23/09/15

A spasso nella Libreria Oleografica Vesuviana


Si fa confusione tra il silenzio e il mutismo.
Come tra la solitudine e la disperazione. Come anche tra la 'maturità' e i risultati conseguiti nella vita. Si fa confusione tra stravaganza e ribellione. Si mischiano le carte tra bontà ed ipocrisia. Si assolutizzano i buoni esempi e si massimizza l'impatto negativo delle pecore nere. E poi, amore e bisogno d'amore sono stati da tempo chiusi in una stanza, nella speranza che prima o poi siano una cosa sola.
Detesto il mutismo, che mi ricorda sempre la passività; invece amerò fino alle fine il silenzio. Il silenzio scelto. Il silenzio che permette i gesti, che non annacqua tutto nel rumore e nelle evidenze.

Nei negozi, evito come la peste i commessi a gamba tesa.
Posso esserle utile?” No, smamma. Non puoi essermi utile. Quando ero commesso io, non ho mai chiesto a nessuno se potevo rendermi utile. Ero pagato per lavorare. Osservavo, guatavo i clienti, quasi li pedinavo. Ma non chiedevo niente, checché ne dicessero quelle merde in perenne corso di formazione, corsi di vendita proattiva, empatica, aderenziale forse, una vendita allo scanno, da tabellina dei premi. Il dipendente che vende di più avrà in omaggio un robot intelligente per pulire casa. Un Ipod. Una cena alla pizzeria Squacchiariello, quelle in centro che fanno le vere pizze napulegne al gusto di legna, di Vesuvio e di felicità del sud.
La parola 'team' mi fa pensare alla formula Indy, mai ad un formicaio di disperati che devono vendere prodotti. “Non sai fare squadra”, mi dicevano gli invasati. Ma io non volevo fare squadra. Neanche un po'.
Non ho mai creduto alle grandi famiglie. Penso che sul posto di lavoro è più accettabile il sesso che l'amicizia.

Entro in una libreria e mi deprimo. È tutto catalogato e categorizzato secondo i gusti della gente e secondo le libere associazioni del lettore medio. Quelli che loro credano sia il lettore medio. C'è un enorme settore nomenclato “Letteratura Napoletana”, con tanto di neon che figurerebbe bene tra le chiappe di Babbo Natale. C'è un po' di tutto: si passa da Marotta a De Crescenzo, passando per i nuovi astri e quelli che hanno l'unico merito di essere nati in Campania, neanche in città. Risultano affiancati lo scrittore giovane-vecchio che da anni scrive di sesso e cornuti nei quartieri Spagnoli e quello che non lascia passare due pagine senza parlare di terre dei fuochi e di camorra. Camorra che è ovunque, come sostiene ogni volta che gli chiedono un parere, foss'anche sui risultati del Napoli. Dal lattaio, dal commercialista, persino nascosta nelle colonnine che distribuiscono grattini per il parcheggio. Sono molti gli scrittori napoletani/campani che chiamano alla rivolta, che esortano il lettore medio a palesare tutto il coraggio insito nella nostra terra depredata e martoriata. Lo fanno con grossa pervicacia, dai loro bei loft al centro storico o a Posillipo. E riescono a convincere, perché il grande difetto degli uomini è sentirsi la coscienza sporca se non partecipano al rinascimento di qualcosa. Se non ti indigni, ti fanno capire, non sei vivo. Se non partecipi, sei fuori dalla società e potresti prenderti del vigliacco. Gli scrittori esortativi e civici questo fanno; vellicano come vibratori i sensi di colpa degli indecisi, degli appannati, di quelli che si cacano sotto di non piacere alla gente.
Stesso motivo per cui i romanzi di (finta) formazione coinvolgono, meglio ancora se dentro ci sono vecchi e bambini e naturalmente un'orda di cattivi, di
stupratori seriali, di padri padroni, di bulli scolastici e post-scolastici, di camorristi con la croce d'oro in petto e l'altare di S. Giuseppe in casa. E poi non può mancare l'eroe di turno, l'ex scugnizzo che è andato a vivere a Brembate e torna per senso della sua terra, oppure il semplice ma determinato investigatore con due divorzi alle spalle e una passione per i vecchi orologi svizzeri. Purché Napoli e il sud vincano, vincano di nuovo, levino la loro voce stentorea e oleografica il giusto per titillare la codardia quotidiana dell'uomo medio.
Dopo dieci minuti, mi sembra che tra questa libreria e un qualsiasi negozio di materiale hardcore non ci sia alcuna differenza. Anzi sì; in quell'altro tipo di esercizio ci vai con il cazzo ritto, assediato da ruscelli di sperma e di rancore, e sai che troverai quello che ti serve. In posti come questo, invece, ti impallinano con polpette commerciali e morbuali che andranno a riempire gli spazi vuoti della tua condotta colpevole collettiva.
Il commesso ha capito che non ho bisogno di lui. Sta ronzando attorno ad una cliente vestita di bianco, con nel sorriso una naiveté un po' artata. La donna ha le cosce abbronzate e fa venire voglia di sentire tutto il calore impensabile delle sue gambe sode strette alla vita. È una donna innegabilmente arrapante, capisco cosa sta passando per la testa del commesso sudato. È quel tipo di donna che basta apra bocca e tu non capisci più un cazzo della tua vita e dei suoi dintorni. Quella donna-sirena che è anche onesta e più intelligente di te, intendiamoci; ma la sua bellezza ti rende stupido da subito e condannato a girare a vuoto.
Mi avvicino alla scena. Il commesso è visibilmente confuso. Parlano, ovviamente, di libri: credo del romanzo di una scrittrice femminista americana. Dal vestitino della donna provengono zaffate dolciastre che danno alla testa; i suoi movimenti sono armoniosi e sembrano comporre geometrie carnali inattuabili.
Il commesso cerca di ottenere il numero di telefono della donna. Dopo il telefono tenterà su facebook, su whatsapp e skype; chissà come andrà a finire.
Prima di uscire dalla libreria, cerco inutilmente libri delle edizioni Sur e vecchie edizioni Iperborea prima che “giallo Svezia” iniziasse a trionfare nelle case degli italiani del sud. Non trovo niente. Però, se io volessi i libri di quello scrittore che “esce in televisione”, quelli ci sono proprio tutti. Regole del mercato, chiaro. In questa libreria -una di quelle nate per reazione alla mancanza di librerie- c'è tutto quel che si vende e nulla di quello che potrebbe restare inevaso e finire nei resi. La cosa in sé è ineccepibile e non posso far altro che andarmene affanculo con le mie liste impossibili di russi minori, olandesi rimbaudiani e stampe fuori catalogo da decenni.

Una ventina di minuti più tardi, nei dintorni di un circolo di patatinerie brulicanti, riappare la donna vestita di bianco. È davanti a me e il suo odore potrebbe sedurre una legione di uomini eterogenei. Mi accorgo di lei e ne percepisco di nuovo la potenza medusea, ma è come se fossi immune dal virus. Tempo fa l'avrei seguita. Avrei cercato di contattarla. Sapendo che io sono uno a termine, che nel propormi non spaccerei mai una sola stilla di eternità, e che dunque sono votato alla precarietà. Non mi sono mai proposto come un affidabile elettrodomestico. Nasco e muoio in continuazione. E quanto all'aria dolente, quella me l'hanno insegnata a scuola, mica è una trappola o uno specchietto per le allodole. E che cazzo.

Una ragazza con le tette grosse ed una maglietta promozionale non ben chiara mi sbatte un volantino in faccia: “Ciao, prendi!!”. E certo che lo prendo. Lo prendiamo tutti, prima o poi.
Si annuncia l'apertura di una nuova libreria. Anche qui si usano parole grosse: “CHE LA CULTURA SI RIPRENDA LA CITTÁ”. Ma anche: “TI ASPETTIAMO, RISPONDI ALL'APPELLO DELLA NAPOLI CHE LEGGE! PER TE SCONTISTICA PERSONALIZZATA E INTERATTIVA! MA CHE ASPETTI, ALLORA?”
E che aspetto? A me basterebbe che mi procuraste tutti gli scrittori svedesi, danesi e norvegesi senza commissari, quelli per intenderci discepoli dei padri esistenzialisti ed anarchici. Ma non me li procurerete. Come gli scrittori uruguayani e i baltici minori. Mi proporrete un altro Masaniello visionario, di quelli che vedono la terra dei fuochi anche nel cesso del bar.
Questo si porta e questo mi proporrete. Ed io non verrò.

La luce della sera avanza come un mantello monco, perché ai lati del cielo c'è ancora l'aura solare. Sono nato sotto il Vesuvio, ma dentro di me c'è una distesa di fiordi. Alla pizza preferisco l'armagnac. Al mutismo preferirò sempre il silenzio.
La dama bianca la sto superando in questo momento, senza girarmi. Il suo profumo arriva come una coltellata tra nuca e fiordi, quei colpi che zittiscono e poi si trasformeranno in parola scritta. E nient'altro.

Luca De Pasquale, 23 settembre 2015



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