05/05/15

Una schifosa estate sudata di illusioni


Break di “Open secrets” dei Rush, su tastiere sognanti arriva come un falco Neil Peart con Geddy Lee, Lifeson ricama, Geddy canta:

I find no absolution
In my rational point of view
Maybe some things are instinctive
But there's one thing you could do
You could try to understand me
I could try to understand you...

Poi Alex Lifeson va in solo, e Geddy Lee utilizza lo stesso fraseggio bassistico di un altro grande pezzo del periodo, “Emotion detector”.

Momenti che conosco a memoria, e che mi accompagnano oggi, in un merdoso clima estivo. La gente suda. La gente si spoglia. Sembra che io debba mantenere la calma. Sembra che io debba tessere un silente omaggio alla pazienza. Sembra che io debba scrivere e scrivere. E fumare quella sigaretta esistenziale prima che scenda la notte, quella sigaretta che significa tutta una giornata e probabilmente parte della vita trascorsa.
Nei negozi sono gentili e solo nei supermercati si trova un po' di refrigerio. Il resto è come un'ascella sudata, una bocca umida, un bagno in piscina mentre i bambini ti circondano con risate e piscia.
Sono queste dannate giornate estive a riportare a galla le cose inutili, le sensazioni superate, l'inoffensività di una temperanza stupida e lungimirante solo nell'approccio, tutte le inutili chiacchiere di cortesia e ricordi tanto stupidi quanto irreversibili.
Detesto il caldo, l'estate ha qualcosa di esasperante e malaticcio, le tende spalancate e persone in mutande dopo pranzo, residui di cibo nei denti e aria nella pancia.
Davanti a me cammina una donna piuttosto matura, con le calze nere, gli occhiali da sole da diva e una percentuale di tette da fuori. Qualche uomo la guarda. Mi fa pensare alla morte. Immagino che per lei scopare sia ritardare la sensazione del disfacimento. Deve esserlo anche per un suo amante, quale che sia la sua età. Ci sono persone che portano con sé pezzi di morte attaccati al sorriso, alla biancheria intima, persino nella coda della voce. Quelle persone mi fanno sentire di merda e cerco di evitarle per quanto possibile.
Allo stesso modo, evito i rassegnati, i saggi e gli ossessionati da ideologie, precetti, regole, smanie di lotta collettiva. Proprio non reggo tutta quell'attenzione ai dettagli, alla coerenza, quell'essere così decisi su una sola strada, con opinioni e indignazioni sempre uguali.
Credo di essere uno degli uomini meno di destra dell'intero universo, ma non parteciperò mai a gogne social o mediatiche contro la polizia, a favore dei black bloc e degli autonomi. Non condivido niente di quegli atteggiamenti, di quel modo di pensare da comunisti intrisi di fascismo, mi ripugna il vittimismo populista, la caccia allo sbirro esibita come spirito indipendente, come la più intelligente anarchia da mostrare in giro. Pasolini aveva ragione, quando commentò gli scontri di Valle Giulia. Non raccolgo nessun tipo di provocazione su questi argomenti, se la mia “eversione introiettiva” dà sui nervi ci sono tutti gli strumenti per evitare di avere qualcosa da spartire con me.
Non mi piacciono i fascisti e i modi fascisti, e se vengono da quella che si autoconclama “la vera sinistra” mi disgustano il doppio. Detto questo, dell'Expo non me ne frega un cazzo. È una parata capitalista travestita di progresso, è un circo multicolore dove si staccano pannelli dalla Turchia e colpiscono donne ignare, dove il nostro esimio pdc si spende in uno dei più vergognosi e demagogici discorsi sulla forza di volontà e sul calibro degli italiani, un'insulsa e oscena accozzaglia di propaganda degna del peggior travet da sezione provinciale.
Non voto. Non voto più e non voto nessuno. Se trovassi la mia tessera elettorale, la userei per pulirmi il culo, che la carta igienica costa sempre più cara.
Sfascista, sfascista, negativo!”, mi urlò dietro qualcuno, un po' di tempo fa, ma non mi ricordo il suo volto.

Ho difficoltà a raccogliere gli sfoghi economici della gente.
Si lamentano tutti. Ovunque e comunque.
Prima fanno figli a strafottere e poi piangono miseria. I figli non sono obbligatorio ed è inutile giocare a fare gli eroi della bontà e della procreazione. Ma è vero, siamo in un paese ultracattolico con l'hobby del neorealismo virato a micosi. Dimenticavo.
Si lamenta il libero professionista che incassa 7500 euro in un mese invece che (dite “piuttosto che”, qui andrebbe bene) 11350.
Si lamenta il multiproprietario di appartamenti che si fa intuire con l'acqua alla gola, perché lo stato italiano è ladro, quante tasse per chi è ricco! Che schifo, che ignominia...
Si lamenta il verme che lavora per nepotismo, si lamenta più del povero cristo che ti fa dodici lavori in un mese per arrivare a settecento euro.
Inutile indignarsi. Ma è altrettanto inutile ascoltare queste stronzate. Nessuno ci obbliga a partecipare dei piccoli drammi dei più fortunati, noi che siamo tessere della Caritas mai vidimate, noi con i numeri di matrice sbiaditi, noi che da uno schizzo di sperma caldo ed allegro siamo diventati uomini dannati, delusione comoda per chi ci conosce, appuntamento con la felicità disatteso, noi con le pezze al culo e la dignità delle più splendide zoccole del globo, quelle che non ti baceranno mai, borghese pezzo di merda con la moglie e i bambini a casa e un piccolo uccello da usare come badge e come stilografica per i contratti.

Duro Con Riserva mi dice, e a lui lo permetto, che rimpiange i tempi in cui con me si parlava allegramente di rock, di divertimenti e diversivi, di fica, di letteratura e di strane edizioni cinesi degli Aerosmith.
Cerco di fargli capire che sono la stessa persona, con in aggiunta un carico di anni, di esperienze borderline, di inevitabili delusioni e di promesse scivolate su umori genitali. Gli dico anche che non pensavo, dopo l'infamia del sultanato Berlusconi, di sentirmi di nuovo in difficoltà a sentirmi italiano, con la classe politica che ci ritroviamo. Gli dico, in conclusione, che non si può sorridere come degli ebeti ad una società che -con la scusa della crisi, delle incertezze e dell'Is che ci può far saltare per aria in salumeria- ci incula ogni giorno e ci sbatacchia ottanta euro per le caramelle e per un pompino domenicale, per le paste ai parenti e per l'elemosina alla nostra stessa disperazione.
Duro Con Riserva è deluso dal mio comportamento, lui che è sempre così curioso della vita, della gente, dell'umanità, lui che in una scopata ci vede l'eterno o un quadro di Magritte spiegato da Baricco, lui che in un disco di Bob Dylan in andropausa ci trova quel sapore di vecchia America egualitaria che non ha mai visto, se non in un viaggio di nozze kitsch.
Duro Con Riserva dice che un tempo ero spensierato e che si faceva tante risate leggendo i miei racconti.
Un tempo eri ironico, divertente, sarcastico, mi facevi morire”
Evidentemente mi avevi frainteso, perché a muovermi è sempre stata la rabbia, con sfizio dell'autodistruzione e cazzo come allenatori in seconda”
Perché ti ostini con questo personaggio negativo? Sei un bravissimo ragazzo...”
Ragazzo? Ma se tra poco mi piscerò sulle scarpe per dare l'ora ad un passante, di che cazzo stai parlando?
Duro Con Riserva non ne vuole sapere. Disillusione di un inguaribile “curioso della vita”. Sti cazzi.
E così apprendo che un tempo ero comunista, che mi piaceva il jazz e facevo scoprire fantastici contrabbassisti (mi fa capire che pensa io adesso ascolti prevalentamente metal per disagio, cancellando così trenta anni della mia vita in un preconcetto), che ravvivavo le feste e le riunioni (mi avrà confuso con qualcun altro), che si vedeva che procedevo con il sacro fuoco della speranza di realizzarmi come intellettuale.
Evidentemente mi avevi frainteso, Duro Con Riserva, mi dispiace”
Fa il musetto da gufo, il curiosone che tra un'ora avrà preso una pillola azzurra per schizzare nelle grandi sale della felicità, lui che voleva darmi un'altra chance e io ho guardato dall'altra parte.
Le seconde chance non mi interessano, come l'Expo. Forse peggio.
Ero partito dai Rush, sono finito qui. Delusione ancora, ma è colpa del caldo. Tornerò divertente, vedrete.

LdP, 5 maggio 2015

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