30/04/15

Leave that thing alone - dedicato a Geddy Lee


Da un mese a questa parte, i miei movimenti e il mio cuore viaggiano come il basso di Geddy Lee in “Leave that thing alone”.
Uguale. Spiccicato.
Il che significa: non me ne fotte niente di niente. Procedo. Come un bulldozer, magari con l'avanzo di una margherita in bocca.
Niente da perdere -da tempo- e tutto da guadagnare. Leave that thing alone.
Geddy Lee è stato uno dei miei grandi totem per almeno venticinque anni. Ho mangiato, respirato, viaggiato, fatto l'amore e scritto con il basso di Geddy. Rickenbacker, Steinberger o Fender che fosse.
Musicista immenso, irraggiungibile. Pulito. Intelligente. Potente e complesso. Non complicato, complesso.
Leave that thing alone” è uno strumentale che non ammette repliche. Il basso di Geddy regola, gestisce, svisa, invade, possiede.
Ci sono due signori, tali Neil Peart e Alex Lifeson, giganti per una volta in retrovia, che lo sostengono. Magia. Mi faccio accompagnare da questo pezzo perché sto tagliando i ponti, sto sgombrando i vecchi appartamenti, e me ne fotto abbastanza per continuare a respirare.
Capita che per fare questo io debba essere un po' crudele, forse leggermente sprezzante, potenzialmente ingiusto.
Come in passato -nemmeno troppo distante- sono stato trattato io, così mi regolo adesso. Affanculo i romanticismi, le vaccate letterarie, il possibilismo empatico e altra roba che poi si somiglia tutta.

In giro con Eddi, che si raccomanda sempre, pronuncia la finale come “i” semplice, non vedo l'ora che si decida a tornarsene a casa sua. Parla troppo. Parla del suo mondo. Che conosco fin troppo bene. Parla della sua continua voglia di sesso. Ne fa poco e quindi ne desidera moltissimo.
Mi racconta di aver incontrato una sua vecchia compagna di liceo, Rossella detta Roxy, e di volersela “alzare”, come elegantemente sottolinea. Sappiamo entrambi che ha pochissime possibilità. Eddi ha sempre il fiato di pollo speziato e indossa delle camicie a quadroni che lo rendono un misto imberbe tra un campagnolo tonto e un borghese sfigato.
Si è fatta troia”, mi dice, “è molto alta, poche tette, molte cosce”
Ma che ne sai che si è fatta troia?”, domando ingenuamente.
Ha lo sguardo voglioso. L'ho incontrata per caso al tribunale, mi è sembrato che potesse farmi tutto da un momento all'altro”
Taccio. Il cielo è un misto di pioggia abortita ed estate assonnata.
Ha tre figli ed è diventata notaio o forse si dice notaia”
Taccio. Il tabaccaio mi ha dato un pacchetto di sigarette ammaccato, stronzo. Niente da perdere, ma le sigarette datemele a norma, cazzo.
Il marito è un bell'uomo, ma me ne frego... mi arrapa da morire”, continua Eddi.
Ti sei masturbato pensando a lei?”
Mi fissa con una faccia da Woody Allen concentrato: “Sì, sì”
Sei venuto? Copiosamente?”
L'infinito di Leopardi. Sul copriletto. Subito in lavatrice”
A cosa hai pensato mentre venivi?”
Alla sua bocca, alla sua bellissima bocca”
Ho la sensazione che Eddi si stia eccitando sul serio. Ma non ho intenzione di sottrarmi al discorso.
Se avevi necessità hai fatto bene”, dico con autorità, “perché sappiamo entrambi che non è vero che dopo i quaranta si smette di menarsi l'uccello, però...”
Però?”, fa lui, preoccupato.
... però ti sarà rimasta addosso la rabbia. Perché lo sai bene, ovviamente, che non è la stessa cosa. Vero?”
Sto ancora più incagnato di prima, se è per questo”
La desideri tanto?”
Voglio la sua bocca, le sue cosce, il suo c...”
Ho capito Eddi, basta così. Direi che dovresti rinunciare, tre figli, carriera avviata, marito belloccio e ricco, dove cazzo ti avvii?”
Si scandalizza: “Mi stai diventando moralista?”
Un paio di palle. È che detesto tutto quello che è perdita di tempo”
Sei franco, lo apprezzo”
Sono realista, stanco e reattivo”
Consigliami un libro”, cambia improvvisamente tono lui.
Non sto leggendo”
Non ci credo”
Credici, Eddi”
Delusione?”
De che? Altre priorità”
La mia è scoparmi Roxy, Luca”
Toccati di nuovo”
Lo farò a casa”
Okay”

Il pomeriggio che vira alla sera ha un sapore posticcio, come quelle tisane ocra che non servono ad un cazzo. Rientro in casa e i figli del vicino stanno continuando a rompere i coglioni correndo per tutta la casa. Hanno iniziato alle sei e mezza del mattino, sono bambini Duracell, quattro frugoletti infernali in moto perpetuo. Chiaramente, non ce l'ho con loro ma con la famiglia che non li ha saputi educare al rispetto della quiete altrui. Niente orari, niente accorgimenti, anarchia pura. Le creature saranno anche figlie del Signore, ma in qualche misura lo sono anche i miei coglioni di ultraquarantenne che ha delle faccende da sbrigare. Il rispetto e la libertà valgono per tutti. Metto su “Leave that thing alone” tra un tonfo e l'altro nel muro divisorio, tonfi alternati a improvvisi scoppi di pianto e moine grottesche degli adulti. Mi ricordo che non devo fumare in camera da letto. Sto imparando a non fumare ovunque. Quando avrò concluso il mio percorso di salutismo murale ed ambientale, sarò già morto. Il pezzo mi regala la giusta carica, è sempre Geddy, è sempre una presenza rassicurante.
Ripenso ad Eddi ed ai suoi desideri, questa Roxy fatal lady della borghesia che tale si annunciava e tale è stata, questa povera donna che per fortuna ignorerà di essere il soggetto centrale dell'onanismo di un tapino con le camicie a quadri.
Gli uomini che scopano poco sono pericolosi e patetici allo stesso tempo. Si fissano, vendono ogni orpello di presentabilità per qualche misera mezza ossessione irrealizzabile. Già so che Eddi vivrà per qualche mese con la fissa della bocca di Roxy. Raccolgo questa confidenza, non ne faccio basso mercimonio di pettegolezzi telefonici, ma mi intristisco il giusto.

Perché poi, a ben guardare, di tutta la poesia che si cerca di fare della propria vita ne resta in piedi poca, spesso è il materiale di risulta che smuove i fondali, che minaccia le scene fisse e concede l'utile abominio della paura.
Ho agito più per smania della rovina che per il gusto del bello, ho rischiato quando sentivo il tempo squagliarsi e non quando potevo odorare complimenti e baci di un certo tipo. Forse preferisco parlare inutilmente con Eddi della sua fissa per la bocca di Roxy che giocare a chi ha letto più libri con qualche anima raffinata.
L'entusiastico scambio di informazioni che si vogliono “costruttive” puzza spesso di muffa e di vernice traslucida, di capriccio, di diversivo senza sangue.
Non è un mistero e non è ingiusto che la vita mi abbia corrotto, mi abbia allontanato dalla mia nevrotica preghiera di autocontinuazione approvata. La vita non mi ha angariato, non mi ha stretto in un angolo, è solo che ad un certo punto ho avuto bisogno di sintetizzare, di restringere il brodo, di farmi accompagnare da un pezzo strumentale piuttosto che da una personale bibbia colabrodo, cesellata da convenevoli stucchevoli con goffi figuranti.
E così, mentre mi appresto a mettere su cena con Geddy Lee e tonfi infantili sullo sfondo, Eddi si starà toccando, ansante contro lo specchio del bagno, per Roxy la notaia. Anche questa è una storia, se vogliamo universale o universabile.
È rozza come il sottoscritto, che ha la sensazione opportuna di non fottersene che di poche cose. Tra le quali Geddy Lee. Non è poco.


LdP, 30 aprile 2015

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