15/02/15

Spontaneità ed apertura: intervista a Luca Cartolari, bassista degli Anatrofobia



Ho incontrato la musica degli Anatrofobia nel 2002, all’uscita del loro quarto album, “Le cose non parlano”. All’epoca trentenne ed appena assunto da una multinazionale, ero in piena essenza post punk/no wave/RIO e improv, mi sparavo massicce dosi di Etron Fou Leloublan, A Certain Ratio, Gang Of Four, Can, Henry Cow, Cabaret Voltaire… e arrivare a quel disco degli Anatrofobia in quelle condizioni mi permise di capire e poter sondare la portata del gruppo di Perosa Canavese, creato e portato avanti dai fratelli Cartolari (Luca al basso ed elettronica, Alessandro al sax e samples), coadiuvati da Andrea Biondello alla batteria e Mario Simeoni ai fiati, quest’ultimo poi fuoriuscito dal gruppo proprio nel 2002.
Mi piacquero così tanto, gli Anatrofobia, che li segnalai con entusiasmo al mio editore per organizzare degli incontri musica/scrittura, dovevo presentare il mio primo libro e volevo che andasse tutto bene. Ho incontrato dal vivo la band solo a Genova, alla presentazione del mio libro alla Fnac, nel 2005, ed il mio ricordo si ferma alla perfetta esecuzione della band di parte del repertorio recente. Al sottoscritto giocò un brutto tiro la disorganizzazione del luogo e certamente l’emozione, per cui smisi presto di declamare spezzoni del mio libro accompagnato dalla band. Fu una fortuna per i presenti, che poterono godere di un concerto assolutamente sorprendente, in cui la densità del suono, sperimentale ed oscuro ma alla portata di chi ama la musica e si incuriosisce senza perdersi in steccati, non frenava l’impatto ritmico della musica degli Anatrofobia, su innesti frammentati di basso e sax e trame circolari e melmose. Moderna avanguardia italiana senza compromessi: notevole.
Gli Anatrofobia, dopo “Le cose non parlano”, hanno inciso altri due ottimi dischi, “Tesa musica marginale” (2004) e “Brevi momenti di presenza” (2007), entrambi con la meritoria label Wallace. Dopodiché, Luca Cartolari ha continuato con altri progetti molto interessanti, confermando una coerente e confortante tendenza alla sperimentazione libera.
Con molto piacere, cosa che avevo in mente da molto tempo, contatto Luca Cartolari per un’intervista (quella che probabilmente avrei fatto nel 2002…)… ed eccola qui.
    LDP: Luca, partiamo innanzitutto con una domanda ovvia: possiamo aspettarci ancora qualcosa sotto il moniker Anatrofobia? Oppure ci sono altre strade aperte, altri progetti?
    LC: Anatrofobia è il gruppo della mia vita. Sono legatissimo a mio fratello Alessandro e ad Andrea, che è il mio fratello adottivo. Siamo stati fermi per alcuni anni. Ora, da alcuni mesi, abbiamo ripreso a comporre e a provare. A Marzo, probabilmente faremo nuovamente qualche concerto. Oltre ad Anatrofobia, con Alessandro, suono anche in un trio di libera improvvisazione con Ruggero Radaele, batterista, pittore e scultore originalissimo, e soprattutto amico e persona che stimo profondamente.


    LDP: Mi racconti come è nato il tuo amore per la musica, le tue prime influenze, quale è stato il percorso che ti ha portato a fondare Anatrofobia?
    LC: In realtà Anatrofobia è stato fondato da Andrea ed Alessandro, insieme al bassista Pier Bussetti nei primi anni '90. Dopo il mio ingresso e quindi un periodo di alcuni anni (dal '93 al '95 se non mi ricordo male) con due bassisti, Anatrofobia ha preso la fisionomia attuale: un trio laboratorio aperto alle collaborazioni più curiose e disparate. Per quanto riguarda l'amore per la musica, lo devo sicuramente a mio padre, che ho perso purtroppo alla fine della mia adolescenza. E' stato lui ad insegnarmi i primi accordi alla chitarra e a regalarmi il mio primo basso elettrico giocattolo: un “Elvis”.

    LDP: Con la band hai usato prevalentemente il basso fretless. Perché questa scelta? Preferisci il fretless ancora oggi?
    LC: Sì, il basso fretless è ancora oggi il mio strumento. In futuro spero però di potermi permettere anche un basso coi tasti con un suono altrettanto bello del mio Streamer Warwick. Adoro il suono slap funky e l'unico limite che vedo nel mio fretless è proprio quello di non poter riuscire ad ottenere un suono, almeno ogni tanto, tipo quello di certi dischi della Disco anni '70-'80. Del resto mi piace molto ballare, anche e soprattutto la musica degli Earth Wind and Fire o quella del Micheal Jackson di “Off the Wall”.


    LDP: Come consideri, a diciotto anni dall’uscita del primo lavoro degli Anatrofobia, il percorso della band? Quali sono state le maggiori difficoltà? Il mercato italiano, intendendo quello “altro” e non “mainstream”, era pronto ad un gruppo come il vostro? Avete incontrato resistenza e… fatto resistenza?
    LC: Come ti dicevo all'inizio, Anatrofobia è parte importante della mia vita. Una cosa così importante trova linfa e vita al di là di come venga recepito dagli altri. Sinceramente non è mai stato, né tuttora è un mio problema sapere se la nostra musica venga o non venga recepita. Suoniamo perchè ci interessa farlo e ci rivolgiamo con onestà e apertura a tutti coloro che desiderano perdere un po' del loro tempo ad ascoltarci. Con la musica non mi interessa guadagnare né del resto ho la preparazione per farlo. Riuscire a creare musica con due persone che amo, è un dono meraviglioso in sé, il resto non conta proprio nulla.


    LDP: Al di là delle prime influenze di cui ti ho già chiesto, ad oggi quali sono gli artisti di riferimento per te, naturalmente comprendendo anche altre arti e discipline?
    LC: Ascolto tantissima musica: musica rock, jazz, classica, contemporanea, occidentale, orientale, improvvisata, scritta, tradizionale, da ballo o da meditazione, per il corpo o per la mente, da ascoltare in macchina o in una sala da concerto, per far l'amore o per correre in mezzo ad un bosco. C'è così tanta bella musica al mondo! Insomma perdonami ma non vorrei fornirti un lungo elenco di nomi, che alla fine lascia il tempo che trova.

    LDP: Impossibile definire realmente la musica che avete prodotto, anche se è stata ascritta al free jazz e al jazz core. Ma gruppi come gli Anatrofobia hanno sempre avuto una valenza di ribellione alla generale piattezza di certo alt rock addomesticato e ruffiano; per inciso, io vi trovavo molto punk… come vedi la situazione della musica in Italia al momento? È ancora possibile rigenerare le opportune “sacche di diversità”?
    LC: Hai assolutamente ragione siamo molto, molto punk! Siamo un gruppo che ama profondamente la musica, ma ha alla fin fine abbiamo un approccio naif. Ci teniamo molto ad essere spontanei e sinceri, anche ingenui. Preservare questa attitudine non è ovviamente a costo zero. Ad esempio bisogna essere pronti a non riuscire a trovare dei posti dove poter far ascoltare la propria musica. Non si può pretendere di essere autonomi e nello stesso piacioni!


    LDP: Dopo l’uscita dell’ultimo Anatrofobia, che tipo di progetti stai perseguendo? Hai mai considerato l’uscita di un disco solista, magari di solo basso ed electronics?
    LC: No... Anche se mia moglie Sara mi chiedeva spesso di incidere qualche cosa solo per lei, con basso ed elettronica, per le sue pratiche meditative e yoga.


    LDP: Tu suoni il basso, uno strumento che ha avuto una sua emancipazione da Pastorius in poi, ma che proprio per questo, per una sorta di compulsivo recupero di ruolo e di portata, è finito spesso nel calderone del più vacuo virtuosismo. Tu sei bassista ma anche compositore e soprattutto musicista a tutto tondo, che uso intendi per il tuo strumento?
    LC: Grazie per il “musicista a tutto tondo”, ma non lo sono .. in effetti... Non ho una preparazione musicale “professionale”. Amo la musica, la studio, l'approfondisco e mi esercito con disciplina, ma i musicisti a “tutto tondo” sono altri. Per quanto riguarda il basso elettrico, cerco di studiare quello che la tradizione mi ha consegnato e nel limite dei miei molti limiti lavorarci con inventiva e originalità. In ogni caso ritengo la tecnica strumentale importante anche se non essenziale per essere dei musicisti o dei bassisti che val la pena ascoltare. La musica in ogni caso non è mai accademia. Così come del resto senza un approfondimento tecnico, certi suoni non si riescono proprio fisicamente a produrre nel modo corretto.


    LDP: A questo proposito, al di là del gusto musicale esteso, quali sono i bassisti che preferisci e che ti hanno dato di più? Ci sono dei bassisti jazz e avant che sono stati per te numi tutelari? Immagino tu possa citare anche dei contrabbassisti, me lo aspetto… sbaglio?
    LC: Mi limito a citare due classici, per me tutt'ora importantissimi: Jaco Pastorius e Mick Karn, entrambi, come si sa, bassisti fretless.


    LDP: Oltre la musica, di cosa ti occupi, cosa ti appassiona?
    LC: Sono appassionato di filosofia e vivo facendo il softwarista ( sono un appassionato di software libero) ... In generale amo la natura, la vita, anche se occorre avere la forza per non farsi travolgere dalla sua crudele brutalità.


DISCOGRAFIA LUCA CARTOLARI
Anatrofobia : Dal Vivo 21/06/97 (tape) 1997
Anatrofobia : Frammenti Di Durata 1997
Anatrofobia : Concerto Agosto 1997
Anatrofobia : Ruote Che Girano A Vuoto 1999
Anatrofobia : Uno Scoiattolo In Mezzo Ad Un’Autostrada 2001
Anatrofobia : Lecosenonparlano 2002
Anatrofobia : Tesa Musica Marginale 2004
Anatrofobia : Brevi Momenti Di Presenza 2007

COLLABORAZIONI:
per amirani records

easilence | Cono di ombra e luce 2008


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Per setola di maiale

(1999) Setoladimaiale Unit “Live 48th Biennale di Venezia” SM470 (Alessandro Cartolari, Dominik Gawara, Paolo Caleo, Maurizio Suppo, Ivan Pilat, Daniele Pagliero, Luca Cartolari, Michele Brieda, Stefano Giust)
(1999) Setoladimaiale Unit “Live 48th Biennale di Venezia” SMVID002 (Alessandro Cartolari, Dominik Gawara, Paolo Caleo, Maurizio Suppo, Ivan Pilat, Daniele Pagliero, Luca Cartolari, Michele Brieda, Stefano Giust) video VHS



(1999) Margine “Orwell plus 15″ SM430 (Alessandro Cartolari, Luca Cartolari, Andrea Biondello, S.Giust)

(1998) Margine “Ma” SM370 (Alessandro Cartolari, Luca Cartolari, Andrea Biondello, Stefano Giust) tape

(1998) Margine “Esplendor Lunare (parte 1-2)” SM300 (Alessandro Cartolari, Luca Cartolari, Paolo De Piaggi, Stefano Giust)

(1997) Margine “S/T” SM260/270 (Alessandro Cartolari, Luca Cartolari, Andrea Biondello, Stefano Giust) double tape



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