28/07/15

Ejaculatio Praecox Blues


Ant'Onio Cannizza è un giornalista musicale, un allologo musicale, un prezzemolino ogni minestra.
Contatto Ant'Onio Cannizza per avere un gancio in merito ad un libro sul rock tedesco difficile da procurare. Non l'avessi mai fatto. Mi risponde in modo evasivo, quasi infastidito, e poi -scoperto lo scopo filologico della mia mail- inizia a voler giocare con me come il gatto con il topo. Minimizza da subito la mia attività di ricerca, mi cita compulsivamente gruppi sui quali scommette di cogliermi in fallo, fa pesare la sua appartenenza a varie testate, il suo aver scritto diversi libri sui generi più disparati, insomma si preoccupa di schiacciare quello che lui considera un pidocchio, sarebbe a dire il blogger/scrittore esperto di musica.
Nessuno può essere esperto di musica quanto lui. LUI è l'esperto di musica. Gli altri meno. Per forza.
Eccone un altro, penso. Ecco un'altra testa di cazzo che marca a marmo forte il suo scrivere da settant'anni di musica, lui che ne ha quarantaquattro, uno solo più di me.
Competizione. Strenua e devastante. Voglia di polverizzare l'altro con una spocchiosa gentilezza. Un altro Vate, un altro Ambasciatore, un altro Allologo col sospensorio. Un altro frustrato in pectore. Ma Dio palestra, si farebbe prima ad incontrarsi a metà strada e cacciare il cazzo, centimetro alla mano. Perché tutto finisce per ridursi a quello.
Io ce l'ho più lungo, tu più doppio e a salsiccia viennese, ma quanto duri dentro? Resisti, sai resistere, se lei ti alita nell'orecchio “continua, stronzo?” o apri le valvole?
È così ormai. Siamo quasi tutti così, anche se fingiamo bene. La stima è solo un'occasione di accomodamento, una questione di opportunità, i complimenti sono un modo per pisciarci addosso tra un sorriso ed una raccomandazione.
Quasi tutti gli scrittori vorrebbero l'insuccesso degli altri. Un insuccesso moderato, di certo superiore al loro. E gli esperti, come scrivevo qualche nota fa, sono anche peggio. Finché si tratta di fare proseliti, di essere riconosciuti, anche tu, piccolo stronzo, fai comodo, sei parte del coro che spiccica il loro nome. Ma se entri nel giro devi crepare.
Io scrivevo su Rock Cock Air nel 1979; io ho scoperto il gruppo doom Sale Iodato Incesto SPA; io ho organizzato il festival di imitatori del secondo cantante dei Foreigner, tu che cazzo facevi quando io ero già grande?”
Se non fanno così, la buttano sulla purezza: ad esempio, se tu rimesti nell'hard rock e nello stoner e poi ti consenti roba deep house o pop scozzese, puoi essere demolito perché sei un impuro, non hai tatuata addosso una vera e propria causa coerente.
Che referenze hai per definirti esperto? Per fare interviste? Hai il tesserino di giornalista? No? E allora ti distruggo, ti cito il gruppo sinfonico del Liechtenstein, del quale sbaglio anche la discografia. Questa è la prassi iniziatica. Come quando entri in carcere e ti inculano per darti il benvenuto.
Quanto agli scrittori, a volte impiegano più di una vita (e tonnellate di carta) per riuscire a capire che tutto quel che desideravano sul serio era avere un pene più prestante e fattivo.

Ant'Onio Cannizza, nella sua mail, ha un tono risentito, come se lo avessi disturbato. Io avevo chiesto solo un link. Gli ho scritto che ho un blog, che sto intervistando gente con le palle, che ho molti amici tra i musicisti. Ha saltato a piè pari questa parte indisponente ed è sceso subito nell'agone. “Non penso che tu conosca roba fondamentale come Exmagma, Electric Sandwich, McOil... ma ci arriverai, credo!”
E invece io questi dischi li ho, e da anni. Solo che non glielo dico. Lo lascio nella convinzione che mi ha stracciato, che ha ridotto a scherzo il principiante che vuole cacciare la testa dal sacco senza avere le REFERENZE.
Cannizza bello, le referenze piantatele tra emorroidi e melografia, che può darsi ti si allunghi l'idrante da kindergarten. E che i Neuschwanstein ti conservino così certo delle tue competenze e della tua unicità.

Vad in farmacia, perché devo acquistare le pillole per dormire. Senza pillole non dormo. Roba da cassintegrati, roba da ultraquarantenni. La farmacia è completamente posseduta da afrori di Narciso Rodriguez rosa. C'è qualche cliente che ne ha fatto abuso. Volutamente. Narciso Rodriguez è un profumo da sveltina calda. Un afrore da capelli sparsi sul cuscino e bacini che cercano di essere più aderenti di pezzi della Lego. Se indossi Narciso Rodriguez significa che vuoi godere tu e vuoi far godere anche me. Ma mi mancano le referenze morali e i requisiti di leggerezza per far godere una donna tutta Narciso Rodriguez.
E poi le sveltine sono inquietanti. C'è sempre un demone dietro una sveltina. C'è sempre l'ombra extralarge di una concezione dell'amore da scuola media dietro la violenza ristretta di una sveltina con le bocche aperte e gli occhi sgranati. Non c'è il vero buio in una sveltina e dunque no. No da molto tempo.
La farmacista che mi serve non è bella, ma ha un'aria un po' drammatica, antica, lievemente nevrotica e dolce al contempo. Non so dire perché, ma percepisco una sua infelicità sentimentale. Per come porta i capelli, raccolti a coda, per come muove le mani, per come è timida quando incassa i soldi, i miei soldi. Meriterebbe una forma di felicità più continuativa questa donna, penso mentre la guardo come un estraneo non interessato ad altro. Mi auguro che lo abbia, un uomo capace di non essere una banalità ambulante e tronfia. Spero non si tratti di uno scrittore o di un esperto di musica.
Ci sarà, spero e voglio credere, un uomo che sappia raggiungerla alla finestra, quando lei è triste, prenderle le mano, sfiorarle i capelli senza dire cazzate. Senza quell'enfasi fottuta da mezzi impotenti che giocano a fare i titani che si tatuano nomi addosso con cuore, freccia e formule celtiche che non significano un cazzo.

Esco dalla farmacia con addosso tutta l'insonnia degli ultimi mesi. Mi sento un sole che tramonta in una barca ferma. Mi sento un gioco da tavolo finito nel solaio, in mezzo a vecchie foto, robot degli anni ottanta senza un braccio, audiocassette smagnetizzate. Non mi sento uno scrittore e nemmeno un esperto di musica, anche se questo faccio e questo bazzico. Non sento il desiderio di raggiungere i nastri dell'ennesima nuova partenza in compagnia di sconosciuti verdi come limoni, itterici e gelosi del nulla che propagano. Sì, Cannizza, mi hai battuto tennisticamente con un triplice 6/0. Io a Wimbledon non voglio andarci, preferisco i Challenger, soprattutto se posso giocarli in posti che non dimenticano il mare in un fatale attimo di superbia.

Tra poco tramonterà il sole vero. Forse riusciamo ad armonizzarci in tempo, non so. Come uno di quei gruppi hard boogie di Andorra o dello Swaziland che mi ha citato Ant'Onio.
In banca ho 442 euro, ho 43 anni e tre pacchetti di sigarette duri, di quelli che non si distruggono in tasca. In più, ho le pillole per dormire e non ho ancora dimenticato il sogno del mare, del mare aperto e di quella libertà illusoria di non partecipare al gioco del lancio di merda tra simili incazzati.
Spero di dormire. Spero che quella donna della farmacia abbia quel che desidera. Spero che facciano le nuove boccette di Narciso Rodriguez con dosatori più stretti.

LdP, 28 luglio 2015

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