18/10/15

Il trionfo della mediocrità supportata


Premetto che in questa nota non parlerò di me.
Della mia sfera professionale. Della mia attività letteraria. Posto, per l'ennesima volta, che questo blog non è la riproduzione della mia vita e dei miei pensieri. Non del tutto, certamente.
Premetto infine che le mie cose migliori sono passate sotto silenzio e che le mie cose peggiori hanno avuto riscontri: confermando certi miei sospetti, alcune meste e rassegnate convinzioni.
Ma in questa nota, come d'altro canto in altre, non parlo di me. Non mi sento al centro del mondo. Non sono al centro del mondo. Sono un periferico. Sono un fantasma. Sono una funivia sui temporali e mi basta che le corse non vengano sospese.

Sempre più frequentemente, mi imbatto in clamorosi casi di cecità culturale e di sensibilità stereotipata, ortodossa, didascalica, sostanzialmente falsa.
Sempre di più mi imbatto in artisti completamente ignorati dal grande pubblico, artisti che faticano terribilmente a trovare anche solo una nicchia dove collocarsi ed essere apprezzati. A fronte di questo, noto con raccapriccio il crescere a dismisura di personaggi (artisti?) che hanno un seguito inversamente proporzionale al loro valore effettivo e alla portata delle loro proposte. Mi capita con la musica. Con la letteratura. I due campi dove agisco di più e dove posso pensare di avere un minimo il polso della situazione.
Ho sempre più la sensazione che valga (e serva) più il supporto che l'efficacia di ciò che si propone. Non c'è da scandalizzarsi, perché è sempre andata così. Ma che fatica accettarlo. E poi, perché accettarlo?
Sembra quasi che il “gusto pubblico” si nutra dell'evidenza, di un'evidenza stabilita e consacrata dallo stesso “gusto pubblico”. A consiglia il libro a B, che lo passa a K, il quale lo propone a Q. Quattro lettori nuovi in due giorni. Nessuno dei quattro spezza la catena proponendo altro. Probabilmente nessuno dei quattro è abbastanza curioso da sperimentare. Come la storia degli artisti minori: perché dovrei leggere uno che somiglia -che so- a John Fante? Io leggo Fante. Fante è famoso, e ne ha parlato anche Capossela. Capossela ne ha parlato con Fazio. Compro il sesto libro di John Fante e non il secondo oscuro romanzo di quel norvegese di 37 anni.

Un po' come quando mi si dice che sono le grandi band quelle che hanno fatto la storia. Ma davvero? Ma allora io sono obbligato ad acquistare l'intera discografia dei Rolling Stones per avere un quadro storico rispondente? Li acquisto in edicola? I Queensrÿche ed i Blue Oyster Cult non escono in edicola. Però io li reputo più importanti -musicalmente- dei Rolling Stones, di certo di miglior qualità.
Si potrebbe anche pensare che io abbia una sorta di gusto con vocazione a perdere, quindi esageratamente attento agli sconfitti, ai sommersi, a quelli che per produrre tre dischi ci hanno messo trent'anni o che hanno dovuto osservare silenzi letterari infiniti. Ma il punto è: cosa manca per indagare oltre l'evidenza? Cosa fa nascere il tributo popolare e lo consolida? Il discorso rischia di essere lunghissimo, disarticolato, confusionario e fazioso, in un certo senso.
Però, e qui mi servo di dati di fatto, il sommerso perde e l'evidente vince. La tendenza non si disallinea mai dal paradigma. Leggevo un'intervista a Nino Frassica su “La Stampa” di ieri, dove il bravo comico (lo adoravo ai tempi di 'Quelli della notte') spende due parole -da me molto apprezzate- sul suo amico Maurizio Ferrini, un comico intelligente e raffinato che a dire di Frassica non ha avuto l'attenzione che meritava. Sono d'accordo. Quanti ricordano Ferrini? Io sì.
Nella musica, nella letteratura, nel cinema, nelle arti figurative, l'elenco è lunghissimo e deprimente. Persone/artisti che sembrava avessero tutte le carte in regola per ottenere se non altro il minimo utile di visibilità, e invece.
A volte ho la sgradevole sensazione di collezionarli emotivamente, questi artisti. Come un puerile gioco al massacro che non intendo neanche vestire dei panni sporchi di una battaglia culturale persa in partenza.
Però così è. E non do valore alle riscoperte revivalistiche, che puzzano sempre di uno snobismo griffato e comunque tardivo. Oggi in Italia si preferisce rivalutare i film di Pierino piuttosto che spendere una parola sensata e sincera su Guido Morselli. Mi si dirà che Pierino faceva ridere, tra fischi e mani in culo alle supplenti bone, e Morselli era uno scrittore isolato in una letteratura suicidiaria, una sorta di roulette russa creativa a motore di dissipazione.
Il punto è proprio questo. La commercialità non richiede sforzi, è indotta, sperimentata sui bisogni altrui e non focalizzata sull'espressione artistica.
Il nu jazz, ad esempio, è una musica spesso priva di contenuti. E funziona come contenitore. Non porta con sé drammi, crisi creative, improvvise cacofonie, devastazioni interiori sublimate. Il jazz lo faceva. Il nu jazz funziona. Il jazz non sempre.
Il metal -oltre ad un seguito fedelissimo e commovente- non ha molti estimatori, né tra l'intellighenzia critica né tra il pubblico comune. “Ma quello è un genere violento”, è la blanda e svogliata opposizione tipica. Tutto oggi è violenza. E il metal sa essere anche molto profondo e delicato, se mi si passa il termine. E posso dire, con l'esperienza di tante interviste ed incontri, che moltissimi musicisti di area metal mi sono sembrati molto più profondi, colti e tormentati di vacue icone pop, rock o jazz/fusion.
Potrei continuare con esempi e paradossi per un'altra abbondante settimana.

Umilmente, devo ammettere che sono un po' stanco. Affaticato, per meglio dire. Per seguire ciò che amo e ciò in cui credo, mi affatico. Affatico il mio cuore, la mia stessa creatività e le mie speranze.

Luca De Pasquale, 18 ottobre 2015

NOTA A MARGINE
Mi piace, in questo contesto, segnalare alcuni artisti e sportivi che reputo sottovalutati (alcuni per grazia di dio hanno comunque raggiunto una certa notorietà, che io non giudico però adeguata); gli anglofoni direbbero “underrated”. Una lista multidisciplinare senza alcuna pretesa di completezza e di coerenza, anzi. Ma una lista sincera e personalmente motivata.

John Braine – scrittore;
Armored Saint – gruppo musicale statunitense;
Didier Daeninckx – scrittore;
Leon Spilliaert – pittore;
Alberto Martini – disegnatore, pittore;
Philippe Djian – scrittore;
Alan Vega – musicista, artista visivo;
Bark Psychosis – gruppo musicale;
Overhead – gruppo musicale francese;
Paul Crauchet – attore francese;
Fausto Rossi/Faust'O – musicista, iconoclasta;
Eric Defosse – attore francese;
Eric Rochant – regista francese;
Claudio Caligari – regista italiano;
Omero Antonutti – attore italiano;
James Coco – attore statunitense;
Nicolas Kiefer – tennista tedesco;
Domenico Caso – calciatore;
Truly – gruppo musicale grunge statunitense;
Lino Capolicchio – attore italiano;
Oceansize – gruppo musicale inglese;
Eric Bogosian – scrittore, attore, monologhista;
Ivano Marescotti – attore italiano;
Timothy Spall – attore inglese;
James Remar – attore statunitense;
Kyrie – gruppo musicale italiano;
Geordie Walker – chitarrista dei Killing Joke;
Callisto – gruppo musicale finlandese;
Stig Dagerman – scrittore svedese;
Knut Hamsun – scrittore norvegese;
Jens Peter Jacobsen – scrittore danese;
Landberk – gruppo musicale svedese;
Bernard Giraudeau – attore, scrittore;
Bernard-Pierre Donnadieu – attore francese;
Lewis Collins – attore inglese;
Jean-Pierre Sentier – attore francese;
Benito Lynch – scrittore uruguayano;
John Toshack – calciatore gallese;
Ring Lardner – scrittore americano;
Stefano D'Arrigo – scrittore italiano;
Karel de Woestijne – scrittore belga;
Emile Armand – scrittore, anarchico;
Ercole Patti – scrittore italiano;
Emilio De Marchi – scrittore italiano;
Eugene Jansson – pittore svedese;
Gaston Criel – scrittore francese;
Gérard de Nerval – scrittore francese;
Tommaso Landolfi – poeta, scrittore;
Ricardo Piglia – scrittore argentino;
Fëdor Sologub – scrittore russo;
Vasco Pratolini – scrittore italiano;
Ernst von Salomon – scrittore tedesco;
Eric Burgess – bassista dei Cerebus;
John Deacon – bassista dei Queen;
Keith Ferguson – bassista blues;
Randy Coven – bassista statunitense;
Lou Castel – attore;
Franco Fabrizi – attore;
Renato Salvatori – attore;
Valerio Zurlini – regista, intellettuale;
Peter Boyle – attore;
Roy Dupuis – attore;
Warren Oates – attore;
Balasz Taroczy – tennista ungherese;
Henri Leconte – tennista francese

Nessun commento:

Posta un commento