13/10/15

Senza dio

Eric Drooker
I misteri non sono ancora miracoli.
Goethe

Il predicatore parla di bene. Di affetto. Di collettività. Di sacrifici. Di premi.
Con me predichi nel deserto. Nel più totale deserto.
Le tue parole non mi fanno impressione. Non mi fanno paura. Non suscitano pentimento.
Senza dio il tempo è una clessidra di polvere. Restano le onde. L'odore sui vestiti, al mattino. I gesti sono a picco su un imbuto. Senza dio il premio non lo prendi e non lo dai. Di fronte ad un panorama incredibile, di notte, pensi di essere speciale. Per pochissimi istanti. Poi smonti la baracca e riprendi a guardarti nella clessidra. E non hai nessuna voglia di parlare.

Il lavandino perde. Lavandino vecchio, di pessima qualità. Lavandino di casa vecchia. Mai smaltato. Mai cambiato.
Lo specchio, con il sole, diventa un quadro opaco fatto di polvere e rifrazioni ingenerose.
Gli operai parlano. Nella casa a fianco. Si sente il suono di whatsapp. Quel suono orrendo e fastidioso. Parlano di Napoli-Fiorentina di domenica. Se solo sapessero che sono viola dalla testa ai piedi, viola anche dentro, e che nel viola mi muovo anche quando non si parla di calcio.
Hanno anche riparato l'antenna. Forse metteranno dei pesci nella fontana, giù nel parco. Ne saranno felici i bambini, i troppi bambini presenti.
Il telefono squilla.
Non rispondo.
Insistono.
Non rispondo.
Qualcuno mi scrive. Roba leggera. Informazioni. Conati di informazione. Chiacchiere.
Non rispondo.
Ci provano.
Io non rispondo.

Nel pomeriggio, fuori al supermercato ci sono due bambini, due zingari. Mi chiedono soldi. Non rispondo.
Da lontano, le luci del bar prima mi fanno pensare al Natale, poi ad un obitorio. Bar Morgue. La donna anziana con il bastone è accompagnata dalla giovane che si è intubata in un vestito stretto. Gli uomini le guardano il culo. Lei lo sa, sorride e continua a parlare con la donna anziana. Provo una tristezza ad uncino, di quelle che svuotano solo metà corpo.
Il vigile urbano finge di sveltire il traffico. È una frana, è grasso e anche cretino.
Il tipo affacciato sulla soglia del negozio di cravatte ed orologi a tema nautico fuma una sigaretta. Gli affari gli andranno di merda. Chissà se lui ce l'ha, dio. Se dio l'ha visitato. O se si sono incontrati a metà strada. Avrà la mia età, ma sembra mio nonno. Indossa dei pantaloni grigi. Giovanili, vezzosi. Porta la fede, una di quelle particolari e anche cafone, arabescate. Il pane odora nella mia busta. Mi fermo sotto un cielo che va oscurandosi. Accendo una sigaretta e resto fermo tutto il tempo della fumata.
Passano tante persone che conosco di vista, ma non so nulla di loro. Loro ignorano il mio nome, la mia storia, quello che volevo, quello che voglio, quello che ho sbagliato. Una condizione ideale per non familiarizzare mai. Solo superficie. Menzogne. Escamotage continui per ritardare informazioni, formulazioni di giudizi, di idee; scappatoie semplici per sabotare ogni forma di curiosità.
Qui non sanno niente di me. Sono invisibile.
Venti anni che giro per queste strade e non sanno nulla. O sono stato bravo a nascondermi, oppure sono riuscito nell'intento di non risultare interessante, neanche il minimo.
Ogni tanto guardo qualcuno in faccia e mi chiedo se ha dio. Come ci si sente?, mi chiedo mentre indago con i pochi mezzi a mia disposizione. Come ci si sente a non considerarsi soli? Come ci si sente quando si vuole rispondere a qualcuno o a qualcosa?
Quando ci si affida a ciò che non si vede e non si (di)mostra?
Ma sono domande che mi piacciono proprio perché non faccio in tempo ad elaborare risposte.

Entro in un negozio di casalinghi. Saluto e non sorrido.
Acquisto un portacenere verde di plastica fetente, delle pile stick cinesi, un quaderno che puzza di pelle finta, una candela. Pago tre euro ed esco, salutando senza sorridere.
Una donna, quando sono entrato, mi ha detto qualcosa del tipo “prego”, ma ho finto di non aver sentito. Volevo solo acquistare il più schifoso portacenere in giacenza. Il più inutile e cromaticamente inopportuno. Questo è rosa. Non mi contiene. Non contiene le mie cicche. Non contiene dio e neanche le sue imitazioni. È un orripilante portacenere comprato per sfizio in una sera autunnale.
Senza dio è così. Si agisce spesso a caso. Si agisce per onde, per movimenti. Frequentemente involontari.
Niente premi. Niente percorsi riconosciuti. Parificati. Niente anatemi.
Sono senza dio.
Credo nelle onde del mare. In quelle ci credo. Credo nelle stelle cadenti alle quali non dare mai un nome. È una sofferenza, non poterle mai ricordare e distinguere.
Senza dio, è chiaro che ho perso.
Ma stasera ho un nuovo portacenere. L'ennesimo oggetto o persona che non mi conterrà mai.

LdP, 13 ottobre 2015

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