14/08/15

Cosa ti piace, oltre la scrittura? Credi nell'empatia, nel sesso, nel torrone?


Mi piace leggere quello che scrivi... mi fa riflettere. E di questo ti ringrazio... a volte è anche doloroso, lo sai? Però voglio farti una domanda: c'è un raggio di sole? Non so, in te... fuori...
COSTELLAZIONE NUOVA 1973”

Ricevo questo messaggio che è ancora notte, sono già sveglio. Lo leggo senza curiosità, perché per me “Costellazione Nuova 1973” non significa assolutamente nulla. Dietro potrebbe celarsi chiunque. Anche uno psicopatico con gli occhiali a fondo di bottiglia e il complesso di Edipo. Anche una vecchia partner impazzita e in vena di inutile spionaggio.
Ad ogni modo, essendo una persona educata, rispondo; anche se mi verrebbe di firmarmi “Batistuta Addicted 1972”. Il fatto è che Costellazione Nuova 1973 sa chi sono io, ma non viceversa. Non si gioca alla pari. C'è da dire che a me giocare così non è mai piaciuto. Anche quando ero più giovane e desideroso di mettermi in gioco con chiunque, allo scopo di consumare il più rapidamente la foga interiore, l'ego sbeccottato.
Rispondo a Costellazione Nuova 1973 che l'immagine del raggio di sole la vedrei inserita meglio in un documentario su chi esce dal coma o chi ha smesso di farsi. L'immagine del raggio di sole che spunta nel buio denso è davvero insulsa e denuncia chiaramente la fissazione diffusa dell'illuminazione a scopo umorale.
Quale che sia la fonte di tenebre nel cuore e nell'anima di un uomo, penso e ripeto, c'è sempre luce. Magari livida, ma c'è. Violacea, bianco-tormenta, grigia macchiata, ma c'è.
E comunque, cosa avrebbe voluto che rispondessi Costellazione Nuova 1973? Quelle cose terribili tipo “scrivo della notte ma ho l'amore dentro il cuore. Si chiama XXXYYY e stiamo insieme da... una donna fantastica”?
O avrebbe voluto dettagli sull'uomo che scrive?
Mi piace giocare a football americano per bambini”
Vorrei tanto un figlio, ma per intanto sto cercando di leggere Proust per essere all'altezza di altri interlocutori”
Sono appassionato di musica, tutta la musica!”, classica frase da limitati.
Adoro le creature donne. Sono i profumi più autentici in questo inferno a rotazione. Mi piace scopare, ma anche amare: qualche volta persino le due cose insieme”
Ciao e grazie, grazie e ciao Costellazione Nuova 1973! Ti invito a leggere il mio romanzo di prossima uscita, lo porterò in giro e spero di avere l'onore di poterti annoverare tra le persone che mi leggono... io sono molto umile e mi sento molto fortunato quando qualcuno entra nella mia scrittura e se ne nutre! Ciao!”

All'edicola incontro un tizio che veniva a comprare in negozio, molti anni fa. Gli occhiali scuri non mi hanno salvato dal riconoscimento. Mi chiede notizie, con un tono seccante. Sembra che io sia tornato dal fronte russo. Magari mi dirà che ho imbiancato la barba e sono dimagrito. Tipico. Invece, mi racconta delle sue recenti ferie in Calabria e del fatto che si è innamorato da pochissimo. Me lo dice come se avesse stipulato una vantaggiosa assicurazione. Io annuisco, guardando oltre la linea del mare, più giù di noi, oltre i miei occhi e la mia pazienza.
Credo di non aver mai detto a qualcuno “sono innamorato, sai?”. La trovo un'informazione melliflua, trascurabile, pomposa e soprattutto di nessun interesse. L'amore è una questione privata. Anche le emozioni più intime. Scrivere è sempre e comunque una simulazione. Un'artefazione. Una riproduzione di qualcosa che non è detto affondi i suoi trampoli nella realtà comunicabile. Scrivere è un moto vitalistico che costeggia allegramente il nulla. Uno che scrive non è un libro aperto. Se dichiara di esserlo, allora è solo uno stronzo.
Il mio conoscente è innamorato. Vorrei rispondergli a vanvera, tipo “anche io mi sono stancato della posizione del missionario”, ma finirebbe così per pensare che sono un eccentrico, come tutti quelli che hanno ambizioni letterarie o artistiche. O come tutti gli Acquario maschi. O come tutti i mancini e altre menate simili.
Se lui è innamorato, io non mi oppongo. Non sono inumano. Anzi. Significa che sarà ancora più bello sentirsi sussurrare qualcosa all'orecchio durante il sesso. Un certo sesso sta all'amore come le preghiere alla disperazione.
Finirà per scrivere anche lui un libro. Un libro sul suo grande amore. Pochi li comprano, ma tutti vogliono scrivere libri. Tutti credono di fare sesso in modo molto personale ed originale. Quasi tutti presumono che il loro vero amore sia il più vero in circolazione, e si dichiarano felici se qualcuno riesce ad avvicinarsi alla loro condizione.
Io lo so che non devo uscire di giorno. Perché poi finisce sempre in questo modo. Il chiarore della notte aiuta anche i discorsi sciocchi, di routine.
La fila al supermercato per la scorta di ferragosto, con la donna pelosa che parlava dei migranti, mi ha letteralmente ucciso. E non mi ha divertito quella milf con le rughe spalmate e il vestito cortissimo che faceva girare la testa al commesso continuando a chinarsi per guardare le vaschette dei gelati. Credo che il commesso avesse un'erezione ingestibile, ma non l'ha dato a vedere. Giocare, giocare, giocare. Giocare sempre fino ad un certo punto, in modo da non perdere mai.

La serie tv Fargo è stata fantastica come mi aspettavo. Mi riferisco alla prima stagione, consumata con ritardo ma a lungo sospirata. I fratelli Coen si confermano sempre. Billy Bob Thornton/Lorne Malvo semplicemente straordinario. Ma la vera sorpresa è stata Martin Freeman nel ruolo di Lester Nygaard. Un'impressionante prova attoriale, puro camaleontismo britannico in salsa americana. Dieci puntate in due giorni e mezzo non sono da me, ma non sono riuscito a trattenermi. Insieme alla prima stagione di True Detective (o dovrei scrivere 'mi è piaciuto da morire Fargo piuttosto che True Detective piuttosto che...'?), la cosa migliore che ho visto da molti anni a questa parte. Ecco, questa è una notizia che ha senso comunicare: “Sono un appassionato di Fargo”.
Come potrebbero esserlo:
Voi pensate che io sia un metallaro, ma non sapete quanto ho amato Matt Bianco, gli Spandau Ballet e quanto io sia ancora debitore ai Prefab Sprout”;
Le parole 'semplicità' e 'complicità' sono tra le più abusate dai nuovi sistemi emotivi sperimentati in società. Le più abusate e le più svuotate di senso”;
Ringrazio dell'attenzione, ma non voglio essere salvato. Qui non si tratta di salvarsi. Si tratta di arrivare ad essere così sensibili ed esposti da riuscire a viversi una pioggia, un temporale, un deriva qualcosa”.

Mi riscrive Costellazione Nuova 1973. Ha cambiato tono. Ora è aggressiva, indaga ancora, ma stavolta con una lama. Non ha ricevuto la risposta da sogno che aveva composto nella fantasia. Sono una delusione, una cazzo di delusione. Lei che accenna ai raggi di sole (lei, lui, non so: come faccio a saperlo?) ed io che rispondo come una di quelle macchine che genera la neve. La stessa neve di Fargo. Neve esistenziale, implacabile, continua. Si sogna anche con la neve, ma quando si sta al caldo. Questo l'ho sempre saputo.
Procedo nella neve, con il mio carico di anni e di scorte. Non apro i miei bauli in pubblico. Non sono un ministro della complicità. La neve brucia la pelle e quando si sente freddo si ha sempre bisogno di troppe madri.
Di notte, su un treno che si sposta lento nel percorso di neve, si brinda per una scintilla e si lascia perdere il resto, tutto ciò che esige conferme, esami, aggiornamenti, posticcia condivisione, sogno suggerito e passione stilizzata.
Gran piacere, quasi erotico, quello di negare ad ogni attimo la squallida anticipazione del prosieguo.

Luca De Pasquale, 14 agosto 2015

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