31/03/15

Oceansized


Gli Oceansize sono stati uno dei miei gruppi chiave. Per lunghi tratti, se è sensato dare queste qualifiche, sono stati il gruppo preferito della mia “seconda età”.
La spiegazione è comoda e veloce: emotività, potenza ed esplosioni di violenza alternate a passaggi d'atmosfera, addirittura vicini al post rock, con gli arpeggi mancini di Mike Vennart , il sostenuto drumming di Mark Heron e il basso puntuale di Steven Hodson.
Gli Oceansize sono stati anche il gruppo che ho ascoltato di più nelle mie lunghe notti insonni, negli anni che mi richiedevano più veglie che presenza di spirito.
Ho letteralmente consumato “Effloresce”, “Everyone into position” e “Frames”, ho studiato con attenzione i cambi di tempo e di marcia, i riempitivi eleganti, le detonazioni elettriche che si innescavano improvvise all'interno di ballate altrimenti malinconiche e decadenti.
Con il brano “Trail of fire”, da “Frames”, decisi di riprendermi in blocco la mia vita, un anno e qualcosa fa. Senza vincoli, senza schiavitù, senza compromessi. La musica serve anche a questo. A creare l'onda sulla quale montare, magari nudi e malmessi, a scegliere la coda di una cometa e non farsi troppe domande sul punto di ammaraggio o di schianto.
La cosa comica è che io macinavo Oceansize dall'alba alla notte più fonda e la gente mi telefonava sostenendo che conosceva la mia dipendenza da Ron Carter, da Jaco Pastorius e dalla fusion (???).
“Tu che ami alla follia l'AOR, mi daresti un consiglio?”
Io restavo basito. Era come se qualcuno mi dicesse “tu che in genere vai con i trans, che ne pensi dello spiazzo dietro il municipio?”
Diventi noto e familiare il più delle volte per drammatici errori di valutazione.
Evidentemente, diamo degli indizi alle persone senza neanche rendercene conto. Sono quasi sempre indizi ingannevoli, che portano a scorciatoie chiuse, dove è probabile che un assassino di emozioni sia in agguato con la sua stupidità.
Non mi stancherò mai di dirlo e scriverlo, è tutto un colossale equivoco. Salvo pochi e brevi momenti di verità, di sincera comprensione. Il resto è una beffa in posizione eretta, sono informazioni prese da film mai girati, da confessioni mai ultimate, da amori mai verificati.
Non è vero che non potrei vivere senza scrittura. Ci si abitua a tutto. Eppure, in molti mi hanno detto che risulto essere uno dipendente dalla scrittura. Non saprei. Credo di essere molto più dipendente dalla musica.
Non è vero, inoltre, che sono stato insonne per anni in onore di insolute questioni amorose. Le doglie amorose imbevute di letteratura (spesso scadente) sono una specie di lassativo dal sapore incerto e granuloso. Io sono insonne perché sono ipercinetico, rispetto alla vita e al tempo che a volte mi sembra lento come l'agonia di un vecchio desiderio.
Non è vero che sono una brava persona nel senso tradizionale e rassicurante del termine. Non è vero che sono un uomo sensibile nel senso tradizionale, cinematografico ed empatico del termine.
Non è vero che sono incorruttibile. Non è vero che sono comunista. Non è vero che mi piace la letteratura pomposa. Non è vero che mi piace ascoltare pettegolezzi. Non è vero che ho tendenze suicide. È invece vero che il suicidio è un argomento che mi interessa e che mi appartiene, ma è inutile allarmarsi se le riflessioni virano al nero. È vero anche che abbraccio valori che potremmo annettere ad un pensiero di sinistra, ma non apparterrò mai ad un partito, ad un movimento, ad un centro sociale, ad un'accolita di persone che si incontrano negli ideali, nel gusto, nei propositi più immediati. Molte persone di sinistra mi stanno sui coglioni e le trovo demagogiche, prevedibili, invecchiate male.
Non è vero, infine, che la gentilezza significa pazienza indistruttibile. Sono gentile ma ho chiaro il senso dei miei limiti. Esondo facilmente e sforbicio appena qualcosa mi sta stretto. Non sto ai capricci altrui.
La libertà di movimento, quel poco che ne rimane in questo mondo a sbarre di regole, convenienze, opportunità e volgari menzogne con le mani al petto e l'inno nazionale in playback, è l'ultima utopia -con quella di espressione e di amore- che sento di portare avanti. Chi si frappone tra me e il senso di libertà che cerco verrà eliminato, cancellato e dimenticato. Non ho altro da dichiarare. Basta una definizione di troppo e sarò già lontano.

Ivo Luigi, che sfoggia occhiali verdi da intellettuale con il cazzo piccolo, mi abboffa lui e i Radiohead. Sostiene che sono il più grande gruppo del mondo dopo i Beatles.
Mi piacciono molto i Radiohead, mi sono piaciuti anche di più i Blur, e non sto a stabilire se siano o meno il più grande gruppo dopo i Fab Four. Solo che mi emozionano di più gli Oceansize -ormai defunti, prossimo l'atteso debutto solista del frontman Mike Vennart, che era confluito intanto nei Biffy Clyro- e non intendo recedere da questo punto. So quel che dico. Preferisco gli Oceansize. Se per questo, preferisco ai Radiohead anche i Sea And Cake, ma mi astengo dal comunicarlo ad Ivo Luigi.
Che non mi prende sul serio, perché con me ha un grosso problema: IO NON SCRIVO SU UN GIORNALE MUSICALE O SU UN SITO SPECIFICO DI ROCK. Non indosso t-shirt slabbrate, non sono alla moda e non vado ai concerti. Non sono, nella sua ottica, un opinion leader. Io ho “solo” venduto dischi per vent'anni e scrivo sul mio blog. Credenziali troppo discutibili per uno come Ivo Luigi, pronto invece a dar retta al primo fighetto post-minorenne solo perché accreditato ai concerti e penna di tacco e punta per qualche rivista in crisi con lettori fedeli e dotati di salumi oculari.
Ivo Luigi non mi crede, che reputo gli Oceansize superiori ai Radiohead. Per lui è un'infamia frutto di simpatie eccentriche e minoritarie. Lui psicologizza tutto, dalla sfera sessuale del suo portiere alle capacità introiettive del postino. Lui tutto spiega e si sente molto in gamba, lui che oscilla tra la minoranza del PD e posizioni ambientaliste tanto nobili quanto ottuse.
Lui ha dei buoni amici intelligenti che lo ascoltano devotamente e anche quando lo sfottono non fanno altro che confermargli un ruolo, un senso di presenza e di durata in un piccolo sottoinsieme umano.
Non mi arrabbio con Ivo Luigi, sono stanco di battaglie navali idiote con persone che hanno già studiato i tabelloni del conflitto. Mi tengo i miei adorati Oceansize e l'insonnia, non d'amore come si vorrebbe dopo i film del caso, un'insonnia esistenziale, forse blu come l'ignoto, forse elettrica come l'ultima pennata di Mike Vennart mentre mi addormentavo.

Luca De Pasquale, 31 marzo 2015



TRACKLIST:
No Tomorrow
Rinsed
Trail Of Fire
Dead Dogs An' All Sorts
I Haven't Been The Claw For Ages
Superimposter
Long Forgotten
Meredith
Ransoms


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