15/04/15

Pugnette intellettuali. Francamente.


Dico che il buon ottanta per cento di chi scrive -parlando di uomini, chiaro- ha problemi con il suo cazzo ed un tizio si offende.
Molti scrittori scopano male, perché si guardano troppo dentro e pretendono di fare letteratura anche durante una delle più banali funzioni espletate al mondo.
Certi scrittori si infilano uno specchio su per il culo, quando scopano. Tutto deve essere monitorato e far parte di un grande disegno. Tutto è vanità tenuta su con colla simpatica e contegno da ortaggio posseduto, ma non è sesso.
Il cazzo non è cultura.
Fottere non è il sogno sotto altre spoglie. È brutalmente fottere.
Lasciamo perdere quel che viene dopo l'orgasmo o durante. Durante, quelli come me vanno all'inferno con ali di cartone e come demoni ci fanno pure una figura di merda, perché sono troppo sensibili. Dopo, ci sarebbe troppo da scrivere. Dopo si riprende il controllo. Si può amare. Fuggire. Drogarsi. Un tempo potevi anche constatare di esserti scopato un pezzo di legno pieno di regole. Ti venivano gli scrupoli, potevi restare a casa a fare pulizie. Potevi evitare di illudere un'anima perché sospinto da voglie animali e non pacificabili.
Il tizio che si offende lo conosco poco. Ha la coda di paglia ed evidentemente il cazzo di ricotta; la sua anima sarà un'estensione di Dorian Gray con i testicoli rasati e i boxer sportivi.
Non voglio nemmeno pensare cosa offrirà alla sua donna. Si metterà con un candelabro in mano a recitare un'imitazione di John Keats, l'uccello semiduro e semifreddo, l'uccello budino e Rossini edizione edicola.
Il tizio si offende, ma chi lo conosce?
Non ho il piacere e non pensavo certo a lui quando ho scritto il mio volgare assunto, privo di introspezione psicologica e di pulizia, una cosa da puerile ragazzaccio.
Vuole trascinarmi in una polemica, Cazzo Di Ricotta. Mi cita un prosatore bulgaro, un giovane scrittore di Oderzo e mi spara lì la parola “correttezza”.
Puoi leggere anche duemila libri al mese, resta che hai un cazzo di ricotta e soprattutto che non ti conosco, amico.

Mi sento sempre un po' colpevole, quando qualcuno si offende a vuoto. Non sono una bestia. Qualche volta capita anche che regalo un euro a chi elemosina, eccezion fatta per quelli dei calzini che non mi sono simpatici anche quando fanno le battute.
Mi stanno meno simpatici quelli che legano l'abitudine al turpiloquio con l'immaturità, l'essere rimasti bambini ribelli. È un'associazione mentale di comodo, gratuita ed idiota.
Si può essere volgari e gentili al contempo. Dipende dai contesti, dalle persone, qualche volta dall'umore.
Mi colpisce sempre molto negativamente vedere le espressioni disarmate di quelli, pochi ma ancora presenti, che mi chiedono notizie su gente dimenticata, vecchi lavori, vecchi amori, para-consanguinei andati in acido. Perché io rispondo sempre sinceramente. Francamente. Cazzo.
Sei andato a salutare i tuoi vecchi colleghi?”, mi chiede un botolo con l'orecchio sinistro sporgente.
Dovevo andare io a salutarli?”, rispondo continuando a sorridere come una spugna, “me ne fotto di salutarli, non c'è amicizia sul lavoro, per me possono anche crepare”
Il mio interlocutore è disgustato, sul serio. Vorrebbe che sparissi, mi giudica un animale. Un atroce animale. Lo sono. “Non si parla così di persone con le quali hai condiviso anni ed anni di emozioni”, osa dirmi Mr. Left Ear.
Ma che, si scopava e non me ne sono mai accorto? Ci siamo scambiati bomboniere, sperma, pane degli angeli? E allora vaffanculo. Francamente.

Ho incontrato Maria Dada, lo sai?”
Ah, bene”
Ehm...”
Che c'è?” Sono io a fare la domanda.
Ehm... ma non mi chiedi niente di lei?”
Non me ne frega un cazzo di Maria Dada, siamo stati insieme tre giorni nel 1993”
Comunque ha un figlio ed è felice”
Complimenti, questa notizia cambia verso alla mia motilità intestinale e quasi mi spinge ad una repentina conversione in dispense”
Sei sempre così aggressivo?”
Se mi si rompe il cazzo, sì. Francamente.

Luca, ti credevo di sinistra”
Lo sono”
Non è vero”
Mi metti addosso un dubbio atroce”
Luca, sei troppo individualista. Non sei di sinistra. Sei intollerante e non mi piace quello che dici e quel che scrivi di donne e categorie a rischio”
Categorie a rischio? Io sono una categoria a rischio, e infatti sono lo zero che si rotola nella nitroglicerina e conta le stelle”
Sei simpatico, ma hai dei modi quasi fascisti certe volte. Forse lo fai per farti notare, lo capisco”
Ah. Sono io quello che si vuole far notare. Ma certo. Non si vogliono far notare, invece, gli psicologi alla lasagna con le polpettine negli occhi e i piselli nel lettino. Allora non ho veramente capito niente. Francamente.

Luca, che scrivi tu? Che tipo di narrativa fai?”
La narrativa non si tromba, comunque rispondo: “Sono uno sputo di Stig Dagerman andato a male nel frigorifero di un imitatore di Henry Miller, uno che magari si è sparato”
Ah, ho capito... è triste”
No.
Sei triste tu che fai collezione di narratori sensibili, che tu giudichi sensibili perché hanno il libro in uscita e ti hanno lisciato l'ego, peggio di come una puttana svogliata ti succhierebbe il pene (ti piace pene, sì?) per trenta euro, anche se sei sposato e hai figli. Conosco tanti buoni padri di famiglia che hanno voglia di bocchini proibiti, con il rossetto rosso, lo specchio, la candela, la videocamera e il senso di colpa lasciato sul comodino come la dentiera di un malato terminale.
Vanno a messa, ti chiamano per il compleanno, si preoccupano di apparirti simpatici, ma la loro vera fissa è il bocchino delle sere dispari, dopo il calciotto.
Francamente.

Luca, tu hai la rabbia”
Può essere”
Come i cani randagi”
Giusto. Mi piace. Io sono il cane degli Alice In Chains”
E come è fatto?”
Ha tre zampe e il suo affetto è un costante suicidio”
Francamente.

LdP, 15/4/2015


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