01/10/15

Strategie di miglioramento sotto la linea della notte


Schermo piatto, immagini patinate di genitali che si muovono, che si avvolgono, che entrano ed escono, che si bagnano. Che spruzzano copiosamente in una scena irreale e anche un po' patetica. Mangime dell'allegria, convinzione di continuità, sentirsi bisce, serpenti tentatori, sentirsi vivi entrando in qualcuno e fieri uscendone. Ma questo vale anche per l'accoglienza.
Ci sono scrittori di merda che parlano di questa roba da anni e sono ancora tutti lì a crederci, i lettori emotivi, sensibili, i lettori che vogliono essere trascinati, convinti, trasportati, coccolati come bambole puttane in cotone e strass.
Il porno va avanti da mezz'ora nella casa del vicino. Lo guarda con la sua compagna così scopano meglio. La sua erezione vale dunque tre e non uno e qualche decimale. Si applica molto lui e lei è convinta che godere ad alta voce sia da gran donna strafottente. Sia da eccentrica e libidinosa principessa. Sanno essere anche romantici. Giorni fa lessero insieme un libro di Hikmet, saltando alcune pagine. Sono andati a Parigi a farsi dei selfie. La loro canzone non sanno nemmeno che titolo ha, ma sanno che la canta un negro. Sì, un negro. Infatti, lui l'ha sgridata quando nel negozio di dischi -uno dei pochi pattumi aperti rimasti in giro- lei si è lasciata scappare quella parola, “negro”.
Si dice 'di colore', amore”, ha puntualizzato lui.
Hai ragione amore”, ha risposto lei.
E così, con questa correzione frettolosa, si sono convinti di non aver offeso l'uguaglianza e qualche segretario del Signore, qualche facente funzione del giusto e dell'ingiusto presente solo nella loro testa e nella loro emotività.

Stasera ho da poco cucinato una pappotta informe e mi muovo su qualcosa che trovo molto più erotico delle carriole dei vicini, varrebbe a dire sulla linea di basso di Nick Beggs in “Table for one” dei Kajagoogoo, i grandi Kajagoogoo mai messi realmente da parte. Ci sono dei bassisti che con il loro groove ti passano massicce dosi di sesso: Nick Beggs è uno dei maggiori esponenti.
Loro ci danno dentro, e per una qualche perversione sdoganata hanno lasciato la tapparella semiaperta. Forse l'eventuale voyeurismo altrui li eccita ancora di più, forse la prestazione di lui potrebbe così sfociare in un qualche gratta e vinci egomaniaco. Auguri.

Avevo un appuntamento, ma non ci sono andato.
Avevo pensato di telefonare ad un amico, ma non c'è voluto molto per capire che non ne avevo voglia.
Per due ore ho avuto voglia di liquori, ma ho reagito tuffandomi in doccia, coprendo lo specchio. Penso a quanto sono stato idiota da ragazzo. Perché sognavo che tutti si innamorassero di me. Proprio tutti. Questo ben sapendo che non rispondevo a nessuno dei requisiti più utili per la vicenda. Volevo che si innamorassero di uno che già sapeva di sbagliare, di girare a vuoto, uno che preferiva chiaramente la suggestione alla sopportazione e il sogno impossibile alla paziente costruzione.
Forse era la mia sfida principale. Di sicuro, una delle più interessanti. Pensavo, vogliamo vedere che ti innamori di uno che è quasi la tua nemesi? Vuoi vedere che scivoli su una buccia di banana, tu che hai così chiaro in mente chi può renderti felice e chi no?
Da anni non me ne frega più niente. Queste sfide sono roba da villaggio turistico per letterati senza demoni alle calcagna. Queste sono sfide improntate ad una forma di pacificazione di traumi, di complessi, di monomanie invertebrate, di lacrime di bambino mai davvero smaltite.
Chi si pianifica per pacificarsi non è di mio interesse.
Mai.
Mi piace, mi irretisce, mi stupra e mi custodisce quello che accade sotto la linea della notte. Appena un po' più in basso dell'orizzonte notturno conosciuto. Mi interessa tutto quello che non può superare l'asticella delle notti più semplici, quelle in cui si dorme, si ama riamati senza ghigliottine e ponti levatoi, quelle notti in cui, con una mano sulle immagini dei santi personali e l'altra tra le cosce dell'amato bene, ci si programma per apparire riusciti, compiuti o forse solo migliorati.

I due hanno spento la luce. Sesso finito. Sperma, lei con addosso il maglione di lui, roba da film, nervi acquietati, istanze condivise, fraintese, archiviate. I due hanno spento la luce e si sono lavati.
Io l'accendo adesso. Ora inizio io, sorvegliato dal burattinaio muto ma capace di spingermi al centro del mare per pochi attimi di indistinta verità.

Luca De Pasquale, 1 ottobre 2015

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