19/09/15

Viola, mutevole e addestrato al buio


Stanotte un incubo mi ha preso alla sprovvista. Mi sentivo inseguito perché inseguivo. Mi sono svegliato e mi sono ritrovato quasi per terra. Ho aperto gli occhi. Le tre e venti. Non sapevo cosa fare. Mi sono guardato nel vetro della finestra. Ero quasi bello. Mi sentivo molto uomo. Uomo fino in fondo. In maniera eccessiva, inutilizzabile, pericolosa. Bugiardo, anche. Bugiardo con me stesso. Con quell'uomo che si era appena svegliato, io.
“Va tutto bene”, ho sentito dire ai miei pensieri. Bugiardo.
Ma mi sentivo anche un ladro. Uno specializzato in effrazioni. Un ladro gentiluomo condannato da un'idea fissa. L'idea fissa come metodo di splendida tortura.
Avevo fame. Avevo sete. Avevo voglia di chilometri e chilometri di notte da sorvolare. Sentivo la pelle come lava semovente, faglie incerte e dolorose del risveglio. Maremoto. Porto sepolto. Memoria del domani stampata sul muro come un calendario.
La fame ha iniziato ad assediarmi, ma sapevo che si trattava di una fame diversa, erano spasmi e movimenti verso la mia stessa bugia, mi sono disprezzato per qualche minuto.
Mi sentivo viola. Viola in tutto il corpo. Impossibile da spiegare. Viola, mutevole e addestrato al buio. Mai come in questo periodo. A sorpresa e senza possibilità di invertire la marcia.

Mi sono vestito. Ho mangiato dei biscotti senza accorgermene. Ho aperto tutto: finestra, porta, occhi, fantasia. Non ho resistito e ho acceso una sigaretta. È durata troppo poco e l'ho divisa con il signor Vento. È durata troppo poco come tutto quello che mi accende e mi trascina. Dopo il fuoco c'è l'assestamento e il silenzio, ed io non riesco a sopportarli. Non posso chiedermi di pazientare e accettare gli alti e i bassi.
Mi sono seduto per terra a guardare il cielo notturno. Ho cercato nella memoria treni, navi, viaggi, mi sono chiesto se la mia pelle ha ancora lo stesso sapore di anni fa. Non è possibile, ma io non lo saprò mai con certezza.
Ho iniziato a sorridere quando il mio cervello mi ha segnalato una delle verità più aggiornate della mia vita, e cioè che non riesco più a dormire. Non sono più capace di dormire.
Inseguivo qualcosa nel sogno, e questo è bastato a farmi sentire assediato, circondato da variazioni non gestibili, ipersensibile e condannato a restare sveglio e tacere, oppure mentire. Che poi è la stessa cosa.

Ho ricordato quei versi di Keats che mi colpirono:

Bellezza e verità sono una cosa
questo è quanto sappiamo sulla terra
e questo è tutto che sapere importa

Impossibile gestire quel disordine che ti giudica comunque colpevole, e che finalmente non è ripugnante, ma ha qualcosa di profondamente attraente.
Ho capito che non posso arrivare a spiegarmi razionalmente perché resto sveglio di notte e al contempo -pur stanchissimo e provato- sento gorgogliare roba dentro che non conosco, che troverei stupida se ci pensassi a lungo, che potrebbe apparire come una forma di dolore ed invece non lo è.

Mi sono alzato definitivamente. Un nuovo capitolo della mia insonnia. Dell'atroce distanza dalle stelle, parafrasando De André. Ho acceso una luce fioca ed ho iniziato ad aspettare la mia pazienza, la mia resa. Senza forzare. Senza esagerare come al solito. Ho ricordato canzoni. Una dopo l'altra. Ho pensato alla mia età e a come mi sento. Quarantatré anni. Alcuni giorni mi sento vecchissimo e al tramonto. Un tramonto colmo di irrazionali promesse e di sogni. Ma altre volte mi sento un ragazzo, giovane e coraggioso sul ponte di una nave enorme e silenziosa. Capitano di quel che voglio e quel che mi resta. Capitano mezzo cieco che conosce la differenza tra l'amore e l'odore dell'amore. Forse. Capitano che scrive per gli altri e che quando potrebbe ricevere qualche ringraziamento è già lontano. Si è fatto sostituire. Ha confessato che scherzava. Che era una sfida. Una scommessa. Un calcolo da scenografia onirica, una prova da sforzo sotto un colore, il viola, che è probabilmente il colore del sangue, la base cromatica delle scene di scoppio, di ritirata e di rivolta.
“Stupido imbecille”, mi sono sussurrato, “torna a dormire, torna al rifugio comodo e smetti di fumare”.
Ma questo non ha cambiato un dato incontrovertibile.
Vale a dire che sono viola, mutevole ed addestrato al buio.

LdP, 19 settembre 2015

Canzoni da insonnia:
Nino Buonocore – Una città tra le mani;
David Sylvian – Before the bullfight;
Andrea Chimenti – Sangue;
David Sylvian – Thalheim;
The Cars – Fine line;
Edison's Children – The awakening;
David Sylvian – Darkest dreaming;
David Sylvian – Orpheus;
Sylvan – Heal




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