26/10/15

Foulard per artisti senza emorroidi


Spesso mi capita di incontrare quello che è diventato famoso. Famoso facendo della musica commerciale e falsamente profonda e dettagliata. Lo conoscevo di vista, veniva ad acquistare dischi in negozio e a stento salutava. Ho assistito involontariamente alla sua evoluzione. Mi è sempre sembrato una scimmia innestata su un palo telegrafico, ma ora lui si atteggia a bello. Ha sempre un foulard al collo, le sue camicie sono immacolate, il suo sorriso è quello di uno al quale le cose sono girate stranamente bene, al di là di meriti effettivi francamente opinabili. Un tempo ci salutavamo con un cenno del capo, ora neanche più quello. Ho provato ad ascoltare la sua musica e la trovo orripilante, banalissima. Quello che voleva il pubblico. La maggior parte degli “artisti” che conosco ai quali la sorte ha arriso hanno saputo leggere nel cuore della gente. E questo per me non è né un complimento tantomeno una nota meritoria.
Perché leggere nel cuore -o nel culo- della massa indistinta non mi sembra poi un'operazione così rimarchevole. Il musicista apprezzato che non mi saluta più è l'ennesimo esempio di persona che si è dedicata a monetizzare i bisogni emotivi della massa. Non sarà il primo e non sarà l'ultimo che riuscirà ad esibire quell'aria “riuscita” che mi sta tanto sui coglioni. Ma io non mostro nessuna ostilità per questi campioni della Lettura Interiore Generalista. Perché dalla mia posizione, defilata, aggressiva di rinculo, forse sprezzante e certo isolata, posso passare solo per un rosicone.
Il “rosicone” è una di quelle figure comode che le persone amano evocare quando si trovano di fronte ad uno che è andato fuori strada (o meglio, che sulla strada giusta non c'è mai stato) e che si prende, dal suo minuscolo reame, il lusso di non apprezzare quello che è quasi plebiscitariamente apprezzato.
Non mi piacciono gli artisti commerciali. Quasi mai. Il loro gusto, il loro rovistare nelle evidenze necessarie, mi deprime e mi sconcerta pure.
Non sono per la nicchia obbligatoria, non sono un elitista andato fuori di senno, ma penso che oggi si dia qualifica di artista (scrittore, musicista, fotografo di grido, pittore, fumettista, astrattori di profondità, profondisti foulardizzati) a chiunque, eccezion fatta per chi forse lo meriterebbe di primo acchito, così, per grezze ma reali capacità.
Mi presentano scrittori, artisti larghi e polidisciplinari, rubicondi ragazzotti dall'entusiasmante prolificità espressiva, ma quasi mai mi rimane addosso la sensazione di aver conosciuto un vero artista. Il più delle volte, mi convinco unicamente di aver conosciuto una persona abile e fortunata, capace di farsi apprezzare per doti confuse e tutto sommato ancora allo stato embrionale; a questo si aggiunga che l'aria pulita e costruttiva di queste persone mi dà da pensare che non soffrano di emorroidi o di altri piccoli mali mesti e miseri. Che so, la loro brillantezza sociale e la loro facilità a farsi sovrastimare sembra segnalare la totale assenza di piccole disfatte come il tartaro ematico, il meteorismo, le emorroidi appunto, l'alluce valgo e la curvatura irrazionale del pene. Sembrano sani come pesci e allegri, fattivi e inspiegabilmente carismatici nella vasca dei troppi pesci. I loro libri, i loro dischi, le loro attività solipsistiche dall'apparenza collettivista e salvifica, tutto mi passa accanto senza lasciarmi una sola vera impressione duratura. Ci ho provato, ho provato a mettermi in discussione, mi sono dato dell'arrogante stronzo ma proprio non ci riesco: per me, per la mia sensibilità, si tratta di inutile zavorra. E io la zavorra non la evito. La incendio direttamente.
Questi apostati della buona riuscita non hanno lo stesso problema con gente come me e miei simili: perché a loro non arriva il brusio degli invisibili. Loro sono sulla buona strada, la strada con i lampioni, la strada garbata e presentabile dove anche le puttane sembrano gran dame e i teppisti appaiono come loro personaggi, disinnescabili dal demiurgo in qualsiasi istante. Loro, quelli che “ci stanno riuscendo”, danno agli stupidi l'impressione di poter dominare il laidume del mondo e girarlo a loro vantaggio, come un girasole di merda in una teca.

Ad essere sincero fino in fondo, non so come potrei trovarmi nei loro panni. Non ci riuscirei. Per miei precisi limiti. Di gittata, di pazienza, per non aver saputo sancire il confine richiesto tra purezza e disgusto. Come tutti gli uomini, i riusciti e gli invisibili non fanno eccezione, anche io sono un misto di polvere di stelle e merda secca. Nobile in alcuni aspetti, indegno in altri. Sicuro di me fino all'insolenza su alcune cose precise, debole ed esposto in altre. Ma io sono uno di quelli, e siamo in tanti, che non ha saputo mostrare una precisa linea di demarcazione tra bene e male, ed in quella linea sottile come un perizoma bordeaux da chiavata semplice non ha costruito un suo ruolo identificabile.
Nei panni di un riuscito sarei un fallimento colossale, un colabrodo, un uomo di merda senza neanche la scusa della rabbia.
Mi sta bene osservare la faccia da scimmia innestata del vellicatore di masse, che con quei suoi foulard mi ricorda che l'arte, l'arte che mi seduce e mi fa stare male, tanto benessere parziale mi regala, non è la sua. Non la sua e di quelli come lui, tendenzialmente asserviti ad un padrone molto sporco e detestabile, quel tiranno interiore strippato di ego che chiede riconoscimenti, riconoscibilità, presunzione creativa e vezzo dell'intensità da modulare secondo le voglie dei fruitori. È il concetto della signora che va a comprare del salame milanese al supermercato. Il banconista dei salumi, a suo modo riuscito artista dell'affettato e del palato medio-borghese, le vende effettivamente del salame milanese, ma di quel tipo nuovo, che so, salame biologico dopato veg-friendly, salame delle terre di mezzo, quelle dove non ci sono ciminiere e persone che si ammalano di cancro. Il banconista è entrato nel cuore (o nel culo) del gusto borghese, e sempre più persone si serviranno da lui.
Io preferisco i banconisti anziani, quelli seri, quelli che ti danno ciò che hai chiesto, e che se ti suggeriscono qualcos'altro non lo fanno per questioni di ego spruzzato. E che magari soffrono pure di emorroidi. Alla fine, quelli sono i migliori.

LdP, 26 ottobre 2015


PS: Questa nota è stata scritta con l'ausilio di un disco, come sempre: “Inmazes” dei danesi Vola. Disco clamoroso. Nessuno nel giro di quattro isolati sa chi cazzo siano, ma io li amo. Credo soffrano anche loro di emorroidi, ma che Dio li conservi.


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