10/09/15

La bretellina della sorellastra (difficile che gli scrittori valgano qualcosa a letto)


Lo scrittore e finto amico Aldito Pelo ha scritto un nuovo libro. Ne è entusiasta in primo luogo lui. In poche ore, invade Linkedin, Facebook, Twitter, Instagram, Badoo, AttiLetterari.com, ScrivoErgoPubblico, Anobii e persino la pagina locale di Repubblica.it (commentando uno scippo alla Sanità) con l'annuncio della sua nuova pubblicazione.
Il libro si intitola “La bretellina della sorellastra” e si annuncia piuttosto bollente e sordido. Tutto nasce, mi sembra di desumere, da una scena piuttosto banale: in un pomeriggio di giugno in casa Dezotti, famiglia alto-borghese del Vomero, Agnetha Dezotti, 26 anni, chiede al suo fratellastro Gustavo Dezotti, 37 anni, di aiutarla ad allacciare la bretellina del reggiseno. Da questo pretesto narrativo nasce tutto. C'è una scena di torbido sesso orale incestuoso e poi si dipana il dramma di questa famiglia del Vomero senza problemi economici ma con tanta storia mercantile alle spalle e un florilegio di corna, amanti, scene madri che neanche Dallas.
Aldito Pelo, 36 anni, risulta essere uno dei nuovi narratori più promettenti della scena napoletana, campana, italiana e un giorno, chissà, europea. Ha un brutto naso un po' trinariciuto, di quelli che fanno pensare al cazzo grosso. Non fa nulla dalla mattina alla sera, se non autopromuoversi ed intessere rapporti utili. Gli piace mostrare al mondo la sua capacità di rinnovamento sessuale, gli piace proprio assai far pensare che lui ha tanta familiarità con la penna (sarebbe meglio dire con il pc) quanto con la fica. Per promuovere la sua opera, Aldito Pelo tira in mezzo scrittori a suo dire fondamentali per l'ispirazione: D.H. Lawrence, Hank Bukowski, Erri De Luca, John Fante, un allievo di Baricco con l'alopecia ed un noto marchettaro della letteratura romana gotica, uno che è stato anche in galera per un furto al supermarket e questo ha eccitato i suoi lettori.
Nei soffocanti post che invia a getto continuo, l'ineffabile Aldito Pelo snocciola una serie impressionante di ringraziamenti: Goffredo Fofi, Diego Maradona e Careca, i Wilco, David Byrne, Twilight Saga, il suo amico Memmo Nocciola di Benevento, il trombone che recensisce libri sull'ex miglior giornale italiano, una libreria di zona e la sua bella commessa (sic), Vinicio Capossela, poi insudicia anche lui i nomi di Falcone e Borsellino con la solita citazione ad effetto. Naturalmente condisce il tutto con un vago e incondizionato ringraziamento a tutti quelli che lo amano e lo leggono, “perché ho scoperto che siete in tanti e ancora non ci credo”.
Trattengo la mia furia perché ormai mi ci sono abituato, ma credo che dovrebbe andersene affanculo come minimo.
Su facebook il dibattito monta. Due suoi lettori cincischiano, nei commenti di rimando, sulle varie scene di sesso orale ed anale che imperlano il capolavoro di Pelo. Aldito Pelo non vuole rivelare il perché di questa virata verso la fellatio e la sodomia; ci gioca per quanto può e dichiara ancora una volta il suo grande amore per le donne.
Lo pensavo sin da bambino, ma ho capito -scrivendo questo libro che vi ricordo essere uscito da una settimana!- che le donne sono davvero dei fiori. Grazie a tutte voi”
Tre o quattro delle sue lettrici abboccano subito, dandogli del galantuomo e facendo intendere di essere curiose di conoscerlo, lui e il suo naso-rastrello. Pazze imbecilli. Questo tipo di scrittori sono completamente da evitare, in zona alcova. Scopano anche peggio di come scrivono. Il cazzo non è altro che la penna, per loro, e non lo sanno impugnare per bene. Durano poco, le loro erezioni non sono mai complete e hanno anche il brutto vizio di guardarsi il culo mentre spingono, all'apice dell'egotismo incontrollato. Forse non sono nemmeno tanto interessati al sesso in sé, quanto al dimostrarsi di amare il sesso e la vagina in genere. Forse per anni hanno temuto, da tradizionalisti codardi quali sono in realtà, di essere omosessuali e di non riuscire a far godere le donne. Così si sono messi a scrivere. Non credo proprio che Aldito Pelo abbia dimestichezza con l'orgasmo femminile. Crede di intercettarlo nelle pupille dilatate, nei piedi che si dibattono come serpi, ne chiede conferma verbale e poi pensa subito al prossimo racconto o romanzo.
Intanto mi arriva in posta elettronica un'altra sentita esortazione di Pelo: “Caro collega, volevo segnalarti l'uscita del mio nuovo libro...” e giù un altro papiello del cazzo. Questo stronzo avrà affittato anche un idrovolante, un hovercraft e un elicottero, altro che il funerale romano che ha fatto tanto scalpore. Aldito Pelo crede nei suoi mezzi, e con lui ci credono l'ufficio stampa della sua casa editrice e la sua agente frigida (che lui ha cercato comunque di scopare); ed intanto la famiglia sovvenziona generosamente. Perché Aldito merita, da piccolo con quel naso schifoso era così emarginato. La sua è una riscossa a tutto spiano, e tutto ciò lo autorizza a molestare chiunque con la sua indefessa autopromozione.
Nel dibattito di altissimo profilo che imperversa su facebook, interviene anche un critico letterario specializzato in passeggiate agresti letterarie; si prende il merito di aver continuato a credere in Aldito anche dopo “l'incidente del convegno sull'immigrazione”. Non so i fatti, ma Aldito interviene prontamente, dichiarando pubblicamente che senza il critico agreste lui sarebbe ancora lì, con il suo piccolo lavoro di sopravvivenza.
Tutti sanno che Aldito Pelo non ha mai lavorato. Tutti sanno che ha tentato di entrare in Sinistra&Libertà, poi nel PD e infine nel Movimento Cinque Stelle. Tutti sanno che Aldito Pelo ha leccato il culo ad un capriccioso editore, che gli ha portato anche le medicine a casa quando era malato, ma nessuno ne fa cenno. Del resto, è una specialità diffusa quella di rifarsi una verginità ed inscenare una tabula rasa pitagorica ogni tanto, per rendersi nuovamente credibili e presentabili.

Vado su Amazon e scopro che “La bretellina della sorellastra” è effettivamente già in vendita, costa ben € 21,50 e può contare su 41 recensioni, tutte positive. La più tiepida conta tre stelle. Su 41 recensioni, 34 sono di donne che dimostrano di seguirlo da quando il buon Pelo era in fasce. Del resto, la sua popolarità è aumentata in modo esponenziale da quando è stato ospite di quella trasmissione buonista di Rai Tre, dove si è commosso guardando le immagini dei gommoni dalla Siria e anche lì ha messo in mezzo Falcone e Borsellino, un prete coraggio del Vomero (dove i preti girano in SUV, notoriamente) e la bellezza di sua madre quando da piccolo gli preparava i biscotti al malto fatti in casa. Scene domestiche e rinfrancanti, misto di nostalgia e revisionismo affettivo ad arte, che fanno sempre effetto sui deboli di cuore. In questo senso, Aldito Pelo è riuscito a fare anche peggio di quel coglione bollito di Banderas con la sua malnata pubblicità dei biscotti.
Dunque vince ancora Aldito Pelo, con il suo orrendo naso da scopatore seriale: vince la sua retorica disordinata, che strizza l'occhio a tutti e a nessuno, vince la sua bulimia da social network, vincono i suoi contatti ben calibrati e vince la sua devastante autopromozione, diramata ovunque, infettiva, assediante.

Non comprerò “La bretellina della sorellastra”. Preferisco leggere il calendario di Frate Indovino o ripescare uno di quei numeri di Rakam e Burda che da piccolo mi spingevano a farmi delle seghe emotivamente dannose. E poi non posso permettermi di spendere € 21,50. Me lo fotocopierà qualche sua cheerleader tra qualche mese.
Sto ancora aspettando che mi diano quei sessantaquattro euro e cinquanta che devo ricevere per la revisione di quella tesina di laurea breve sull'allevamento dei pony da monta nell'area di Pozzuoli. Anche io ho un naso non proprio bello da vedere, ma questo non ha autorizzato la fortuna a mettermi nel culo il suo, di naso. Pazienza. So accontentarmi. Almeno non mi sono mai guardato le chiappe mentre scopavo a missionario.

È sera. Sono a casa. Sto fumando alla finestra, ho rifiutato tre telefonate e sto ascoltando René Breitbarth e la sua deep house sensuale che equivale ad un meraviglioso isolamento dal mondo. Intanto, nell'appartamento di Aldito Pelo, il nostro scrittore sta montando la sua compagna ufficiale. Mentre si inarca, con le labbra un po' umide e i capelli sudati ed appiccicosi, pensa alle tante presentazioni che dovrà fare. Accelera su di lei, anche se come al solito ha la sensazione che non sia entrato tutto. Sempre quella maledetta storia, pensa, ed intanto accentua le basculazioni. Finché non crede di avvertire l'orgasmo di lei, ed allora se na va di testa.
Meraviglia, mia puttana di Saba, sei venuta?”, chiede Aldito Pelo.
Certo, amore”, fa lei.
Trionfo. Aldito si lancia un'occhiata al culo bianco e sudato, e con una voce un po' alla Favino dice: “Lo so, meravigliosa musa, me ne sono accorto dai tuoi piedi”.
Non è vero. Lei non è venuta. Non è mai venuta con lui. Deve sempre finire con la mano, ma non glielo ha mai detto. Mai contraddire uno scrittore in rampa di lancio, uno scrittore pubblicato, uno che piange per le cose più orrende della nostra società.

LdP, 10 settembre 2015

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