16/02/15

Buio


A Mark Sandman

Mi sveglio in piena notte.
Il respiro è troppo poco. Le pareti sono troppo. Il cielo fuori è solo un'ipotesi. Non sono uno di quelli che vuole ritrovare il suo odore nel letto, vaffanculo al mio odore, quale sia.
Non fumare di notte, fa male”, mi dicevano i miei genitori da piccolo. Ma io di notte fumo più che di giorno. Perché mi sento meglio. Perché fatico a contenermi. Perché mi piace pensare, mi piace molto, che qualsiasi scelta compierò sono comunque fregato. Fregato come dico io. Fregato come cercavo. Fregato come dev'essere, liscio e blu sulla notte, inutilmente giovane per sempre, lontano da ogni sogno con il contachilometri.
Mi alzo, bevo senza avere sete, fumo, sono bello di notte e non serve a niente. Bello di notte per orologi fermi e gente che dorme, bello di notte per ogni distanza che si rispetti, per ogni confine che reclami vigilanza e razionalità.
Bello di notte. Sveglia elettronica quadrante azzurro. Posacenere stracolmo. Spalle doloranti senza motivo. Mani sulle labbra, ma sono già in silenzio. Il silenzio è sempre una protesta. È il mio ammutinamento all'ufficio di collocamento dei sogni. O delle emozioni. O di niente.
Maschio adulto. Fumatore. Fregato.
Maschio adulto. Armadi pieni di vecchi dolori oggi un po' ridicoli. Fregato.
Maschio adulto, carnagione chiara, apolide, capriccioso, a volte mi ricordo di essermi salvato, altre ricordo il fuoco, il fumo, il silenzio, lo sciopero emozionale, i conflitti, la continua rivolta, lo stancarsi per quel po' di ribellione utile da contrabbandare in giro.
Per quanto ne so, Dio potrebbe essere quel cucù che al buio nemmeno distinguo, incassato nel muro. Per quanto ho scoperto tempo fa, l'amore potrebbe essere principalmente non tradire. Ma non è così. Per quanto ne so, potrei smettere di scrivere oggi: per troppa luce, per caos, per senso del dovere verso la vita. Ma non mi va.
Per quanto ne so, chi si sente fregato è forse al riparo dalle possibili fregature. Ma non penso realmente sia possibile.
Non saprei dare una definizione di “lotta”. So solo che non l'ho mai interrotta. Perché altrimenti dormirei sempre. Non fumerei. Non scriverei. Non sarei così schifosamente severo con me stesso. E contraddittorio. E capriccioso. E smemorato quando sento che è il caso di annullarla, la memoria. E sciocco, quando mi guardo allo specchio. Bello di notte, ma con gli occhi bendati e le mani aggrappate a cordoni di fuga, diligente all'uscita, forse nudo, forse eccentrico. Di sicuro fregato.
Chiedere la pace e prenderla a calci. Interrompere la quieta riunione con i sorrisi larghi e spalancare la bocca per inghiottire la notte.
Ero bambino? E chi se ne frega. Ricordo fumo. Ricordo malinconia, e quasi basta. Ero un uomo promettente? E cosa promettevo, se non la disponibilità ad emozionarmi?
Ero ingenuo? Non credo, perché scalciavo. Ero vivo? Sì, perché riuscivo a respirare nonostante la barriera di ricordi che mi mettevano sotto gli occhi, quel gelato al dolore che sembrava così utile, celebrativo, inevitabile.

Fumo di notte. I miei dicevano che non si fa. Che fa male. Tante cose fanno male, questa non è la peggiore. Spesso, ho la sensazione che muoversi, spostarsi nella vita in dotazione, non sia altro che il rifiuto di ogni risultato appena conseguito. Per questo mi piace fumare di notte e non accontentarmi. Forse non addormentarmi. Per non perdere tempo. Per andare a fondo senza la paura della pesantezza, del disarmo, soprattutto delle contraddizioni.
Bello di notte. Bello inutile nel mezzo del deserto, mentre lo specchio, un po' nascosto, vomita ricordi zavorra e sogni scomodi sulla cerimonia della pazienza, sempre così imbalsamata e fiacca.
Mancano tre ore all'alba, almeno così credo, e mi sento così bene, così libero, da poterlo scrivere di nuovo: sono fregato. Fregato sul serio.

LdP, 16 febbraio 2015

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