14/10/15

L'oscenità dell'amore


Per favore, un po' meno d'amore e un po' più di dignità.
Vonnegut

Cerchiamo tracce d'amore ovunque. Dappertutto. In ogni frase che ci viene rivolta. Nei ricordi. Nelle speranzose proiezioni del pensiero. Nei movimenti confusi del bisogno. Nei libri. Nei film. Nelle persone che non conosciamo. Nelle pratiche sessuali, che sono ben altra cosa. Nelle canzoni.
Si vuole amore e si caccia amore. Si esibisce amore. Ci si predispone continuamente all'amore.
Tutto questo “amore” in giro mi crea problemi. È francamente troppo. Penso che chi gioisce per l'amore in ogni dove sia completamente pazzo.
Non ho mai sopportato gli invasati dell'amore. La loro euforia è incondivisibile, più che altro sul lungo termine, e stucchevole.
Mi sembra di avere a che fare con dei confetti. Con delle bomboniere. Con dei valletti di qualcosa travestiti da Cupido. Vestirsi da Cupido è semplice, economico e poco appassionante.
I sognatori di questioni amorose hanno fatto il loro tempo. Sono retorici, demagogici, stagnanti. Sono spesso sconfitti ma interpretano il ruolo di perpetui vincenti. La loro credibilità è poco più di zero.
L'amore non è ovunque. Spesso è solo banalità spumosa, euforia appunto, non può essere Carnevale ogni giorno. Il nostro scopo non è quello di scovarlo e diffonderlo. Dovremmo invece essere attenti e non falsificarlo continuamente. Una buona unione sociale non è detto che sia amore. La presenza di figli non garantisce l'amore. L'invecchiamento dell'amore non è una prova certa di solidità. Rinunciare alle tentazioni non è virtù. Quasi sempre si tratta di vigliaccheria emotiva e di sensi di colpa denudati in un luogo pubblico, quello dove si usa esibire le proprie soddisfazioni emozionali.
Abituarsi alla dose d'amore prevista non significa aver trovato la pietra filosofale, la quieta ciclicità del bene. Amore non è sempre pulizia, coerenza, partecipazione, costruzione.
Tutte queste marmellatine d'amore sui tavoli della colazione, ognuna con il suo sapore industriale e quasi mai differente dalle aspettative, hanno perso il loro impatto rassicurante.
Molti dei grandi parlatori di sentimenti hanno nascosto alla meno peggio sotto il tappeto le bucce di banana, le magagne, le tare, le delusioni cocenti, i condom bucati, le carte del divorzio, le rughe, le promesse finite cosce all'aria nelle stanze autoptiche del rancore.
Ogni tanto qualcuno annuncia il suo nuovo amore con un'enfasi quasi commovente. I nuovi amori, gli amori che dovrebbero fare piazza pulita di tutte le rovine precedenti, rovine chiaramente rinnegate. Come quando si liquidano come “peccati di gioventù” i tentativi fallimentari di annettere qualcuno nel nostro cuore e nella nostra vita.
Diffido delle dichiarazioni entusiastiche. Da sempre. Diffido profondamente. E mi annoio pure. Diffido e non ricambio. L'amore “novità” non è un sapone, nemmeno soda caustica o lavanda intima. È un nuovo segmento. Una nuova casa. Un nuovo modo di guardare. Ma non purifica il cazzo di niente.
Quest'ossessione della purezza è roba da esaltati. E puzza di stantio e strumentale lontano un miglio.
È per l'ossessione della purezza che si diventa ridicoli. Che si parla a vanvera. Che si nega l'evidenza. Che si costruiscono utopie con le gambe corte, cortissime, come la capocchia di un fiammifero.

Ci hanno insegnato a negare continuamente la possibilità di aver fatto schifo. Ci hanno insegnato a negare continuamente i fallimenti, le sviste, le ostinazioni demenziali finite al macero. Neghiamo sempre, neghiamo tutto. Omertosi, ipocriti esibizionisti del passo avanti.
Quello che scriviamo, che diciamo, come ci spacciamo sui social, tutto è improntato alla nostra buona esposizione. Facciamo di tutto per risultare al meglio delle nostre possibilità. I risultati sono quasi sempre penosi.
Perché ci piace negare le ombre e le streghe dalla bocca sporca, ma principalmente ci piace negare l'errore, la macchia.
I nuovi amori a molti servono per ricostruirsi un'immagine. Per se stessi e per gli altri. Per se stessi relazionati agli altri.
Il meccanismo è elementare: io mi convinco di vivere una nuova fase migliore delle precedenti ed ecco che ve la mostro.
Come si mostrano le foto della pasta cucinata alla slovena, dei nostri amati animali domestici, dei tramonti mozzafiato, del fidanzato faccia di culo, della nostra fede politica aggiornata, della religione da cinquantenni sfigati che ci siamo inventati per non finire nelle ganasce del nulla.
Il tutto, naturalmente, nascondendo quello che è andato a male o in mona. Tutto quello che non ci farebbe raccogliere che una magra figura è destinato ad essere omesso. Sempre e comunque.
Negare, negare sempre.
Del resto, come ci dicono quando ci vogliono fotografare?
Aspetta, mostra il tuo lato migliore!”
Certo. Hai ragione. Aspetta che scarto la confezione appena arrivata con il nuovo amore, il nuovo mobile in salotto, il nuovo viaggio, il nuovo intimo, il nuovo credo.
Con tutte queste novità, chi cazzo si accorgerà delle macchie e dei vermi?

LdP, 14 ottobre 2015

Nessun commento:

Posta un commento