17/08/15

Niente da perdere


A Roly Wynne, uno dei tanti spiriti liberi. Se esci dal percorso, tutto dura anche meno.

Sono in piedi alle 4e21. La casa è illuminata a giorno da continui fasci di lampi. Era ora, penso. Mi sento meglio da subito. Come una liberazione. Anche se avrò dormito solo un paio d'ore.
Gli odori di cibo, di detersivi, di saponi dolciastri, del mio sudore lavato e rilavato, sono tutti scomparsi. C'è solo quello della pioggia. In più, sento l'elettricità nell'aria, finanche nei miei stessi movimenti.
Sento borbottare la macchinetta del caffè che non sono neanche le cinque. Se fossi un pittore, ora dipingerei. Se fossi un volgare assassino, adesso chiederei perdono.
Sembra anche che in casa non ci sia più polvere. E che i muri spogli siano stati fortemente voluti, per dare un'impronta decisa all'ambiente.
Merito dell'elettricità, della luce livida ed intermittente delle folgori, merito dell'attesa che ho vissuto.

Alle sette e dieci del mattino c'è odore di pesce fritto. Mi chiedo come facciano a cucinare a tutte le ore. Dannati mangiapane. Preparano, cucinano, mangiano, ruttano, digeriscono, cacano. La cosa si ripete all'infinito.
Mangiare bene significa amare la vita”, ti dicono. Il bello è che ne sono pure convinti.
Non mi rado da giorni e giorni. Non ho nessuna intenzione di avere un'aria pulita, efebica. Ho messo su Strangeitude degli Ozric Tentacles; in “Space between your eyes” il basso di Roly Wynne è più che spaziale, è proprio un'altra galassia, un altro modo di intendere il suono. È un viaggio, inutile stripparsi in altro modo.
Per anni sono andato in giro, a zonzo come un vagabondo, con questo giro di basso stampato nel cervello. Aiutava. Aiutava eccome. Mi faceva sintetizzare. Mi rendeva veloce.
Mi ami? No? Ti stai sforzando? Buona fortuna”
Speravi di mettermi le briglie? Tu dici che amare significa ridursi ad un allegro vegetale? Buona fortuna”
Sono anni che fingiamo di essere amici. Credo che sia tempo di esaurire la farsa: buona fortuna”
Distribuivo i miei “buona fortuna” in giro, ma erano degli addii. Una sequela di addii. Dove non mi piace stare, io non resto. Non sento alcun obbligo morale verso certe costrizioni. Può darsi che un giorno qualcuno mi piangerà duro, può darsi che io sia meglio di quel che dico. Ma non ho niente da perdere. E questo mi piace. Puoi farti uno shampoo per capelli secchi o raderti a zero, puoi scoparti la tua mancata fede o carezzare un bambino con inedito fare paterno, puoi scrivere e puoi morire, puoi amare e puoi brillare come una mina su una spiaggia deserta. Niente da perdere. C'è tanta gente che piange in vece di altri, gente che sa pregare, che sa esaudire, che seduce per seguire un percorso, gente che scrive per sostituire il sesso e l'animalità, ma c'è anche chi usa la violenza per non sorbirsi la malinconia tutta la vita.
Questi bastardi continuano a grigliare il loro dannato pesce. Stomaci in ferro e plexiglass, olio che naviga negli occhi, lische come peni flosci, squame come costumi, la tavola imbandita per conquistarsi uno spazio nelle foto, padelle come tamburi di richiamo, tribalismo che vorrebbe essere mistico ed invece lubrifica solo i genitali per l'ennesima prova sportiva a saliva secca. Loro hanno tutto da perdere. In primis il pesce. Poi la benevolenza altrui. Per una simpatia diffusa si venderebbero i genitori al mercato rionale, come santini, come matrioske, sempre con la firma falsificata di Dio in primo piano.
Niente da perdere.

Mi arriva dello spam nella posta. È in inglese. Pare che si tratti di un video virale per arrivare a perfezionare il bacio con la lingua. Strano che non mi propongano prolunghe per il cazzo, creme per ritardare l'eiaculazione, incontri anali nella provincia di Napoli. Pornografia. Già. Ma non è roba più pornografica di fittizie dimostrazioni di affetto e di interesse. Non è roba più oscena di contorsioni mentali tese a calibrare l'assetto di un harem affettivo o emozionale. Non è roba disgustosa quanto la paura di non farcela, di non essere apprezzati, invidiati, ben valutati, inseriti senza code d'odio o di vendetta.
Non apro il video che dovrebbe spiegare come spennellare la lingua nella bocca di qualcuno. Lingua che morde, lingua a ventosa, lingua a schiuma calda, lingua a frutto spampanato, lingua da architetto del proprio sperma. Lingue che baciano il vuoto ed in cambio ottengono un passepartout da rinnovare ad ogni nuovo sogno. Lingua che guizza, uccello che si fa duro nei pantaloni, testa che confonde anima, libidine e pratiche alla frontiera, sensibilità che richiama in servizio la nostalgia e corre in edicola ad acquistare le dispense per far sì che i sentimenti resistano alle tormente.
Film consigliati. Libri consigliati. Poesie che si annunciano spontanee, ma che in realtà sono post-it spiaccicati da poveri cristi sulle mutandine delle donne che sembrano migliori. Quelle, per intenderci, contese. Quelle che eccitano la fantasia degli uomini in vena di seduction contest con avversari goffi e perdenti in partenza.
In troppi sono ossessionati dall'idea di perdere.
Senza niente da perdere, le notti durano meno e ti offrono tutta la debolezza dei sogni che piacciono e che finiscono per essere ricordati. Poi vai su quel sito che spiega come interpretarli e torni lo stronzo basico, quello che la società civile ti ha chiesto da subito, senza nemmeno guardarti negli occhi.
Codificarsi è morire.

LdP, 17 agosto 2015


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