27/08/15

Piccola macchina di lampi


Con l'insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia...
Fight Club

Alle tre del pomeriggio ho quasi sempre già dieci ore di vita addosso. Dormo sempre meno. Il primo caffè, alle sei circa, lo bevo nello stupore. Che il buio se ne sia andato, si sia dissolto. Che io respiri e che abbia le idee chiare. Che le creature notturne che sono venute a trovarmi siano scomparse, proiezioni, copie, processi sventati, le allegre signorine morte del mio inconscio. A poco a poco prendo coscienza, se possibile. Ma metà del mio corpo è ancora nel buio, come i miei gesti, come l'anima, se esiste.
Eccomi, accidenti, vaffanculo”, mi dico qualche volta. Dove il vaffanculo sta per okay.
Capita che dopo il caffè mi fumi una sigaretta davanti al televisore. I programmi del mattino sono deprimenti. Non ho interesse a sapere come posso rendere la mia pelle più morbida. Quanta verdura devo mangiare per cacare meglio. Di quei due che hanno aperto un casale biologico in Val D'Aosta. Delle stronzate del governo, con i ministri che sbagliano i dati dell'impiego e si salvano sorridendo come arance marce. Un governo che finge di essere progressista e di sinistra è quasi peggio della dittatura rozza e cafona della destra tracotante. Anarchia, anarchia da ultimo avamposto, anarchia da soldato senza rancio e senza missioni, anarchia da antieroe svogliato. Questo mi piace. Che il governo vada a farsi fottere.
Su un canale privato, compare un chiavatone a canotto che parla di cosce sode ed intanto mostra le sue. Briciole per gli ultimi fuochi di Onan di pensionati e mariti cornuti. Ultimo sussulto erotico, equivoco che tira sotto i testicoli, e poi quel senso di invecchiamento ed assedio del tempo che porta alla resa o all'omicidio. O a entrambe.

Su un'altra rete locale, un'ingenua giornalista con un corsetto ingeneroso prova a fare la rassegna stampa. Non si capisce un cazzo e purtroppo ho finito la sigaretta. Ne voglio subito un'altra, per resistere. Per svegliarmi.
Finisce che spengo la televisione e mi sparo venti minuti di Brand X dal vivo. Quello che fa Percy Jones è ancora oggi irreale. Su “Nightmare patrol” e “Malaga virgin” c'è da venirsi nei pantaloni. Il basso fretless di Mr. Jones è torrenziale, non riesci a capire se è un gioco o fa sul serio. Fatto sta che fa sangue e sveglia del tutto. Percy Jones, il mio secondo bassista preferito dopo Jack Bruce. Per me sono stati più importanti di Jaco, ed è tutto dire.

Nel sogno tradivo qualcuno. Vedi che pezzo di merda. Tradivo ma non mi divertivo. Tradivo ma non amavo. Tradivo e non conoscevo realmente nessuna delle due donne. Tradivo e mi chiedevo perché. Non è un atteggiamento da traditore purosangue. Tradivo e mi tormentavo. Mi sono svegliato con violenza, mi sono quasi dovuto giustificare con il muro. Poi ho capito che si trattava dell'altra vita, quella tutta al buio, quella con il mio corpo fermo in un letto, magari con la bocca aperta ed un'espressione idiota e fragile. Nella realtà -quella che mi sembra rispondere ai criteri di realtà- sono accorto, vigile, selettivo e con un forte codice d'onore. Questi sogni mi infastidiscono. Soprattutto se mi vedono in balia di cose che non conosco o riconosco, di desideri altrui, di condanne che non sconto mai ad occhi aperti.

Un amico mi dice che lui tutte le domeniche va al cimitero a trovare i suoi cari. Non so se ammirarlo o disprezzarlo. Io al cimitero non voglio andarci. Non parlo con il marmo sporco (più che freddo come si usa dire) o con i fiori putrefatti; non scambio sorrisi con vedove e non provo un senso di pace. Piuttosto, di orrore e di inerzia. Forse è la mia mancanza di Dio a fottermi. Può essere. So solo che quando mi è capitato di andare al cimitero si sono riaperte vecchie ferite, che hanno ripreso per l'occasione a zampillare come fontane. I cimiteri mi rendono duro, spietato, in lotta ed in contrasto perenne, e quella quiete non richiesta mi fa sentire un kamikaze, uno pronto a tutto, uno pronto a fare tutto quel che serve per brillare come una mina in una delle notti scenograficamente più decenti.
Al cimitero mi sento uno stronzo. Almeno ai matrimoni mi viene solo il voltastomaco. Al cimitero mi sento un vigliacco, uno che non ha saputo proteggere dalla morte. Uno che morirà pure lui, riuscendo probabilmente a compiersi solo al cinque per cento. Uno che deve vendicare qualcosa. E questa sensazione mi destabilizza. Io i miei morti li omaggio con l'insonnia, e con questo senso di disperazione a doppia lama che è meglio di una crociera. Non so fare di più. Sono a tempo e credo in troppe poche cose per sembrare nobile. Punto.

Mi correggeresti una poesia?”, mi fa uno.
Ma che cazzo vuoi?, penso. Non correggo e non scrivo poesie. Come si fa a correggere una poesia? Tra poco mi daranno da fare editing anche delle analisi del sangue o delle feci. Editerò i bugiardini, le istruzioni di cottura, i testamenti, gli editti condominiali, i suggerimenti per far scivolare meglio il condom sulla guglia dell'ottimismo. Ma non puoi fare editing all'anima. O all'insonnia. O al senso di pace da ottenere con strane tregue con altrettanto strani fantasmi.

Sta arrivando l'autunno. Lo aspettavo. Ho più senso dell'anno scorso? Sono più bello dentro? Ho vendicato qualcosa? Ho vendicato tutto l'amore finito a schiumare dietro i traghetti, inerte, vilipeso? Ho un'anima pronta a morire e non solo comodamente ad amare? Cosa mi ha salvato tante volte, impedendomi di innamorarmi di me stesso e delle mie complicazioni? Quante vere morti mi porto dentro? Posso dire di essere degno di guardare il cielo della notte senza tradirmi per l'ennesima volta? Perché sogno continuamente? Perché respiro male di notte? Se stringo una mano, comunico la vita o l'attesa della vita che si allunga?
Sono una piccola macchina. Mi batto. Finirò in qualche modo. Continuerò a scrivere e a respirare. Continuerò ad amare la pioggia più della mia storia. Gli alberghi deserti più delle case. Le spiaggie spazzate dal vento più delle promesse. E mi chiederò fino all'ultimo giorno se la mia anima riesce a contenere abbastanza musica e luce per somigliare ad una costruzione volenterosa.

LdP, 27 agosto 2015

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