19/03/15

Smalto rosso intimo falso

Morphine "I'm free" (Mark Sandman)

Smalto rosso sul bancone del bar.
Decine di stupidi cazzi che iniziano a pensare, a fantasticare. Ho un vento sporco dietro le spalle. Fatto di polvere, di cose andate a male, di vortici e di bottiglie da collezione, i cocci della memoria.
Smalto rosso che afferra una tazzina, profumo, capelli, noia. Movimento di cazzi attorno. Di stupidi cazzi dotati di scheda elettorale, ipod e tatuaggio cinese. Stupidi cazzi che fanno i test su facebook per arrivare ad un sorriso, o ad una fica che somigli ad un sorriso.
Con la mia faccia e le mie rughe, affronto tutto questo delirio per lo smalto rosso, per una contrazione della pancia, dei testicoli, del cuore ridicolizzato di noi uomini. Le mie rughe. Piccoli crepacci pieni di polvere e di parole, dove gli esploratori non sono i benvenuti e le presenze fatali sono delle ospitate a cottimo.
Festa del papà. Festa di S. Giuseppe. Zeppole. Sms. Smalto rosso. Pantaloni gonfi, il forcaiolo con il pizzetto che parla del ministro corrotto, la vecchia mascherona che parla dell'isola dei famosi e che cerca di farsi guardare, le piace eccitare gli uomini giovani, pensare che un suo sguardo va in pari con un cazzo che si indurisce.
Vento sporco dietro le spalle. Vento sporco. Traditore. Vento vigliacco, che porta petali finti, poesie scadute e mai lette, veglie, lutti e complimenti mai voluti.
Realtà che si divora da sola, minuto dopo minuto, passatempo dopo passatempo, bugia dopo bugia. Piacersi, missione suicida. Perdita di tempo.
Piacere agli altri. Compromesso. Mano sul cuore a giurare su una patria che non esiste, la terra promessa della spinta all'altro, della mano tesa, del cicchetto con gli amici per dimenticare la codardia, l'inconsistenza, i continui tradimenti.
Smalto rosso, votazione per alzata di cazzo. Paese democratico.
Vota il mio cervello, vota la mia anima, vota il mio lavoro, vota il mio cazzo che invecchia, vota la mia gentilezza, vota la mia profondità di pensiero. Votami, fammi sentire utile, sembrano chiedere in molti.
Poi c'è il gioco di quelli che si sentono fraintesi e traditi.
Che rompono solo i coglioni, con tutta questa agitazione. Nessuno li capisce, anche se loro cercano il mondo, cercano di far quadrare il cerchio drogato del mondo.
Cercare il mondo è una frase insensata alla fine di un test su facebook.
Cercare il mondo è una scopata finita troppo presto, serve consolarsi, rosolarsi per bene sotto il sole della gentilezza.

Le mani smaltate pagano ed escono dal bar. Delusione di diciotto cazzi con la fede al dito e dio legato dietro la cintura, come un qualsiasi telefono.
Il vento mi è entrato sotto la camicia, è prurito, smania, tutte le mie imperfezioni che si eccitano, tutti i miei disegni che diventano demoni e che rinunciano persino ad inseguirsi su carta. Nel mio cuore c'è un sax ammalato che si arrampica su un basso slabbrato, infestato, come nei dischi dei Morphine. Con quella voce che recita stanca e profonda e non canta, che non si mette a intonare noiose canzoni sempreverdi in trasmissioni di merda su Rai Uno.
In questo bar di provincia c'è puzza di compassione e di sesso che non si compie efficacemente, c'è un odore equivoco di bontà forzato e di desideri che si limitano a due botte masturbatorie prima di dormire. C'è una disperazione che sa solo dormire e per questo fa ancora più schifo.
In posti come questo dovresti entrare, tutto ben vestito, tu signorotto di città di buona famiglia, dire “buongiorno a tutti, amici miei” e poi spararti in bocca.
Perché tutta questa intimità simulata è offensiva, è pretestuosa, è solo tolleranza con le cimici, non serve ad un cazzo, non ci guadagni il paradiso. Pulci, pidocchi, sanguisughe e gente che applaude dopo una comunione, dopo un matrimonio, gente che sbrodola sugo di lasagna dopo un funerale.
Il vento mi ha preso il collo, mi carezza e mi soffia sulle labbra come una puttana perfetta, mi invita alla solita sessione di musica e pensieri ordinati, ma io perdo il conto. Perdo il conto di tutto, di qualsiasi cosa, e questo mi piace.

“Arrivederci”, dico, esco. Saluto questi uomini, tutti presi dall'eco dello smalto rosso, uomini che stasera cacceranno fuori l'uccello davanti alla moglie, dopo mesi e mesi di partite, emicranie, calcoli renali e finte preghiere. Tutto in onore dello smalto rosso. Intimo falso per sogni consentiti.
Ritrovo il vento di faccia, sono scintille calde che mi fanno sentire osceno e provvisorio più del solito, staccato, slegato, un sax a picco sul mare che crede di affrontare il cielo soffiando piccoli temporali senza previsioni annesse.
Mi sento bene. Per come sono fatto io, sto benissimo quando mi prendono giornate così.

Smalto rosso su vecchi palazzi e auto parcheggiate male, e i momenti che non chiedono di essere altro.

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