25/07/15

Poco e niente


Quando arriva la tempesta di vento e di pioggia, sono eccitato come un ragazzino. Mi serve questa roba. Mi serve per ripulirmi. Tutto quel caldo di merda. Tutto quel sole pezzente e fastidioso.
Ho bisogno di continue tempeste. Altrimenti muoio.
Ho bisogno che l'orizzonte si oscuri, ogni tanto, che la visibilità sia pochissima e densa di nebbia e di suoni senza fonte accertabile.
Devo muovermi come un lupo. Devo sbranare il tempo e pazienza se mi abbatteranno.
Devo accorciare la distanza tra lo specchio e l'aria. Devo infrangere lo specchio quasi ogni mattina e poi levigare i cocci per renderli piccoli soprammobili con un po' della mia anima dentro.
Ogni tanto devo tagliarmi. Considerare il taglio, la scucitura del tessuto. Devo pettinare i miei brandelli, sedermi in poltrona e aspettare che piova. Tranquillo. Svuotato di qualsiasi dispersiva morale. Riluttante a qualsiasi accorgimento. Oggetto non riconosciuto. Pulsione equivoca. Stanza abbandonata. Acqua invernale conservata nei vestiti. Mare in diagonale sul muro, impossibile trovare l'angolazione opportuna.
Decadenza, errore, forzatura, luna in saldi, vene con i nodi, vestiti viola con toppe accecanti, pozzanghere che conservano lettere mai scritte. Distruzione, autodistruzione, costruzione, ricostruzione.
Musica privata uccisa all'alba da qualche strega.
Porto notturno senza attracchi, viaggio senza ricordi, sesso che si sfrega contro il dolore e produce scintille fredde, cera per scrivere, per modellare capelli disordinati, ceralacca per chiudere pratiche e inoltrare le relative domande d'oblio.
Sono poco e niente, ma mai tristezza che si esaurisce.
Sono la rabbia del desiderio che non sa spiegarsi e dunque va a chiedere piccole carità al cielo scuro. Sono la telefonata che non sa riprodurre la nostalgia come le onde del mare, sono la telefonata interrotta. La cartolina senza mittente. Gli anni migliori che si castrano in pubblico per evitare il tedio assurdo della nostalgia.
Sono poco e niente, ma non scrivere è un suicidio. Il niente è un minuto aggiunto all'orologio e scocca furtivo, innocuo, carnefice in miniatura, amico e demone, fratello, padre, sforzo del respiro.
Sul niente ho costruito le mie case migliori. I rapporti più duraturi.
C'è chi vuole distrarsi in continuazione. Me ne fotto di quelli che vogliono sollazzarsi. Non li apprezzo e non li amo. Mi piace la densità. La polvere. Le zone e gli spazi vuoti servono. Per continuare ad amare questo breve passaggio beffardo e colorato al punto giusto da rendere ciechi per troppa malinconia.

LdP, 25 luglio 2015

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