07/08/15

L'ultima scopata e la sinistra fuxia


“Capisci? Tutto quello che voglio da te è un'ultima scopata! Lo capisci? Lo capisci?”
“Sei uno stronzo... oh, che grande delusione che sei, te lo giuro...”
“Hai ragione: è per questo che voglio un'ultima scopata, perché ti amo, io ti amo...”
Poi l'uomo scoppia a piangere. Rumorosamente.
La coppia in auto si agita molto. Passo veloce, ma riesco a catturare questo brandello di conversazione. Dio, ma come si prendono sul serio. L'ultima scopata? Sembra una versione leggermente più scorretta, almeno verbalmente, di una soap. Al posto dell'ultimo bacio, l'ultima scopata. Si fanno dei passi avanti nella civiltà medioborghese. Non posso che rallegrarmene.

A passeggio con l'amico che io definisco di sinistra fuxia. Non è veramente rosso. Tende al fuxia. O addirittura al magenta. Ha un modo così cauto di credere nel futuro che sembra quasi abbia paura di respirare. Inizia a raccontarmi di alcune sue traversie lavorative, e si vede che pretende un'attenzione ed una concentrazione che io non saprò mai concedergli. Ha saltato a piè pari la domanda cortese su cosa sto facendo io. Perché se scrivo significa che non sto facendo un cazzo. E allora si sente in diritto di raccontare per filo e per segno tutto il suo fardello.
È evidente che gli piace la ragazza che ci porta i cappuccini al tavolo. Le guarda il culo fingendo di scrutare l'orizzonte. Io me ne accorgo subito.
“Non male, vero?”, dico.
“Cosa?”
L'innocentello. Il timidone.
“La ragazza. Bel corpo, no?”
“Non ci ho fatto caso”, mente.
“Mi sembrava che tu l'avessi notata...”
“No, figurati, ho tanti di quei pensieri... ti dicevo invece che quel lavoro con l'ingegnere Maricon mi sta creando problemi...”
Quando la ragazza, diversi minuti più tardi, torna al tavolo a portarci il conto, lui si comporta in modo identico a prima. Cercando il portafogli, cerca anche la visuale migliore sul culo della ragazza; e quando incrocia il mio sguardo gelido e divertito, allora arretra in un imbarazzo ridicolo.
La ragazza prende i soldi, ci lancia un sorriso professionale e si allontana, con i suoi leggins due volte più stretti di ogni logica.
“Effettivamente sembra carina”, dice poco spontaneamente l'uomo di sinistra fuxia. Stavolta sono io a non rispondere. La luce del giorno è così bianca ed estiva da farmi pensare che non arriverò a domani. Almeno, non come vorrei io.
Ormai sono affetto da vampirismo e, con tutti i limiti del caso, sono il principe della notte. Senza dubbio.

Camminando con l'uomo di sinistra fuxia, mi rendo conto che si sta palesando -sommessa ma insistente- tutta la sua diffidenza ideologica nei miei confronti. Perché io gli ho detto, tempo fa, che tra i miei autori preferiti ci sono Knut Hamsun, Céline e Drieu La Rochelle. Lui è andato a vedere su Wikipedia e ha scoperto che sono ampiamente classificabili a destra. Lui non leggerebbe mai uno scrittore ideologicamente collocabile a destra: dice che è una questione morale. Se allora sapesse che ho letto anche Von Salomon, Jünger e qualcosa di Evola, la nostra amicizia entrerebbe in una zona a rischio. I suoi schemi mentali mi deprimono. Il mio incrollabile e più volte dichiarato antifascismo scolorisce ai suoi occhi, se mi permetto poi di leggere autori di destra. Tra i miei registi del cuore ci sono Jean-Pierre Melville e Chabrol, non mi sembra che fossero dei progressisti. Però il mio regista preferito è Sam Peckinpah: come la mettiamo allora? Peckinpah era un cane sciolto, alla fine era un sincero anarchico.
Schemi, schemi, schemi. Prigionieri di schemi e sospetti, di riserve mentali e diffidenza light, i nostri rapporti sono alla mercé della dicotomia giusto/ingiusto.
L'uomo di sinistra fuxia può pensarla come vuole. Può fare finta che gli piacciano i film di Francesco Rosi anche se non li ha visti. Può anche, con me, far finta di disprezzare il renzismo, tanto non gli credo. Renzi gli piace. Renzi è moderato. Per lui Renzi è un uomo di sinistra aggiornato alla nostra attualità, come fosse un ultimo modello di pc. Per me Renzi è solo una faccia che infesta i tg, che guardo sempre più svogliatamente.

“L'amore vince su tutto, ricordatevelo sempre: è la giustizia che il tempo ci regala”, questo il contenuto imperdibile postato da un mio contatto facebook. L'elegantissimo ed originale motto è accompagnato da un'immagine di enorme impatto emotivo: un uomo ed una donna che si rincorrono su una spiaggia. In cielo ci sono delle rondini. Vince l'azzurro. Azzurro ovunque.
Ingenuità? Creduloneria? Falso ideologico? New age stitica? Non saprei. Fatto sta che questo genere di persone negano qualsiasi pulsione esca dal seminato, rifugiandosi in formule accattivanti dall'impatto più evanescente di uno spray nasale.
C'è un rifiuto totale, in questi esemplari, di tutta la contraddittorietà del nostro sistema pulsionale. E la carta da parati dell'happy ending si stende ancor prima di aver letto il copione. Non posso farci nulla: i siparietti idilliaci mi danno problemi di stomaco.

Quando mi ritiro a casa, la coppietta di prima è ancora in auto, accanto al cancello che devo aprire. Stavolta è lei che piange, e lui le carezza i capelli.
“Perché è andata così tra noi? Dimmi perché...”, dice la ragazza tra i singhiozzi.
Lui ha ripreso un aplomb più virile e con voce maschia risponde: “Io ti amo davvero, forse abbiamo bisogno di una pausa, ma... adesso ho voglia di te, voglio fare l'amore proprio con te”
E con chi?, penso, potresti farlo anche con l'autoradio?
Tra lacrime e baci che fanno rumore, come in Beautiful o su quelle merdose isole delle tentazioni, i due si accordano per un coito di commiato. Si sposteranno più in là, nel vicolo sterrato, offrendo al disperato del secondo piano un'occasione per masturbarsi dietro le tende, con addosso la rabbia di tutta una vita.
Ha ragione quel mio contatto facebook: l'amore vince sempre.

LdP, 7 agosto 2015


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