09/04/15

Il piccolo uccello dell'ingegnere e i giorni bruciati


Non se ne esce.

Il cinquantenne che gioca a fare il giovanotto ci tiene a far sapere al mondo che lui impazzisce per i virgulti indie, che lui è giovane dentro, che il suo cuore batte come quello di un ventenne tutto emotivo.

Peccato che tutto questo entusiasmo, quando si tratta di mettere in gioco destino, cuore e cazzo venga meno, e meno di brutto. Che il risultato sia solo una pessima sottrazione sotto il sole, di quelle che non piacciono a chi ama trastullarsi con pensieri positivi preconfezionati.

Il cinquantenne che ti snocciola A Place To Bury Strangers e che qualche anno fa ti stracciava le palle con il miracolo dei Sigur Ros oggi non riesce a collegare cazzo e anima, cervello e maratona verso la morte, ed ecco che spinge sull'acceleratore con le voglie giovani, le stanze giovani, le t-shirt giovani e il nuovo locale che ad ogni ascolto emozionante ti fa fare un boccone di mozzarella e ti fa tirare il collo all'uccello con le bariste scollate attrezzate con culo gonfio da palestra, culi dove uno come lui non resisterebbe cinque secondi, per poi finire in un fazzolettino chiamando la mamma. Come quando a scuola lo picchiavano perché troppo timido e per bene.



D'altro canto, il mio coetaneo mi prende per estenuazione e mi spiega, con eccessiva dovizia di inutili particolari e una pedanteria da sessuologo impotente, perché in fondo non siamo mai usciti dalla triade Led Zeppelin-The Who-Deep Purple. Mi spiega questa sua teoria perché mi trova in casa dischi doom, sludge e stoner e vuole colpirmi con la sua originale elaborazione di un falso storico, perché non cita i Black Sabbath e dunque non ha capito un cazzo.

Doppiamente non capisce un cazzo, perché io a casa ho i dischi doom e stoner in quanto mi aiutano a muovere con l'elettricità stagnante e poderosa del suono il fango che mi porto addosso, le sabbie mobili della mia sensibilità, quel cielo che mi sono vomitato in grembo per troppa fame e che chiede giustizia senza rispettare le forme e la perfetta crudeltà dei rimpianti.

La musica per me, a conti fatti, non è nemmeno solo una passione, penso sia un modo per non crepare male e troppo presto, per dimostrarmi che gli angeli grigi e neri volano bene sotto i bicchieri, nelle stanze dei giochi di divinità impazzite, in quella lunga striscia sottile e vulcanica che è la distanza in presenza, la repulsione in parata con fiori del perdono agli angoli delle giacche.

“Tutto nasce dai Led Zeppelin”, conclude apoditticamente il simpatico individuo.

Ma beato te che pensi una cosa così semplice e tranquillizzante, che io mi sento ancora Toni Iommi nella pancia, appena mi sposto lontano dalla mia zona preferita, e cioè l'ombra alla mia sinistra. La mia stessa ombra, imperfetta, mal ricalcata, scolorita per il sole preso forzatamente, nelle lunghe file per sorridere, nelle vacanze consigliate, nelle scampagnate in catene accettate per scongiurare errori, errori, errori.



Quando il burbero divulgatore del rock lascia casa mia è ancora pomeriggio di primavera, c'è luce e poco importa che Toni Iommi mi suoni, mancino e granitico, tra gli occhi, nella schiena inumidita e in quello scantinato della memoria dove è il diavolo a condurre il gioco, con i suoi osceni suggerimenti di rivincita.

Sul balcone del quarto piano c'è l'ingegner Friggiello con i suoi slip blu. Friggiello è un esibizionista, e non potrebbe neanche permetterselo. Perché, a dispetto di un fisico ben piantato, ha un uccello piccolo. Si vede da qui, si vede per forza, è quello che lui vuole. È un esibizionista, un esibizionista fallito. Si è separato dalla moglie perché la loro vita coniugale era diventata uno stillicidio di noia, la moglie aveva subito un esaurimento nervoso dopo aver tentato di tradirlo con un amico di famiglia, lui aveva perso la testa per un'amica della figlia, che oggi ha diciannove anni. Friggiello, quando la moglie gli portò le pratiche di separazione in casa, aveva da poco finito di ansimare da solo, in bagno, masturbandosi per l'amica di sua figlia Serena, quella Iole con i capelli gialli raccolti in una coda maliziosa, un incrocio tra Ilary Blasi e la cantante Emma.

Oggi Friggiello mostra il suo piccolo cazzo estensibile a questa microcomunità di ipocriti e di falsi recitatori di messe e di auguri che è il nostro parco/condominio. Forse vuole far venire qualche pensierino alla tardona del terzo piano, una gattara con il pollice verde e marrone che non vede un uomo da secoli, oppure spera di far incuriosire la bionda in carne del secondo piano, che ha le tette grosse e sembra sempre in procinto di dare una confidenza equivoca, anche quando non ti caca proprio.

Noi uomini siamo ridicoli, con questa storia dell'empatia sessuale che vediamo per ogni dove. Appena una ci sorride, ci ringrazia, apprezza una nostra galanteria, noi non sappiamo fare altro che dare fiato alla cappella e al suo ottuso sistema idraulico, finendo dritti in sciocche pellicole con Nadia Cassini e la compianta Lilli Carati, rinvigorendoci come pulcini con il coccone, dei piccoli Elvis cui dio o chi per lui dedicherà prima o poi un mal di pancia poco asciutto.

L'ingegner Friggiello una volta mi ha parlato di politica, e io non ci ho capito un cazzo. Ricordo solo che il suo fiato muschiato sapeva di Oro Saiwa e di tartaro, e che avevo ben capito che si trattasse di un erotomane, sempre a caccia di fessure da promuovere a fantasie fisse.

Ma non basta pensare alla fica per essere uomini. Non basta venirsene, che siano lenzuola, fazzolettini o la pancia di una santa che sopporti, per essere liberi dentro. Liberi da tutta la merda che si autofagocita senza sosta, sensi di colpa, volontà di riscatto, necessità di edulcorare la morte e l'infamia dell'invecchiamento, il ricatto morale delle amicizie difettose e delle convenienze da oliare, perché la pagnotta serve a tutti, sempre e comunque.

Ascolto roba sinistra in questi giorni di primavera. È un equivoco che non mi va di rinfocolare, neanche con me stesso. Se ascolto Killing Joke o Tones On Tail, può darsi che io mi senta benissimo, in pace con me stesso e con la natura. Viceversa, fischiettando una canzone di Mario Biondi potrei decidere di uccidere qualcuno o, chissà, di incularmi Friggiello indossando una maschera di Salvini o Nixon.



Forse più tardi twitto, poi magari mi ritwittano, se twitto penso di twittare forte e brevemente, poi vado a vedere se mi hanno infilato tra i cinguettii preferiti e allora sì che potrò dire di aver capito il mio prossimo, di sapergli leggere nel cuore proprio come un demone.

Io twitto però senza uccello, cinguetto ma la bocca è fantasma, e gli uccelli fantasma non sono una categoria letteraria riconoscibile.

Tutto sommato, sempre meglio degli slip blu di Friggiello e di quel suo malinconico cazzo da voyeur forcaiolo, imbevuto della peggiore delle ideologie, quella che ci vuole sempre riconoscibili e sempre originali.

È primavera e siamo tutti più felici.



LdP, 9 aprile 2015




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