26/09/15

Un'enfasi insopportabile


Io faccio sesso solo quando un uomo mi fa sentire a casa”, mi dice un'amica. Ne capisco il senso, non sono ancora andato del tutto, ma è chiaro che si tratta di una follia.
Ho enormi difficoltà con tutte le patetiche dichiarazioni che si rilasciano in materia di sesso ed affettività. Le trovo sempre poco calibrate e molto enfatiche. Quello che meno sopporto al mondo è quest'aria di solennità che si respira in giro. Questa solennità tediosa che si vorrebbe spacciare per serietà, tanto si somigliano.
La solennità risulta quasi sempre ridicola. E gli afflati, reali o posticci che siano, mostrano sempre un lato b ben poco attraente, è come se un impiegato con la pancia e i denti incapsulati indossasse un perizoma per voi e cacciasse la lingua per tentarvi.
Se nella mia vita avessi fatto sesso solo quando qualcuna mi faceva “sentire a casa”, allora non avrei mai potuto sostenere un rapporto completo, ma solo un prudente petting da microdotati.

Ma, mentre mi disturba questo emettere comunicati stampa della propria anima, al contempo mi sento in colpa. Già. Perché mi rendo conto che anche io precipito nell'indifferenza e nel sospetto, nella noia e nella farsa dell'ascolto. Proprio io, che tanto fustigo la molle e burrosa indifferenza dei rapporti umani. Dunque, predico bene e razzolo molto male. Forse non è colpa mia se mi annoio così facilmente e se il mio senso del ridicolo è davvero tarato in modo da precludermi molte conversazioni. Le persone che non prendono nulla sul serio, gli eccentrici autoreferenziali, sono una delle piaghe dell'umanità, d'accordo; ma è così complicato dare credito agli istintivi e compulsivi manifesti programmatici che molti ti vomitano addosso.

Superati i quaranta, per esempio, è chiaro che tu senza figli dovrai sorbirti tutte le melliflue disquisizioni su come è bello averne. Tu, che sei stato un qualsiasi pirata sentimentale del cazzo, sei condannato a sorbirti le giuggiole di chi nell'altra metà vede l'eterno, il magnifico, il miracolistico.
Anche con chi è impegnato nel perseguimento di una fede, una qualsiasi fede, diventa un problema. Perché tu non sei nemmeno ateo, sei semplicemente un cazzone che non ha trovato Dio e probabilmente non lo troverà mai. E hai pure addosso un senso di colpa per questo, perché sai che il tempo è poco e dovrai prima o poi fare i conti con l'Enorme Nulla Bianco. Il credente, il credente in qualcosa, è spesso intransigente e ti tratta come un mendicante sfortunato. E tu dici vaffanculo e te ne vai, disturbato.
Questo vale in tutto. Ad esempio, anche in politica. Due anni fa feci il grossolano errore di dare un piccolo contributo al Partito Democratico. Forse ero stanco della mia anarchia totale, dell'individualismo spremuto, ma non ne ero affatto convinto. Forse era un modo patetico di dichiararmi “non sarò mai di destra”, ma non è che ne fosse bisogno. Probabile che io fossi caduto nella marchiana ed usuale trappola del “ora che non sono più tanto giovane devo essere un moderato”. Credo però fermamente che la moderazione sia una forma di compromesso inaccettabile. D'altro canto, è impossibile reinventarsi il “pasionario” che non si è e non si è mai stati. Con i pasionari non ci sono mai andato d'accordo. Troppo assolutisti e acritici, nella maggior parte dei casi. Invasati ed ortodossi della loro ortodossia. Schierati a prescindere, populisti e contraddittori in modo esasperante. Già a scuola, con i pasionari delle occupazioni volavano accuse al vetriolo. Mi sembravano un gregge di annoiati alto borghesi con il pallino dell'estremismo intelligente. Io mi facevo i cazzi miei ed ero interessato a forme di ribellione più estreme e più individualiste. Mi piaceva sentirmi solo contro la società e non volevo sodali e solidali tra i coglioni. No, non sono un pasionario. Sono distante in modo equivalente dai pasionari e dai conservatori borghesi. Le fedi che ti danno il kit e la divisa per dimostrarti degno mi fanno schifo. Quel che è certo è che sarò sempre con la minoranza, che non nego ciecamente l'esistenza (e il peggioramento) degli squilibri sociali ed economici. E che con i ricchi non ho niente a che spartire. È già molto. Mi piacerebbe credere all'uguaglianza, ma non è attuabile. Sarò morto da decenni e ci sarà ancora qualche utopista di buona volontà. Auguri.

Il mio ex compagno di università Orto Medro si è innamorato di tale Giordana. La scintilla non è scoccata in chiesa, Dante è lontanissimo, ma in un negozio di commercio equo e solidale. Ora convivono e hanno organizzato un cineforum casalingo molto radical chic per loro e gli amici della cricca. Guardano quasi esclusivamente film impegnati. Fanno uso di bastoncini d'incenso per depurare l'aria (io starnutirei), si sono iscritti ad un'associazione di zona per il recupero di tossici ed ex delinquenti, viaggiano in posti che diano loro l'idea della conoscenza del mondo, bevono vino rosso, si imboccano l'uva e scopano alternando contumelie lubrificanti a penose metafore animaliste, del tipo “orsetto adorato” e “cicala del mio cuore”. Accidenti, che merda. Orto Medro è sempre stato un tipo stucchevole, su queste cose. Per lui il sesso è una santa icona di fusione. E per questo, per crederci ancora di più, si comporta come un peluche di cinghiale con il piccolo pene rosa che spunta come una benedizione. Se assistessi ad una loro scopata, credo che dovrei solo convincermi che vanno abbattuti. Orto Medro e Giordana credono nella natura e nella forza della coltivazione, nei cieli orientali, lui non le chiederebbe mai di venirle in faccia o di farselo succhiare con il rossetto, perché è convinto che così mancherebbe di rispetto a tutte le donne. Lui -in modo contraddittorio- è però disposto a praticarle il cunnilingus, proprio perché è un peluche idiota e perché nella sua vita ha scopato pochissimo ed è un insicuro: su dimensioni, sostanza, larghezza e movimento. Mi hanno invitato al loro cineforum, ma non mi va di guardare un film prodotto in Costa D'Avorio dal primo stronzo umanista che poi va in giro a dire di essere un filantropo. Mi piacciono film senza speranza, crudi, lividi, film che non mi facciano -paradossalmente- evadere da quella che è la mia percezione della realtà. Se vivo il fango, io devo capire il fango; non imbellettarmi e simulare un viaggio in Africa con una finta bibbia progressista in mano.

Oggi è una giornata d'autunno che però fa pensare alla pizza, alla nostalgia incurabile, agli errori e alla spaventosa crudeltà del dover scegliere questo invece di quello. Mi sento come un figurante dell'ultimo film di Jean-Pierre Melville, il più cupo, e so che non guarirò. Quindi non accendo bastoncini d'incenso e preparo l'ennesimo pacco di roba da buttare: vestiti, scarpe, carte, mie tracce. Meno se ne trovano, più volerò in alto.

LdP, 26 settembre 2015









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