19/05/15

"Non sei nel giro degli scrittori famosi" "Io faccio rock'n'roll"


La radio passa “Advice for a young at heart” dei Tears For Fears. Conosco questa canzone da anni ed anni, è rassicurante. Mi parla di anni che sono irrimediabilmente finiti, irripetibili come è giusto, anni in cui credevo di sognare, ma in realtà mi tenevo a freno e circoscrivevo lo sguardo solo ai desideri.
Errore imperdonabile. Anticipo sulla nostalgia, ammortizzatore del disincanto.
La telefonata con Aldo langue, ci sono molto silenzi. È piuttosto penosa e patetica. Non abbiamo un cazzo da dirci e sarebbe molto più opportuno che ce lo dicessimo, ci siamo persi ed è normale, buona vita ed un vaffanculo Asti Gancia.
A me non fotte nulla che lui fa ginnastica la mattina, che mangia pulito e che ha iniziato a credere nella reincarnazione. Davvero non me ne fotte niente e lo ammetto. E lui non se ne sbroda niente del mio rock duro, delle mie troppe sigarette, del mio modo di fare a diminuzioni e sottrazioni, della mia rabbia sociale che sembra un pannolone grondante piscio acido.
Non leggerò una riga del suo sito sugli orologi russi. Lui non leggerà mai mezza riga di un'intervista, di una recensione, le mie note gli sembrano esotiche, caratterizzanti, e infatti non le ha mai lette.
Sono anni che non ci confidiamo più nemmeno fatti di sesso. Lui ha un modo di pensare al sesso che a me fa schifo dal profondo: come un suggello e un dono di Dio. E poi lui fa il sesso nudo come un verme, che è tipico degli uomini che non hanno capito un cazzo della rudezza della vita.
La sua compagna ha dei denti orribili ma è una brava donna. Mi reputa un perdente, non un vero scrittore perché non mi trova sugli scaffali delle librerie che si illude di frequentare. Non crede che io sia un narratore perché non mi vede inserito nel giro degli scrittori. È vero e non lo nego. Bambola Bellabocca, dietro la stazione centrale, è più inserita di me nel giro degli scrittori nati sotto il culo del Vesuvio. Per Verdura, la compagna di Aldo, io sono spazzatura rabbiosa che ha rinnegato la fortuna incredibile di essere un uomo del sud.
Niente di più assurdo. Non posso farci nulla se non vado in giro a scattare foto a monumenti, tramonti campani e cani abbandonati a via Caracciolo. E poi, non ricordo di aver mai sostenuto di essere un narratore. Narratore di che? E con quale prosopopea? Io semplicemente indago, e quando c'è da inghiottire merda mangio senza protestare troppo.
Non sei nel giro degli scrittori, non ti vedo mai”, disse acida Verdura, qualche tempo fa, mentre Aldo continuava a palesare la sua aria dolciastra da animale di compagnia con occasionali mansioni sessuali.
Infatti”, risposi, “per questo soffro di insonnia”.
Ci cascò pure, lo spirito critico superno.
Ora Aldo ed io siamo al telefono, e non vediamo l'ora che finisca.

Di fronte c'è un tizio che ha abbassato la tapparella. Lo fa ogni giorno alle tre. Accende il pc e si tira una sega guardando siti porno. Caccia quattro gocce nel fazzolettino di carta adeguatamente preparato, poi si va a lavare il cazzo e infine tira su la tapparella. Un rituale praticamente quotidiano. Non si cura di me. Ma io so cosa fa. Se fossi un vecchio chierichetto, direi che rischia di diventare cieco. In realtà credo faccia bene, soprattutto se è un tipo nervoso. Troppo sperma annebbia. Non ci trovo nulla di male, ma credo che venirsene in uno scottex guardando una scopata amatoriale dialogata sia piuttosto deprimente, in un secondo momento. Va da se che ognuno cerchi di stare meglio come preferisce. Io continuo a preferire il rock and roll. Ma quando spengo lo stereo, fuori il cielo promette sempre pioggia e temporali.

Da giorni mi trastullo con un brano giapponese, “Mizerable” di tale Gackt. Molto elegante, affascinante, sensuale. C'è dentro pure un violino molto insinuante e al basso c'è uno dei miei preferiti, Chuck Wright dei Quiet Riot. Questo per rispondere a chi sostiene che molti musicisti metal sanno suonare solo roba pestata. Menzogna.
Come un vecchio pazzo, mi fermo alla finestra a scrutare il vento e i giochi delle nuvole con quel pezzo in cuffia. Funziona. Funziona benissimo e continuerò. Il mio modo di pensare prevede anche l'ipotesi di essere fatto fuori il giorno dopo, quindi sono tutti attimi guadagnati, suggestioni che sono la mia polvere sul mondo e sulla bellezza che non capisco. Su certe cose sono ottuso e un po' cieco, fatico a riconoscere la bellezza e soprattutto a mantenerla. Ho sempre pensato che la vera bellezza, quella sgombra da sovrastrutture e regole, possa spaventare a morte. Sono il primo coglione a finire con il fiato corto per questo. E dunque mi rifugio in Gackt e nel cielo gravido di pioggia. Mi sento così il protagonista pulito di un film che non girerò facilmente.

Molte riviste specializzate -non si sa bene in cosa- mi fanno pensare alla masturbazione e all'impotenza precoce. Molti libri mi fanno pensare a uomini gialli come limoni, ferite che drenano ego in continuazione. Le dichiarazioni d'amore in pubblico mi fanno pensare a delle soap di merda. I nuovi percorsi spirituali mi fanno pensare ad un esercizio di autoconvincimento ben riuscito. Le promesse elettorali mi spingono all'eversione armata. I talk show mi fanno pensare a Cannibal Holocaust. I selfie. I selfie sono immondizia. Mi fanno pensare alla stitichezza.
Quando Verdura mi ha apostrofato, dicendomi che non mi vede nella griglia degli scrittori vincenti, mi sono sentito come un vecchio calciatore, un centromediano metodista di una squadra di mezza classifica del 1973-74, fermato da un molestatore all'autogrill.
Piccola Simmenthal d'amore, ma ti ho mai fatto credere di pensarmi come George Best o Rob Rensenbrink?
Tante cose non sono vere, dolce Manzotin della giustezza. Sono solo gabbie mentali del cazzo dove infilare chi capita. Non sono omofobo, per esempio, anche se tu lo pensi. Ti piace, lo so, pronunciare la parola “omofobia” , perché ti fa sentire giusta, rispettabile, progressista ed aperta. Così come ti piace la parola “sostenibile”, associata anche alla stitichezza o all'omicidio. A me piacciono poche parole. Poche parole e poche persone, perché il disordine cattura sempre troppo presto la mia attenzione.
Mi piacciono poche parole perché non sono un vero narratore. Non sono sul tuo comodino e allora ecco che sono un bluff, un esotico scrivano che magari iniziò tanti anni fa a scrivere per un pass vaginale.
Sono uno stronzo malinconico; penso che adesso sto ascoltando “Lady” di Gino Vannelli e mi struggo sul tramonto, vedi che derive imprevedibili hanno gli uomini.
Ma faccio, il più delle volte, rock and roll. Finché avrò benzina e vento.

LdP, 19 maggio 2015

Nessun commento:

Posta un commento