10/09/15

ANGEL AIR RECORDS, IL CORAGGIO DELLA TRADIZIONE: INTERVISTA CON PETER PURNELL


Scoprii la Angel Air Records da quando iniziai il mio lavoro in uno storico negozio import di Napoli, Demos Records&Multimedia. Era il 2000, ma l’etichetta inglese era già attiva da tre anni. Arrivò infatti una copia di un cd di John McCoy, bassista che adoravo e che avevo apprezzato con Gillan, Zzebra, Mammoth.
Approfondii subito la filosofia ed il catalogo della Angel Air, e mi colpì molto constatare come la label in questione dedicasse tanto spazio a musicisti inglesi di grande valore, esponenti storici del rock britannico dei quali –come al solito - qui in Italia si trovava ben poco.
Ritrovai preziose incisioni dei Gillan (la seconda band solista di Ian Gillan dei Deep Purple, con John McCoy al basso), gli Zzebra (ancora John McCoy), i grandi Mott The Hoople… la chicca fu, per me, il poter mettere le mani sull’unico disco solista di John Gustafson, uno dei migliori bassisti di tutti i tempi. Possiamo dire che la Angel Air è una label estremamente coraggiosa e di controtendenza, considerato che mentre il mercato discografico precipita nel disastro di prodotti preconfezionati e patetiche operazioni di merchandising, l’etichetta di Peter Purnell continua a sfornare preziosi documenti di un’era musicale che –senza eccedere in nostalgie- di certo preferiamo a quella in corso.
La cosiddetta “musica heritage”, il patrimonio nascosto, sommerso: questo il fil rouge che lega le tante uscite della Angel Air, superando la barriera dei generi e proponendo un catalogo eterogeneo ed affascinante. Da sempre, quando devo consigliare una label da seguire per chi vuole recuperare forme di rock (e non solo) serio, finisco per raccomandare di andarsi a fare un giro sul sito dell’etichetta (www.angelair.co.uk), dove si può anche scaricare il completo catalogo in pdf e meravigliarsi di fronte a tante perle. 
Personalmente, sarò sempre grato a Peter Purnell e ai suoi collaboratori di avermi regalato, ed è proprio il caso di dirlo, dischi che altrimenti non avrei mai potuto trovare. Un’emozione, oltre Gustafson e McCoy, poter finalmente ascoltare lavori solisti di Gerry McAvoy, Mo Foster e Affinity, Steve Dawson dei Saxon e tanti altri. Peter Purnell, il proprietario e deus ex machina, è una persona estremamente gentile e disponibile – già in un lontano passato aveva girato le mie lettere ai suoi musicisti di scuderia - e questa di seguito è la nostra intervista.


© Luca de Pasquale 2015
     In collaborazione con Manuela Avino

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