
Difendi, stronzo, l'amore che ti è stato concesso. Anche se sei un miscredente, un pervertito del dubbio e un vizioso che colleziona lampi in strade interrotte.

LdP, 19/11/2015

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