28/06/15

Scatto fantasma


Tuttavia il suicidio metafisico permette, a differenza di quello fisico, di continuare nel bere e nel mangiare, nell'andare a spasso e nel cogliere le piccole e grandi gioie della vita benché sempre sotto l'ombra di un'assenza, di un nulla, di una disperazione che ha la sua gravezza. D'altra parte, anche in tempi migliori si è sempre detto che il mondo è una valle di lacrime, ma piena di isole, cioè di osterie, salotti, giardini, piccoli paradisi che consentono di compiere quella traversata che è la vita di un uomo in modo sopportabile e qualche volta addirittura piacevole”
Piero Chiara, 1980

La quasi totale maggioranza delle persone che ho incontrato sembravano delle promesse. Questa è una prerogativa degli incontri, in particolare dei nuovi. Solo che è facile, quasi obbligato, passare dal rango di promesse a quello di buchi neri.
La maggior parte delle persone che ho conosciuto sono ora dei buchi neri. Ricordo poco, ricordo quel che voglio ricordare, so per certo che la mutazione è stata reciproca. Si scompare continuamente dalla vita degli altri. E il recupero è una scommessa fuori moda, anacronistica, come la bolletta del Totip.
Ogni tanto incontro qualcuno di questi buchi neri, ed appare da subito che la strada percorsa è stata divergente, che ogni discorso è solo una fisarmonica temporanea, che può illudere di accorciare le distanze ma non ha un reale valore.
Il rischio dei rimpianti va censurato da subito. Perché i rimpianti diventano presto una mandria, un arca di Noè di malinconie ingestibili, che ti costringono ad abbassare lo sguardo quando si fa sera, quando immagini e voci confuse ti tornano in mente, a ricordarti chi eri e di quante promesse ti eri circondato.

Uno dei modi per ovviare a questi rasbuffi di malinconia anarchica e mezza orba è fermarsi in un punto panoramico e ventoso, accendersi una sigaretta e magari ascoltare “Darkest dreaming” di David Sylvian respirando piano.
Non chiedere risarcimenti. Chiarificazioni. Tabulati. Curve di sviluppo e bilancio delle sparizioni. Mai attualizzare vecchie emozioni. Mai farsi gonfiare il cuore dagli spostamenti d'aria calda che non sono riusciti a diventare terremoti.
Mai sproloquiare su vecchi amori, insane passioni e spasmi d'amicizia legati ad un periodo preciso, ad un momento particolare, ad una circostanza.
Bisogna avere il coraggio di radersi al suolo. Di non sognare con vecchio materiale, di non fantasticare su altri fantasmi. Bisogna sforzarsi di non cercare vecchie chiavi di appartamenti lasciati da anni ed anni.

Quel che poteva essere” è solo un ricatto morale. È autolesionismo. Resa. È morte di giuste morti. È il ripescaggio codardo di scie già saldate ad acque ferme, tramonti incartapecoriti, segnalibri dei sogni, foglie secche su sangue finto. Non ho mai accettato questi ricatti. Non ho mai ascoltato queste sirene ubriache e spietate.

Mi è capitato di incontrare donne che mi sono piaciute. Promesse. Donne alle quali sono piaciuto, forse per gioco. Promesse. Ho ritrovato per caso e per penuria di strade alternative persone che mi avevano manifestato interesse. Dinamico, fisico, emotivo, idiota, passionale, scacciapensieri. Mi è sembrato, in tutti questi casi, di incontrare dei fantasmi, come quelli che in Scozia vengono pagati per muovere le catene a beneficio dei turisti.
Tutti i miei vecchi amori sono finiti in una notte sola, rinchiusa sotto un bicchiere capovolto. Sembrava un calice, ma era un semplice bicchiere.
Le mie amicizie più sincere, quasi tutte distanti nel tempo, nello spazio e nel sentire, sono come scorpioni in miniatura assediati dalle orribili formiche del tempo che è passato, che ha diluito, frainteso e smembrato lo slancio iniziale. Così deve essere. Così è. È un gioco che ho sempre accettato e che continua a non farmi paura. Quasi sempre incontro anime del passato e non so di cosa parlare. Non mi va di sforzarmi. Non mi va di fare il resoconto degli anni lontani. Non mi va di indorare la pillola e la fiducia, quella è una parola che si usa per i matrimoni, quando vince il riso, i fotografi e l'ipocrisia del bianco e del “nel bene e nel male”. Nel male un cazzo. Il male non lo regge quasi più nessuno. Il matrimonio è un'istituzione marcita, ipocrita, di facciata e completamente campata in aria. La vera unione, quella più densa e profonda, è una fiammata blu che deve impaurire il sole e finire nel silenzio. Basta.
Tutto il resto è solo tempo che è passato, il più delle volte con vigliaccheria.

Quando guardo qualcuno negli occhi, quando scambio un pensiero, un'emozione, un'idea, quando ci si arrampica sulle similitudini, io mi ricordo che siamo saponette. Che sfuggiamo alle premesse e alle promesse, e che ci rimpiccioliamo con l'uso. Forse possiamo sperare di profumare fino all'ultimo, ma non c'è una garanzia precisa o un accordo scritto in tal senso.
Non sono riuscito mai a scrivere un romanzo o un racconto che abbia rappresentato ai miei occhi una di quelle fiammate blu. È preferibile, perché la fiamma spero di conservarla per quel che sono e sarò, non la voglio stendere su carta.

Una coppia di innamorati si allontana da un bar, in una mattina di una domenica afosa e nuvolosa. Deja vu. Sono abbracciati e si allontanano. Deja vu. Può darsi che io li abbia anche conosciuti. Promesse. Buchi neri.
A volte, i buchi neri sembrano invitarti, richiamarti a vecchie funzioni, ti propongono di rispolverare ossessioni che avevi rimosso.
Sembrano volerti parlare di baci che non hai mai ricevuto, di viaggi inesistenti come quelli del più che sedentario Salgari, ti ricattano con la promessa di un nuovo odore di bruciato che somigli a quello della tua infanzia. Questi tentativi mi costringono a diventare un killer, e passare oltre.
C'è un fotogramma de “Le cercle rouge” di Jean-Pierre Melville che amo infinitamente e che rappresenta quel che mi porto dentro quasi con allegria. Corey (Alain Delon), condannato a cinque anni di reclusione, viene rilasciato in un'alba fredda. Dopo aver rifiutato di riprendere i suoi effetti personali, tra i quali la foto della sua donna, inizia ad aggirarsi per le strade della città senza meta, con addosso un'espressione sardonica, amara ma quasi serena.
Raso a zero, non di capelli ma di anima. E per questo, più libero di chi libero -anche fisicamente- è sempre stato. Libero di non esplorare vecchie promesse, libero di sorridere al giorno che si staglia imprevedibile alle spalle di una sfocata scenografia di buchi neri ormai inoffensivi.

LdP, 28 giugno 2015

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