13/09/15

Il mare non fa domande


Fabrice Luchini ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore. Questa notizia mi rallegra molto. Ho sempre adorato Luchini, attore immenso, sofisticato, abilissimo a mostrare -e allo stesso tempo trattenere- tutte le contraddizioni dell'uomo. Vedrò certamente “L'Hermine”, il film che gli ha permesso di ottenere il meritato riconoscimento, ma guardare un film con Fabrice Luchini significa, solitamente, separare il film stesso dall'interprete, perché Luchini è fottutamente seduttivo. Di Luchini amo l'aria ritrosa, l'esplicita passionalità filtrata da una meravigliosa misantropia, il sorriso sempre incerto e fragile, un sorriso perennemente imbarazzato che però comunica un'energia differente, appunto seduttiva.

L'estate vive la sua coda. Tutto è tornato alla normalità. Nel piccolo centro dove mi faccio vedere in giro sono ricomparsi i SUV, che detesto, le persone hanno quasi tutte un colorito da pomodori arrostiti, sono ricomparse le mosche sportive nel bar della piazza e nel negozio di vestiti all'angolo c'è il vecchio viavai di donne con scarpe alte e vestiti stretti sopra il ginocchio. Sembrano tutte molto alte, matronali ed erotiche, ma temo sinceramente si tratti di un'elaborata illusione ottica.
La tabaccaia sa che sigarette compro e quante ne voglio, ci prende quasi sempre. L'edicolante si fa trovare con il giornale che stavo per chiedergli e mi sorride; ci becca pure quando scelgo quello non sportivo. Per la prima volta nella mia esistenza, al supermercato mi salutano ed io li guardo pure negli occhi. Anche se per poco.
Questo non vuole essere un elogio della vita semplice nei piccoli centri, per quanto la città, la grande città, mi ha davvero rotto.
Mi piacciono in genere posti impersonali. Dove sei uno qualunque e nessuno ti chiede se può darti una mano. Non mi piace essere riconosciuto e ricevere domande, anche solo per gentilezza e forma. La presunzione di conoscenza è uno dei difetti che non perdono mai. Io non faccio domande. Non faccio quasi mai domande personali. Non è strafottenza, è come intendo la vita. Se vuoi dirmi e raccontarmi, tenta, fallo, procedi. Ma la cosa non partirà mai da me.

Quella che vende le scarpe ha sempre addosso certi completini tigrati e molto succinti. Ci marcia un bel po' su. Gli uomini della zona la desiderano, non fanno niente per nasconderlo. Anzi. Io non la desidero affatto. Non ho mai elaborato una fantasia, anche la più scontata ed idraulica, per così dire. Queste vamp sembrano tutt'uno con il piacere e la libidine, ma in realtà sono dei mascheroni di plastica, sono carta da parati di carne. Una vamp come quella è brutta quando gode, è ridicola, e sembra di ritrovarsi in un porno laccato con un coglione che sta per dire stop, va bene così. La bellezza è cosa completamente diversa. La bellezza è preoccupante, le vamp per niente.

Detesto ricevere mail generiche che mi invitano a “conoscere” persone ed aggiungerle ai vari social e siti. Chiaramente, la cosa nasce dai contatti mail. Ti propongono di aggiungere tizio e caio perché una volta hai avuto uno scambio con lui. Ed è così che rivedo volti dimenticati, persone che ho cancellato -un numero effettivamente impressionante- ed inconsapevoli figuranti di un tempo che fu. Ignoro queste esortazioni puntualmente. Le poche volte che ho ceduto mi sono ritrovato in noiose e surreali propaggini di giorni trascorsi senza continuità, pigramente appollaiato su un trespolo a dire stronzate con icone del passato con le quali ho scoperto subito di non avere più niente di sensato da dire. Trasporto, complicità e interesse non sono cose che vanno in freezer. Non sono medicinali dalla lunghissima scadenza. Sono chimiche dal fascino esile, e muoiono. Si consumano senza eroismo e senza sceneggiate. Il tempo è spesso una macchina a perdere, e noi imbuti che permettiamo trasbordi, entusiastici travasi per poi finire nel mobiletto sotto il lavello a dormire.

Apprendo la notizia della vittoria di Luchini alle 5e50 del mattino, sveglio da venti minuti. Il caffè acquista un sapore migliore, fuori è ancora buio e lo spazzino con l'ipod e la tuta arancione non è ancora arrivato. Lui arriva tutte le mattine alle 6e15. Credo abbia anche smesso di fumare. Qualche mattina incrociamo lo sguardo. Lui mi avrà identificato come l'insonne che fuma e non si sa bene in quale punto di distrazione guardi. Mi piace guardare il mare a quest'ora. Somiglia al futuro. Somiglia ad una fuga continua. Somiglia a quello che mi sono lasciato dietro. Quello che ho sommerso e non voglio andare a ripescare. Somiglia a quel diritto controverso cui aspiravo da tempo, e cioè la sensazione -naturalmente fugace ed erronea- di poter gestire il silenzio come un'orchestra a picco su un mare che non fa domande.

Luca De Pasquale, 13 settembre 2015



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