05/07/15

Geroge Michale, la fotogenia, l'uomo nudo


Ho scaricato on line “Careless whisper” di George Michael. Il pezzo mi è sempre piaciuto, lo ammetto. Deon Estus al basso. Atmosfera da tongue in cheek e da cuore infranto. Sax sensuale come una serpe sotto le vesti. Atmosfera da sigaretta finale, prima di arrendersi ad un'evidenza. Il pezzo mi piace e mi rilassa ancora.

L'ho preso da un sito russo contraffatto, per cui nel mio lettore risulta come “GEROGE MICHALE – Calless Whisper”, e a me sta bene. Perché l'imperfetta dicitura ben collima con il mio stato d'animo, una specie di nube temporalesca più nera di tutti i demoni, ma con una rosa in bocca e pose plastiche da ballerino brizzolato in una balera desolata, in pieno inverno.

Volevo essere biondo. Con una barba folta. Di tipo norvegese, o comunque scandinavo. Un malinconico vichingo, una specie di Wallander con una faccia ancora più drammatica di quella -fantastica- di Kenneth Branagh.

Non è andata così. E oltretutto nelle foto non sono fotogenico, sembro un orsacchiotto che deve andare a messa, non so, non mi metto a fuoco. Non mi entusiasmo. E poi sto imbiancando, un po' alla volta. Come quelle cose con l'acqua dentro e la nave storica, le bolle souvenir o come cazzo si chiamano.

Proseguo l'ascolto di Geroge Michale, anche se in realtà mi andrebbe di ascoltare doom e blues cavernoso ed esistenziale.



Mi faccio accompagnare dalla voce di Geroge anche con “Cowboys and angels”, altra canzone che adoro. Sono proprio un tenerissimo peluche, mi premi sul culo e divento malinconia e tabagismo, è così romantico.

Mi dai un pizzicotto ed io divento l'ultimo invitato di una festa troppo lunga, quello che non si sa se gli si può dare l'ultimo sacchetto di confetti, il taciturno convitato con troppo passato e scaglie di futuro disseminate sulla giacca, come banalissima e fetentissima forfora.

Mentre arrivo a “Shoot the dog”, ecco che su un balconcino poco distante appare un uomo totalmente nudo. Totalmente nudo, il porco. Capisco anche Flegetonte, ma Cristo santo. L'uomo mi si mostra di culo. Un culo enorme. Non grasso, ma bombato, tonico, un culo importante, in posizione anaforica, uno di quei culi che arrapano tanto le donne che gli uomini. Ma non me. Il suo culo distrugge tutto il nebbioso languore in cui stavo cercando di smarrirmi e disperdermi. L'uomo rientra di corsa in casa. Non escludo che avesse anche un'erezione, il porco. E infatti, pochi istanti dopo sul balconcino appare anche una donna, capelli biondo cenere, top bianco scollato, pantaloncino a scacchi strettissimo e gonfissimo, anche qui posso usare tranquillamente l'aggettivo 'importante'.

Nell'appartamento si abbassano frettolosamente tutte le tapparelle. Nonostante Flegetonte, è sempre il coito a vincere, sotto ogni latitudine. Fottere è una ribellione universale a qualsiasi elemento di disturbo. Qualcuno ci scriverebbe un libello.

Quei due ci daranno dentro come fabbri. La forza della natura e della specie. Ma non useranno Geroge Michale, perché per infilarsi con poesia sembra passato di moda. Il buon Georgios Kyriacos Panayiotou. Oggi si usa molto quella specie di r'n'b ributtante che è un po' pop, un po' suoneria telefonica, un po' gomma sonora per decerebrati. Non accetterei mai di togliermi gli slip ascoltando Craig David. O uno di quei supernegri scoloriti che non sapranno manco cosa è stato il Black Panther Party.

A quel punto, la deep house è nettamente preferibile. È come viagra sonoro, e almeno contribuisce a dare un ritmo regolare, senza ritornelli e bridge fuorvianti. Il sesso con la musica indie invece è proprio da sfigati. Poi finisce che devi stare attento alle nenie della nuova cantautrice o alle cazzate del finto dandy del Nebraska, uno stronzetto con il ciuffo che nemmeno Nick Rhodes ai miei tempi.



Flegetonte ha dominato questa domenica.

Mi sono nauseato per delle cose che ho letto e per dei finti scrittori. Mi è passata presto.

Di questa domenica mi rimarranno tanto Geroge Michale che il culo scolpito di quell'uomo. Un tipo di culo che mi starebbe malissimo addosso. Un tipo di culo che significa arroganza e semplicità, un'immediatezza trascurata; aspetti della vita che non mi interessano.

Pazienza se la fotogenia zoppica e se l'anima è una mangiatrice di nebbia. Meglio. Mi sento più norvegese, così.



LdP, 5 luglio 2015

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