01/05/15

Disoccupato, ma con il culo sano


Sono anni che non guardo, se non casualmente, il concerto del primo maggio. La proposta musicale mi interessa pochissimo ed il fiume di retorica associata mi fa venire le emorroidi e qualche volta l'emicrania.
Il nuovo pop demagogico italiano, finto impegnato e con grottesche pretese d'intellettualismo, mi ha sempre irritato. Il rap italico lo reputo di poco superiore alla musica bandistica, da chiesa ed agreste.
La verità è che la musica italiana non mi piace, salvo rare eccezioni, e che l'impegno sociale che puzza di furbesco management e di moda da naufraghi del Partito Democratico mi fa addirittura schifo.

Oggi festeggio due anni di disoccupazione. L'azienda per la quale lavoravo, della quale ho spesso accennato nelle mie note, mi inserì nella lista dei non graditi, all'epoca. Dieci anni di lavoro, spesso ignobile e degradato, in mezzo a persone sovente poco dignitose, finiti in una lista di proscrizione. Ero certo che sarei entrato a buon diritto nella lista nera. Ho già scritto che in fondo è stata una liberazione. Non ne potevo più di cretini e rottinculo con la camicia da riunione, di prezzolati dilettanti, mangiapane da ufficio e tristissimi valvassori dalla lacrima facile, i tanti “tengofamiglia” di merda che infestano il nostro lamentoso stivale.
Oggi festeggio due anni di disoccupazione e, bene o male, me la cavo. Più con la testa e l'anima che con i soldi. Ne ho sempre avuti pochi, di soldi, io. Mi basta non aver offerto il culo ai padroni, i padroni di quel momento intendo; perché di padroni ce ne saranno sempre, per quelli come me, che non sono nati benestanti e non ne hanno voluto sapere di cimentarsi in qualcosa di remunerativo.
Sono quasi due anni che non vedo più quelle facce di cazzo, dovendo sorbirmi discorsi penosi, patetismi astuti da mendicanti, badilate di letame populista che, in un colorito diarroico di fondo, facevano balenare una bandierina rossa o un fiocchetto azzurro liberista senza costrutto.
Gli amici vai-e-vieni mi dicevano che uno con la mia testa non avrebbe faticato a trovare un altro posto sicuro.
Io rispondevo “col cazzo”, proprio perché la mia testa la conosco.
Ho inviato il mio curriculum in giro, ben sapendo che non sarebbe servito. L'ho fatto. “Tutto si aggiusta”, mi dicevano i buonisti. Il buonista è davvero una pessima categoria umana: la sofferenza altrui lo invade, lo fa tremare, gli procura un senso di coscienza sporca. E allora vuole rimediare con le esortazioni, con le pacche generaliste sulle spalle, con l'ottimismo a fiore di ano.
Ritengo il buonismo il peccato capitale più grave e logorante. Altre forme di perversione mi appaiono più tollerabili.

Ogni tanto incontro qualcuno, ex amico, conoscente, ex cliente, scolorito parente, che mi chiede notizie della mia vita.
Io sorridendo rispondo: “Sono disoccupato, non ho smesso di fumare e scrivo”
Credono solo che io stia continuando a fumare, ma per il resto sembra che le mie cortesi spiegazioni non bastino. E allora mi arrivano supposizioni sul mio essere freelance, come fai, come ti pagano, che scrivi e per chi, che tariffe fai? Tariffe? Io non faccio bocchini dietro lo stadio.
Molti pensano che io non voglia dichiarare cose che faccio e che realizzo; perché questo famoso stivale italiota è anche patria di marinai, poeti (troppi) ed evasori fiscali che magari si spacciano per progressisti e persone socialmente empatiche.
Il peggior figlio di puttana medievale ha imparato che il sorriso onesto può funzionare, soprattutto con gli sciocchi. Con me non attacca.
Disperati per la mancanza di informazioni, pur fottendosene completamente se sono vivo o morto, erosi da forme isteriche e compulsive di curiosità in baby-doll, con fare incredulo arrivano a chiedere se non c'è qualche zio, qualche amico di mio padre o di mio nonno che non si sia peritato di sistemarmi.
Ed io rispondo candidamente: “No”.
E la tua amica artista, e quel vicino di casa che conosce quel tuo cliente, e quel regista che conosci, e quel giornalista che ti faceva i complimenti, nessuno ti ha proposto niente?
No”
Che strano...”
E certo che è strano. Tutti o quasi hanno lo zio che conosce il cugino del nonno di quello e molte famiglie hanno aperto il paracadute, cooptando l'intero pianeta per salvare il culo ai poveri diseredati.
Non c'è niente di male o di strano, solo che a me non capita ed è molto meglio così. Non mi piace dire grazie con la saliva sotto la lingua. Non mi piace tenermi a freno per gratitudine. Non mi piace fingere di essere un tipo tollerante, disposto al compromesso. Non mi piacciono i bocchinari. Non mi sono mai piaciuti. Anche al femminile.

Dopo avermi tempestato di domande pretestuose, maliziose, mal poste e sostanzialmente idiote, si passa allo step due.
Sei stato in quella libreria ad azionariato popolare? Quella è una cosa bellissima...”
No”
Non li hai contattati?”
No”
Strano...”

Il dialogo langue, si irritano, si passa alla fase tre, quando in genere io sono alla terza sigaretta in mezz'ora, se ci si arriva.
Stai facendo delle interviste, carino”
Sì”
È una cosa carina”
Carina sarà la vagina di tua sorella, penso sempre. Rosa, pulita e santa. Le interviste carine le fanno gli imitatori dei fashion blogger, le interviste carine le fanno sul canale cattolico della Rai.
Ma davvero si è così stupidi da pensare di offendere una persona definendo distrattamente quel che fa “carino”? Davvero si pensa di sminuire un uomo (prim'ancora che un eventuale artista e creativo) commentando uno stile espressivo, facendo osservazioni storpie su pubblicazioni, aspirazioni, scopi, tentativi? Quale uomo dovrebbe essere così in pappa da accusare il colpo?
Vedo tanta di quella merda io che se fossi crudele per davvero e misero come i maligni potrei passare la vita a sbertucciare professionalmente il prossimo?
Un esempio random.
La tua compagna raggiunge l'orgasmo con te? No, vero? Eh...”
Hai messo dieci chili, sembri un porcellino d'india con il doppio culo”
Il tuo libro è una merda, sai? Sta andando bene per senso di opportunità, stai attento/a...”
Ma tu non votavi Vendola? Ricordo male? Poi hai votato Pd e ora stai con i Cinquestelle... ma il posto a tuo fratello non l'ha procurato quell'assessore di destra?”
Non te l'ho mai detto, ma in giro si diceva che sei frocio, e che la tua donna si scopava il tuo collega. Non te l'ho detto perché ti sono amico, sai, gli amici sono rari”
Sono sedici anni che ti conosco e sedici anni che penso due cose: ce l'hai piccolo e non consequenzialmente, ma anche per altri motivi legati alla personalità, tu non sai fottere. Fai solo palestra per due minuti”

Ci vuole poco ad essere sgradevoli, molesti e meschini. L'essere umano tende alla meschinità, basta squarciare l'imene dell'ipocrisia e lanciarsi nell'agone dello squallore. Senza senso di dignità, propria ed altrui, l'essere umano non vale un cazzo.
Quindi, riassumendo: oggi festeggio due anni di disoccupazione. Non devo ringraziare nessuno per questi ultimi anni, nessuno. Solo pochissime persone che non nomino qui perché la vita privata è ben altro. Scrivere in prima persona non significa chiedere aiuto, udienza, attenzione. Scrivere in prima persona mi è più comodo.
Sono disoccupato da due anni. Nessun amico di mio padre mi ha convocato per vendere salsicce, per ammaestrare pappagalli o partire alla volta di una meta esotica per scrivere una guida di viaggio.
In questi due anni non ho avuto una conversione, non ho iniziato a credere nell'incorporeità o negli spiriti degli antenati, non ho iniziato a fotografare fiori o animali morenti e non ho messo il mio povero culo a disposizione di una piccola comunità. Sfinteri salvi, tasca verde ma ben cucita. Le tasche, a meno che non ti vada di arrivare velocemente al cazzo per fatti di voyeurismo stradale, devono restare cucite bene, così da appoggiarci le tue mani di lavoratore a riposo.
Oggi, quindi, festeggio anch'io.
Ci vediamo in giro, o alla mia prossima “intervista carina”.

ldp

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