23/08/15

Linguisti e cunnilinguisti


Il ragazzo piuttosto bruttino e dal fisico infelice si è specializzato in cunnilingus, pur di essere accettato dall'altro sesso. Usa la lingua come una vanga, lo ha letto su dei libri, lo ha visto nei film porno, è la testa che lo ha convinto ad offrirsi come cameriere del piacere femminile. È brutto, qualcosa dovrà pur fare per affrancarsi. Scrive delle pessime poesie e in cuor suo spera ancora nel grande amore. Per ora si arrangia con la lingua. Ognuno di noi si arrangia con qualcosa. Ognuno ha il diritto di chiudere le proprie finestre sull'orrore del mondo e convincersi di qualcosa. Chiedere al primo sconosciuto quale sia la strada più breve per il mare. Guadagnarsi una medaglia da tenere in casa, per scongiurare i rastrellamenti. Lui crede di aver imparato bene a leccare la vagina, cosa che influenza in qualche modo le sue poesie autopubblicate.
Mi è capitato di leggere alcuni suoi versi: fanno veramente schifo. Come si può tendere all'infinito e restare così ancorati a terra, così ansiosi di piacere, di raccogliere complimenti, gratitudine, benevolenza?
Ho avuto modo di leggere le sue disgustose poesie. Sono banali. Ricordo un'immagine orribile in particolare, roba tipo “i tuoi occhi sono la memoria dei nostri sogni”. Non le ho commentate. Non commento mai niente. Non interagisco quasi mai con la gente che scrive. Non accettano contraddittori e critiche. E poi io sono un uomo, a me non leccherebbe niente e comunque non avrebbe accesso nemmeno al mio salotto.
L'amicizia tra persone che scrivono è praticamente un vizio di forma. Una farsa in papillon. La gara a chi lancia l'ego più lontano, come si faceva con i sassi al mare, da bambini.
Non c'è movimento o corrente che tengano, si va verso i lettori e non verso i colleghi. Se poi questi ultimi si presentano come linguisti e cunnilinguisti, allora non c'è neanche da parlarne.

Ogni tanto mi contatta qualche carneade che si qualifica come “autore di bestseller”. Vai a controllare e scopri che il tizio è un venticinquenne che si è stampato quattro romanzi da solo e che rompe il cazzo su facebook, su twitter, si Linkedin, si Instagram e su qualsiasi piattaforma che preveda degli imbecilli che leggono messaggi.
Buongiorno a tutti, vi auguro una buona giornata pubblicando uno stralcio del mio incredibile romanzo 'Ho amato una spia estone che aveva conosciuto Ulisse', sentitevi liberi di rilasciare commenti e buona lettura! Ugo Corrado Azzazzo”
Ma grazie a te, Ugo Corrado Azzazzo: ora infilati pure un dito in culo e fatti una pastina senza glutine.

Poi ci sono i Baroni ed i Baronetti, ma anche i Baroncini ed i Baronelli. Quelli che sono al centro della scena o al centro della periferia della scena. Ti ignorano e cercano di fartelo notare. Una contraddizione in termini. L'ostentata indifferenza è un abominio concettuale, non trovate? Si danno retta tra di loro per poi cacciare fuori l'indifferenza esplicita al momento giusto. Si pestano i piedi sotto l'affollato letto di una bella bambola gonfiabile, la letteratura moderna. A volte sono simpatici, altre è la saccenteria a connotarli, se poi hanno dei seguaci le loro opinioni valgono come anatemi.
Io di queste cose non capisco nulla, perché è difficilissimo che io interagisca con loro. Il massimo che può accadere è salutarsi per strada. Posso apprezzare moltissimo le persone modeste e misurate, non è certo escluso che io possa stimare qualcuno che scrive, anzi; ma non tollero assolutamente la santificata ostensione della propria aura intellettuale. È un'abitudine ripugnante e fastidiosa.

La strada che mi riporta a casa è disseminata di profilattici. Dopo le due di notte, questo vialetto diventa un pompinaio a cielo aperto, perché sono pochi quelli che si arrischiano nella scomodità della penetrazione veloce. Se si fanno una sveltina è perché magari diluvia e sanno che non passerà quasi nessuno. È il sesso orale a chiudere certe serate di banalità e risate con il risucchio. Un sesso orale monodirezionale, però; non capisco come la parte femminile di queste coppie caserecce accetti il non ricambiarsi la pratica. Questi egoisti con i braccialetti d'oro, i tatuaggi a cazzo e un senso di fede che rimesta tra le canzoni di Pino Daniele, le giocate del Pibe De Oro e un'insalata di santi sorteggiati a caso. Quando godono grugniscono, hanno una scossa che somiglia al movimento di un rettile cui è stata mozzata la coda. È qui che dovrebbe subentrare il supereroe, ovverosia il Cunnilinguista Supremo, quello descritto all'inizio della nota. Lui sì che ricambierebbe. Lui sì, che metterebbe in posizione anaforica la donna. Perché lui è preparato e sa cos'è la posizione anaforica; altro che il missionario o quel kamasutra semplificato le cui istruzioni le puoi trovare anche dietro le scatole di formaggini.
Torno in mezzo a quest'oceano di preservativi ammosciati e giallognoli, tristi meduse di lattice sul selciato scosceso. È l'amore, che ci chiede prima la pazienza, poi l'entusiasmo e in rapida successione l'orgasmo, il compromesso, la socievolezza da cineforum e da prelievo del sangue, infine la creatività se le cose si mettono male.
Non c'è niente di male a consumare un rapido pompino dopo le due di notte in un'automobile. Quello che è osceno è tentare la poesia a bocce ferme, quando il senso di decenza ha avuto di nuovo il sopravvento e l'istinto animale si è trasformato da principe pagano in senso di colpa azzoppato.
Per questo non tollero il Cunnilinguista Supremo e le sue buffonate volenterose.
Impara a cadere. Cadi lontano dalle sottane dei santi che ti inventi da decenni. Cadi, cerca di renderti conto che dal Paradiso si viene cacciati non quando lo hai varcato, perché a quello non arrivi; ti allontanano dal Paradiso quando speri di essere riuscito a figurartelo, quando sei tutto preso dalla questione del percorso meritocratico da compiere. Mio caro Cunnilinguista Supremo, mi sa che devi ridimensionarti assai.
Io l'ho già fatto da tempo, al punto che a volte mi chiamano per nome e non mi giro nemmeno.

LdP, 23 agosto 2015

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