05/10/15

Il demone - seconda parte


Mi girai dalla parte della finestra.
Camera ad ore. Non era la prima volta. Camera ad ore per persone ad ore. La cosa più assurda per me, però, era trovarmi in quella stanza con una terza persona rispetto a Maria A. e alla mia Grande Inquisitrice.
Francesca mi toccò la schiena: “Dormi?”
Non dormo mai”
Vuoi una sigaretta?”
Sì”
Non sapevo di piacerti”, disse con voce squillante.
Non lo sapevo nemmeno io, in verità. Era capitato. Avevo giocato a perdere e avevo vinto. Avevo vinto le sue attenzioni e il suo corpo. Non era poco. Ma non sapevo se mi piaceva. Durante tutto, avevo comunque pensato a Maria A. e poi c'era quella spada di Damocle del ritorno dalla grande inquisitrice.
Non mi faceva né caldo né freddo che Francesca fosse sposata. Di sicuro non mi sentivo in colpa. Di sicuro non mi sentivo un seduttore. Come avventura dovevo valere poco. Non da un punto di vista sessuale, ma da quello delle aspettative e dei contorni. Semplicemente, dall'ottica di Francesca io ero uscito da un libro, con tutte le imperfezioni del caso, e l'avevo scopata. Ma ero troppo malinconico per piacerle davvero. Troppo. Ero un caso. Un gioco. Un attrezzo da ginnastica rinchiuso in una carta regalo anonima. Carta per gente povera. Carta per gente arrabbiata con bagliori di luce.
Lo avevo capito da facebook, che volevi scoparmi”, disse all'improvviso.
Già. Da facebook. Che schifo. Com'ero caduto in basso. Del resto, in alto non c'ero mai stato veramente. Le avventure di compensazione nascono sempre in modo obbrobrioso. Il sogno manca, e se c'è è in scala 1:100. Il mio corpo aveva funzionato. Un compito pulito, senza sbavature. Ero stato ineccepibile, applicazione di un governo tecnico dei genitali. Tutto tranquillo, tempi, eiaculazione, un minimo di galanteria prima e dopo. Non ero più un ragazzino, un minimo di savoir faire mi era richiesto e non mi sottraevo. E poi, al culmine, il pensiero di Maria A.
Come riuscire a tradire anche un'avventura. Ero riuscito anche in questo. Tradire il tempo delimitato di un'avventura con un'ossessione sovrapposta. Ero irrecuperabile, ma più che altro disperato di rimandi fatali, di indecisioni incancrenite, saldato ad un passato andato all'asta senza compratori. E lei era lì, maliziosa, ancora sporca di me, fedifraga, parte del duo di puttane, io e lei.
Ci rivedremo, Giuseppe?”
Mi chiamo Giuseppe Corrado. Sì, spero di sì, cioè penso, sì”
Non c'è bisogno di mentire”
Non sto mentendo”
Mi piaci. Hai l'aria di un bambino, ma sai essere un vero uomo”
Dici davvero?”
Uno non se lo aspetta da te”
Lo prendo come un complimento”
È la verità”
Grazie”
Sono stata bene”
Sei molto bella”
Ma... grazie. Grazie... Giuseppe Corrado”
Rise. Poi mi baciò. Le sue labbra sembravano una piccola isola salata. Io valevo molto meno del mio cazzo. Molto, molto meno. Più della mia nascita. Meno dell'idea della fine. Quella mi piaceva. La sua lingua allontanava il presagio di incubi notturni, incluso quello reale del ritorno dalla Grande Inquisitrice. Presi entusiasmo, ma per metà ero altrove. Pensai anche a Gianfranco. Sì, lo avrei inculato. Odiavo quell'essere. Quel leccaculo. Lo avrei minacciato con un pezzo di specchio rotto e non levigato. Gli avrei infilato una bambola in bocca e l'avrei sodomizzato. Nei bagni dell'ufficio, prima dell'arrivo della donna delle pulizie. Avrebbe dovuto implorarmi per farmi smettere. Avrei usato un preservativo cinese di quelli verdi aromatizzati, perché con la sua schifosa pelle non volevo spartirci nulla. Sfregio. Violenza. Supremazia.
Ipocrita, falso, femminiello, cacasotto, pater familias codardo, peroratore delle tue cause, appassionato di cose orrende, credente a comando: potevo solo incularlo.
Mi disprezzai quando mi resi conto che mentre pensavo a quella merda d'uomo ero dentro Francesca, un passaggio distratto, poco onore, dolcezza frammista ad idraulica basica, certo che valevo meno del mio cazzo. Ma almeno io lo sapevo.

A casa, la Grande Inquisitrice mi insultò al mio primo silenzio. Ma ero stanco e sessualmente pago. Il pensiero di Maria A. si era diradato, e questo mi dimostrava come gli esseri umani sono ridicoli con le loro ostinazioni. Mi era bastato venire. Due orgasmi e la cosa si era affievolita. Dovevo essere molto brutto durante l'orgasmo, come la maggior parte della gente. Durante gli orgasmi siamo dei mostri, delle meduse, animali scuoiati, bozzetti di un disegnatore pazzo, urla attutite dalle lenzuola e spruzzate di sperma caldo e poi subito freddo, come fosse la peggior crema rassodante in commercio.
Uscii sul balcone. La Grande Inquisitrice mi comunicò che usciva con due amici. Non le chiesi chi fossero. Non mi interessava. Dopo due anni di convivenza, quella donna mi sembrava solo un vigile urbano impasticcato che cercava di comminarmi multe ogni giorno, con ogni pretesto. Non le sarei mai più venuto addosso. Non l'avrei mai più carezzata. Mai più. Non avrei mai più ascoltato una sola storia, anche la più breve, sulla sua vita.
Accesi una sigaretta. Un aereo sembrava atterrare tra i palazzi poco lontani. Il filo sotto la lingua era ingrossato e pulsava. Sentivo un forte prurito intimo e avevo male agli addominali. Strano che non mi avesse ancora annusato. Molto strano.
Me la ritrovai alle spalle. Fissava la mia schiena. Quello sguardo carico di disprezzo e nausea. Mi ero abituato a quel modo di guardarmi. Continuai a fumare. Il telefono aveva vibrato nella tasca. Doveva essere Francesca. Così credevo.
La Grande Inquisitrice disse: “Stasera quando torno dobbiamo parlare, Corrado”
Giuseppe Corrado, non Corrado e non Giuseppe. Giuseppe Corrado”
Sei uno stronzo. Stasera parliamo. Chiariamo. Definiamo”
Come desideri”
Sai cucinarti da solo”, disse con voce odiosa, da vecchia.
Così dicono”
Buonasera”
Buonasera a lei”
Stronza.

Lessi il messaggio: “Grazie. Francesca”
Grazie a te. Forse. Grazie per ora. Insomma, ho capito. Ne parliamo quando ricapita. Non so più niente, pensai. Mi concentrai sull'idea di un uovo al tegamino ed un telefilm. Al ritorno della Grande Inquisitrice dovevo essere lucido. Lucido di abulia e abbrutimento. Quelli sono grandi momenti per prendere decisioni.

continua

Nessun commento:

Posta un commento