03/02/15

Ego letterario in dolcetti alla panna


Il risultato della febbre è sempre altra febbre. Turi una falla, certo, ma diventi tu stesso l'abisso. Conquisti una persona e ne perdi cento.
Conquistare è una cosa da stronzi. Sei un lucido bastardo quando lo fai, giochi a perdere comunque, ma lo sai bene, non sei che l'ennesimo cretino che ha colto un buon momento, che ha inviato baci e rose al vuoto più oleografico, sei uno che si è messo occasionalmente in posa e le luci erano buone. Punto.
In fondo è sempre recitazione. Anche piacersi. Il retrogusto è amaro, beffardo, come quando fumi a digiuno. I crampi allo stomaco ti portano a fare cazzate, a muoverti nella febbre pensando di elevarti in qualche maniera, magari espugnando resistenze già disinnescate.
Solo alcuni scrittori con problemi di ritenzione e di eiaculazione precoce continuano a rompere i coglioni con la retorica della seduzione.
Parlano e scrivono di seduzione per arrivare al cuore degli ingenui, dei disillusi in cerca di rapide emozioni/risarcimento, sbraitano classicismo modernizzato, si strozzano nei foulard, con una mano ti firmano l'autografo e con l'altra si comprimono la base del cazzo sperando che si sia espansa di qualche millimetro.
Poi si fanno fotografare in spazi aperti ed esibiscono quell'aria riflessiva che spesso è solo stitichezza girata a simpatia.
Da ragazzi, sognavano consensi ma anche groupies pronte a tutto; floride ragazzone che tra un complimento e l'altro sarebbero diventate delle pornoattrici a cottimo, con la clausola dell'esclusività.

“Solo a me devi dire che scrivo da Dio. Che sono Dio.
Solo a me lo devi succhiare. E poi usciamo a cena e mi dici di nuovo che scrivo da Dio. Che sono un pigmalione. Che sono colto. Che ho un bel cazzo. Che sono democratico. Che scopo bene. Che piaccio alla gente perché sono umano. Che vesto in modo elegante e casuale. Sono il Bryan Ferry della mia circoscrizione e piaccio alle donne. Ho letto i classici e te li sbatto in faccia, ma sono anche contemporaneo. E seduttivo. Sono democratico ma non estremista. Sono lucido e devi dirmi che sono grandioso. Metti le autoreggenti, succhiami i capezzoli perché sono anche un po' ambiguo e decadente. Come Fitzgerald, forse lo era. Come D.H. Lawrence. Bukowski era volgare, lo leggevo solo da ragazzino, quando mi facevo tante seghe. Ma in nuce ero un grande e ora tu me lo stai confermando. Succhiamelo e leggimi, ho l'ego che è diventato una cinta, un cappellino da baseball nei giorni di sole, un pacemaker, un marcatempo, un Rolex, ho l'ego che ho dovuto contenere nella copertina di un libro. Missione impossibile.
Mi piace l'arte, lo sai?
Mi piace la fica, la tua, ma anche quella delle altre. Soprattutto quando si schiudono per me, sembrano dei fiori di campo. Sono un poeta. Cazzo, che poeta. Voglio presentarti mia madre. Intanto succhiamelo. Ho un'idea geniale per un nuovo libro. I tuoi amici non mi capiscono, sono invidiosi, sono gelosi, sono dei pezzi di merda e vorrebbero scoparti tutti quanti sono. Io questo l'ho capito, perché sono profondo, prezioso, unico. E tu me lo hai confermato. Come Laura, Carla, Maria, Fanny, Dee Dee e Maura. Però sei la prima che mi dici che ho una grossa fava. Per questo ti dedicherò un libro, te lo giuro. Ti ho mai parlato di mio nonno? Una personalità maestosa, devo tutto a lui, voglio dedicargli un romanzo. Aveva girato il mondo. Coltissimo, e anche forte fisicamente. Tu continua a darmi sesso, mentre parlo, mi piace. Mi fai sentire a casa quando mi ami. Succhiamelo e diventa poi mia moglie, ci sposeremo in chiesa per fare un piacere alla tua famiglia, ma non smettere di succhiare.
Sono uno scrittore di sinistra, l'ho più volte dichiarato nella saletta gialla di quella libreria, ma mi comporto come un uomo di destra. Mi hanno accusato di questo, ma ti rendi conto? Invidia. Solo invidia.
Non mi piacciono, dolce amore, quelli che devono provocare a tutti i costi. Sono noiosi e non dicono niente di nuovo. Sono fasulli e ridondanti come il punk. Io sono diverso. Io creo. Io incanto. Io ho te, amore. Ora tu me lo stai succhiando e mi sento in paradiso. Avremo dei bambini. Ce lo meritiamo, il paradiso. John Milton aveva sbagliato tutto, cara. Visto? Cito John Milton, ma sono moderno. So scrivere. Sono un affabulatore. Dopo una presentazione brillante, qualche anno fa, un'amica della mia ex compagna mi ha chiesto di scopare. Io non volevo, ma l'ho fatto. Perché sono umano, so stare al gioco del mondo, e converto le esperienze in parole che incantano.
Non voglio che frequenti più i tuoi amici uomini. Sei solo mia. Nessuno deve sporcarti. Tu sei pura. Intanto continua con la bocca, ti prego. Sto per venire ma ti avvertirò in tempo perché sono un galantuomo.
Ti farò conoscere Miles Davis. Auguste Rodin. Canova. Casanova. Danova. Bulova. Milton Keynes. Maradona. Il mio cazzo, il mio cazzo, il mio cazzo.
Pubblico per una major. Ho fatto il salto di qualità. Sono di sinistra ma guadagno, e dunque tu mi sposerai. Sono riconosciuto. La tua famiglia mi stima, mi apprezza. Non potrebbe essere altrimenti.
Detesto la violenza. Quanto la detesto, mia stella! Oh... oh bimba, oddio mio, sto venendo... che bocca che hai... tu mi emozioni, tu sei l'emozione, scriverò una poesia per questo momen... oh, babe”

Che bello scrivere. Che bello essere sinceri, trasparenti, purissimi. Unici.

Luca De Pasquale, 3 febbraio 2015

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