01/06/15

Pornografia del reclutamento


Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l'impazienza di ripartire”
Dino Buzzati, El Colombre

Navigare necesse est, vivere non necesse”
Plutarco

Ognuno ha la sua sensibilità.
Poi si deve vedere se è in grado o meno di venderla, e se ne ha voglia. Se ci si vuole illudere che la propria ricchezza interiore sia patrimonio del mondo e non contingenza intima.
Se, se, se.
Penso a quel luogo comune che vuole l'oscurità come un non luogo nel quale non ci si mette in gioco. Non è così. L'oscurità aguzza lo sguardo. Ti rende carta copiativa, ti permette di portare allo stremo tutti i sensi, li rende praticamente ingestibili ed il bello è proprio questo. Si perde troppo tempo a gestirsi bene, con mille accorgimenti, attenti a dettagli insignificanti, a liturgie colabrodo, a tavole di comandamenti scritti e pubblicizzati da altri, si finge che la bellezza sia sempre a portata di mano.
Penso che l'illusionista deve svelare mano a mano i suoi trucchi e forse i suoi sogni, e poi crepare. Non si può custodire la propria presunta ricchezza in attesa di morire.

Ogni giornata di sole ha un'ombra nascosta. Accorgersi di lei è una scelta, non una casualità. Non una disdetta. Unicamente il proprio libero arbitrio. Le ombre più ingombranti le ho incontrate nelle giornate terse, nelle distese di mare caldo, nelle gite con gli amici, nei momenti d'amore, nelle pagine migliori da scrivere e da leggere. Ogni attimo ha il suo rovescio, diventando spesso moneta fuori conio, gettone deformato con il quale non si accede più alla sala giochi preferita.
Ma fa parte del gioco. Non riconoscere che il gioco delle ombre è una delle regole principali è da vigliacchi. Ho quindi accettato, con relativa calma, i giorni in cui il cono d'ombra sembrava gigantesco, una specie di assedio. In quei giorni, in quelle notti, non ho preso il telefono, non ho scritto lettere, non ho scritto nulla che suonasse come un tentativo di distrazione o una pratica scongiurante.

Fammi una selezione delle canzoni che ti piacciono di più”
Fammi leggere una selezione delle cose migliori che hai scritto”
Ogni tanto, qualcuno pensa che sia facile creare dal nulla una sorta di “The Best Of” di se stessi. Se mai cercassi di declinare il meglio di quel che ho fatto, probabilmente sceglierei il peggio, inconsapevolmente.
Non ho nessuna propensione a trovare il meglio nel peggio e viceversa, le correnti e le contraddizioni finiscono per annullarsi a vicenda, non resta che uscire sul balcone e aspettare che faccia notte, senza dire una parola.

Per strada, ci sono due donne di mezza età che avanzano verso di me con aria caritatevole e con gli occhi sgranati. Io tremo. Brandiscono alcune riviste e con tono ieratico esordiscono all'unisono: “Ciao, hai cinque minuti per scoprire cosa ci attende nel futuro?”
Mi succhio mezza sigaretta in un colpo solo e declino l'invito, con addosso un senso di orrore. Se questo fosse un racconto di Bukowski, adesso starei a raccontare che le due sante reclutanti sono finite in una stanza d'albergo con il garzone del salumiere. Ma questo non è un racconto di Bukowski. Tutto quello che è propaganda spirituale mi disgusta nel profondo e non mi interessa. Ogni giorno è un passaggio su un filo mezzo bruciato, con tanta zavorra appresso, in equilibrio precario e probabilmente con ancora tutti i sogni in faccia: può bastare questo. Affiliarsi a qualcosa o qualcuno potrebbe costare molto caro. Non c'è religione, partito o club degli scacchi che avrà mai la mia incondizionata adesione.

La notte dopo l'errore dal dischetto di Higuain. La notte dopo le elezioni regionali che mi interessavano quasi meno di un reality salutista o di quei terrificanti talent in cui tutte le cantanti urlano come galline spennate e gli italiani applaudono.
Passi per vecchi posti, non ti dicono più niente. Sono sbiaditi come le persone che avevi intorno. Rievocano una noia antica, costrizioni affrontate con garbo iniziale, entusiasmi ridicoli. Come era ridicolo pensare che scrivendo avresti mostrato i tuoi sogni così com'erano, tendenzialmente puri, ingenui e fragili come ogni sforzo di felicità.
Erano sogni che andavano bene per certe canzoni di Corey Hart e dei Cutting Crew. Qualcuno li ricorda? A me piacciono ancora, le ristampe dei Cutting Crew le ho comprate tutte, erano così emotivi ed efficaci. Non mi sono mai vergognato di certi gusti e non inizierò certamente ora. Se acchiappo in radio “Broken Wings” dei Mr. Mister me la sento tutta e mi viene anche un po' di nostalgia. Così come, se incappo un un film di Sordi a cavallo tra i settanta e gli ottanta, finisce che me lo guardo perché la musica di Piero Piccioni mi ricorda mio padre.
Era strana, la storia della musica da film di Piero Piccioni. Mio padre si immalinconiva, andava nel “blu” con quelle bosse e quelle cartoline di sax e ritmo elegante, a me invece quelle note mi facevano venire voglia di avventure sentimentali in modalità overdose. Ero ragazzino, e quella bossa italiana con il basso sinuoso mi faceva pensare agli aeroporti, agli alberghi, ai ristoranti raffinati e alle donne.
Non sono mai riuscito a capire chi suonasse il basso nei dischi di Piccioni degli anni settanta; chiunque sia, quel bassista è il principale responsabile di tutta una serie di fantasie, dicibili ed indicibili. Ricordo che diventai completamente pazzo, avrò avuto quindici anni, per Catherine Spaak in “Io e Caterina”. Mio padre capii il mio turbamento e mi sorrise dolcemente.

Chi ha vinto tra Caldoro e De Luca?”, chiede una talpa con occhiali fondo di bottiglia alla cassiera del bar.
E chi cazzo se ne frega? Erano due candidati di centro-destra. Era qualcosa di stantio e lontanissimo dai cittadini e da me sicuramente. Il mio destino non cambierà con le sfavillanti promesse del vincitore, anzi è probabile che avrò problemi di stomaco.

Al quinto piano di un palazzo attiguo c'è una tizia con delle zeppe allucinanti che pratica una sorta di fotosintesi clorofilliana alle sue piante; la donna indossa, si fa per dire, una specie di gonnellino inutilizzabile per coprire più di dieci millimetri di pelle. Ad ogni passo verso un vaso, sembra che inceda puttanissima verso il tuo cazzo, pronta a divorarlo, spolparlo, lucidarlo come un pomo d'ottone. Contrariamente alle aspettative idrauliche, non mi si fa il crescione; sono quasi nauseato, è troppo. Sto diventando vittoriano. Non mi piace l'esibizionismo e le tigri da sega hanno fatto il loro tempo. Non c'è nessun odore da ricordare in una che -maliziosamente o meno- fa di tutto per procurarti un infarto voyeuristico. C'è una certa tristezza, come nel caso di alcuni uomini che vanno sul sito porno quando la moglie è fuori casa e poi si addormentano dopo pranzo con la bolla al naso.
E così, finisco la mia sigaretta del mattino guardando da tutt'altra parte, sghignazzando per tutte le emozioni di un tempo lontanissimo, quando mi mettevo la sveglia per guardare quella che lavava i vetri con la gonna corta e sapeva bene che la guardavo.

Fisso il cielo azzurro a metà giornata. Un tendone sconfinato senza nani, folletti, mangiafuoco e clown. Solo rondini e tutte le paure irrazionali al guinzaglio, come cani da combattimento un po' assonnati, fedeli e letali come tutte le protezioni possibili. Se devo trovare per forza qualcosa che non va in questo cielo e in me, posso trovare una specie di fil di ferro infilzato nella mia schiena, come un avvertimento, un'eredità sbagliata, una maledizione fraintesa. La mia testa mi dice che potrei avere ancora svariato tempo, ma non c'è nessuna garanzia. L'aspettativa di vita e di realizzazione non è un fido bancario o un pacchetto di azioni. Si va nell'ignoto, analizzando la portata dell'anima e degli eventi ad essa connessi. Ho smesso di mettermi alla lavagna e scrivere buoni propositi del cazzo. La zattera, quel che sento di essere, prevede tutte le tempeste e non saprà mai quale sarà l'ultima o la più sfortunata. L'importante è navigare, e che importa se una lacrima di vento somiglierà ad una stella cadente.

Trovi stabilità quando sei in caduta libera. Trovi l'assetto di volo migliore quando le stelle obbligatorie hanno la serata libera e non si fanno vedere. Trovi la strada più suggestiva quando il teatro fallisce, quando gli amici ti boicottano la cena, quando l'ultima amante studiata a tavolino non è più neanche un messaggio o una lettera. Trovi la pazienza quando hai perso l'obbligo della buona educazione e del formalismo colabrodo. Trovi tutta la sensatezza dell'anarchia quando la memoria non ti tradisce e ti riporta sotto spoglie di incubi tutte le mezze appartenenze fallimentari, le utopie urlate al megafono o all'orecchio di una donna sorda.
Trovi te stesso e fondamentalmente te ne fotti di tutto quel che è stato.

LdP, 1 giugno 2015


Tracklist:
Jimmy Haslip – El Morro
Piero Piccioni – Double Intrigue
Piero Piccioni – Io E Caterina
Matt Bianco – Too Late For Love
Mezzoforte – Heimaey
Cutting Crew – Broadcast
Corey Hart – Eurasian Eyes
Gackt – Mizerable
Hemina – Otherwordly
Edison's Children – Spiraling

Nessun commento:

Posta un commento