12/01/15

Scrivere roba di merda per piacere alla gente e forse al prossimo


Un tizio mi commissiona una specie di mini-romanzo sentimentale. Lui non sa scrivere. Vuole presentarlo ad una donna che gli piace.
A me queste cose bavose piacciono poco; sarebbe meglio che se lo scrivesse da solo. Anche perché lui vuole fare colpo, ed io quando scrivo non penso affatto a fare colpo. Semmai il contrario.
Mi suggerisce di scrivere in prima persona, e su questo nessun problema. Mi suggerisce anche di creare un personaggio che viaggia molto, perché lei è una che ama i viaggi e chi li fa.
È una molto mobile”, mi dice, con la sua faccia da castoro pellegrino.
Già, stronzo. Ma io non sono Bruce Chatwin. Non mi piace la narrativa di viaggio con il cuore tra le scapole.
Ma te la sei scopata?”, gli chiedo con eleganza.
Noooo”, trasale, “è anche fidanzata”
Non vedo cosa c'entri, e comunque questa puntualizzazione mi chiarisce che si tratta proprio di uno stronzo.
Mi fa una lunga pippa sul rispetto che porta per il suo uomo, lo rispetta e vuole ingaggiare con lui una “colluttazione sentimentale reale”.
Sono esterrefatto, ma nient'affatto ammirato. Questi atteggiamenti eroici con la cintura di castità allacciata sono roba da segaioli marci.
Un uomo che fa poco sesso vale molto poco al mercato della sanità mentale. Un uomo che si attornia di donne angelicate, senza preoccuparsi del fatto che una donna normale ha bisogno di godere, di accogliere un uomo e poi dominarlo tra le cosce, ebbene, un uomo del genere vale anche meno del suo cazzo.
Lui vorrebbe da me, per qualche banconota, una sintesi tra Baricco, qualche misconosciuto scrittore sudamericano tutto viaggi e consonanze del cuore, la leggerezza di Fabio Volo e la simpatia di altri nuovi narratori con l'occhiolino facile. Aspetta, ti ci infilo Harry Potter e Montalbano e sarai pronto a sguainare la tua piccola elsa, il salsiccino pensieroso e rispettoso.
Cerco di farlo ragionare.
Possibile che tu non voglia possedere nessun altra? Possibile che tu non ci tenga a stare dentro ad altre donne, senza il bisogno di scrivere o far scrivere una roba di merda tutta sensibilità attenta al prossimo tuo e non mio?
Non lo vuoi scrivere?”
No, mi dispiace, Gremio. Non me la sento”
Io ti pago”
Questo lo hai già detto, Gremio. Ti ringrazio di aver pensato a me, ma non è nelle mie corde. Ci sono tanti prezzolati in giro, ricorri ad uno di loro”
Gremio si risente: “Io ti ho solo chiesto di non essere volgare e di non scrivere quella roba che piace a te”
E quale sarebbe la roba che piace a me, Gremio?”
Sciocco pompinaro, rispondi.
Ehm... quelle cose che scrivi sempre, piene di parolacce, contorte, io penso pure che sei bravo altrimenti non ti chiedevo, ma le cose che scrivi non mi piacciono, sono un po' pompose per i miei gusti...”
Pompose? Sei tu che non pompi, castoro.
Hai il diritto di dire quel che vuoi, non mi offendo, Gremio”
Infatti. Non me ne frega un cazzo.
Scusami se sono stato sincero”
Di nulla, anzi grazie. Del resto, io sono uno autocritico, tu non mi conosci abbastanza da saperlo”
Il tuo primo romanzo, Luca, era un po' troppo esagerato”
Non era un romanzo, ma hai ragione. D'accordo, allora okay. Fammi sapere a chi affiderai il delicato compito”
È la tua ultima parola?”
Pare che stiamo ai pacchi, da Insinna. È la mia ultima parola.
Gremio, un'ultima cosa...”
Dimmi!”, si riaccende lui.
Cerca di arrivare al tuo scopo senza scrittura. La scrittura non è un lubrificante vaginale, checché ne pensi questa nuova generazione di invertiti letterari tutti foulard, camicie azzurre e cravattino più lungo del cazzo”
Ma lei ama la letteratura, ed io voglio farle un dono. E comunque lei ha un compagno, io voglio solo arrivare al suo cuore”
Contento tu, castoro. Magari, nel farlo, con l'altra mano fatti un lavoretto carpiato, avrai cinque minuti di ristoro. Poi ti verrà il mal di testa e voglia di morire perché non si sono mai innamorate di te e hai chiavato poco. Ripenserai ai tuoi genitori, alla musica che ti piace, ai tuoi ricordi consolatori, alla giustizia, alla legalità, alla tolleranza. Ma non servirà, perché contieni più sperma che sentimenti, ormai. E anche tu, poverino, cincischi con i libri e con le emozioni scritte come fossero davvero l'ultima spiaggia. È una bugia fottuta. È anche un'inutile sofferenza da snob. Vai sulla statale 41, fatti fare un pompino per trenta euro, poi a casa scrivi su Vessbook qualcosa a metà strada tra Calvino, un imitatore italiano di Hesse e una copia distillata di gabbianelle, gatti, faraoni ed eroi romantici privi di pulsioni alla base del cazzo. Potrebbe funzionare. Questo è un paese cattolico, sempre in cerca di stordimenti malinconici, ottimismi rigeneranti, martiri da condividere ed eroi di un giorno, da dimenticare alla prima lasagna. Questo è un paese del cazzo, dove spesso si sta bene solo se gli altri stanno male, dove si esibisce la sensibilità come una laurea, ma i timbri sono sempre appiccicosi e marroni. E tu sei una delle foto di questo paese, con lo sperma non cacciato che ti arriva in gola da dentro, sei il livore celato da comprensione, i complessi di un mezzo fallito nascosti dalla vita sociale attiva e dal voto intelligente, tu li odi i tipi come me e neanche lo ammetti. Sei un codardo.
Come tutti i codardi, auguri a chi è la tua nemesi di rifocillarsi nel bene, di cambiare atteggiamento e, in ogni caso, di non avere il minimo successo sociale, civile, persino emozionale.
Io sono un degenerato diverso, rispetto a te. Sono ingiustificabile, andato a male da tempo, sono l'aborto di quello che mi chiedevano, sono la tetra negazione delle promesse che non ho mai fatto e che però, mi dicono, mi accompagnavano nel mondo. Sono un degenerato che non si stende sul sagrato per le cure mediche e per la curiosità di quelli come te.
Tu vali di più, Gremio. Sì. Oh, quanto mi batti in valore e sensibilità. Tremo quasi, per questo frustrante confronto. Tu ti abbocchi sugli altri, e quindi credi negli esseri umani. Sì, tu ci credi. Il paradiso è tuo. Prima di andarci, però, fatti una sega, che in paradiso tanto sperma conservato potrebbe creare qualche disagio.

Quando ci salutiamo, io sono tornato l'inutile conoscente di mezz'ora prima, per Gremio. Mi mostra una foto, anzi un selfie, che lo immortala tristissimo durante i funerali napoletani di Pino Daniele. È davvero una persona per bene, Gremio. Molto sensibile. Lui non specula sul dolore. Lui ascolta. Lui vuole condividere tutto, attimo per attimo.
Ci sono rimasto di merda per Pino Daniele, ma non mi sarei mai tirato un selfie.
Vado in tabaccheria, poi in edicola, poi dal fornaio. Sono pensieroso. Sarei riuscito a scrivere quel che Gremio mi chiedeva?
No.
Se anche fossi rimasto calmo, e doviziosamente sensibile secondo i parametri, ci sarebbe scappata la nota stonata, il guizzo demoniaco dell'assenza, della rivolta, dell'incostanza, delle mancate sovrapposizioni. Questi non sono tempi da Cyrano. Non si scrive per amare gente che non si conosce. Non si scrive per accorciare i tempi di una seduzione. Per me scrivere è altro.
Non scriverò mai per affermarmi agli occhi della gente, per guadagnare un'autorevolezza fasulla e anche degradante. Non potrei mai dire cose tipo: “Sono solo un cantastorie moderno... quando scrivo, ve lo giuro, penso a tanti occhi sconosciuti che mi leggono... io voglio alleggerire la vita delle persone, che è già tanto difficile... io sono solo uno scrittore, e vi ringrazio per la vostra fiducia”
Di queste stronzate ne ho sentite a bizzeffe, negli anni delle “condivisioni”. Conosco individui che provano un'eccitazione quasi sessuale (ma direi molto di più) quando leggono il loro nome sulla copertina di un libro, in calce ad un articolo molto letto, e che toccano il cielo quando sentono la stima altrui crescere, magari di pari passo con l'invidia.
Io mi sento una stella cadente anche quando mi sorridono. Un lampo nel buio quando raccolgo le pepite di stima. Un rinnegato, un ammutinato, quando il mio nome viene saltato.
Sono solo un mozzo nato con la penna in mano. E da bambino non mi hanno saputo spiegare cosa si prova quando gli altri iniziano ad interessarsi a te perché fai qualcosa di riconoscibile.
Preferisco fotografare portoni sbrecciati, case diroccate e il ghiaccio sui parabrezza, poco dopo l'alba. In quel poco, poco e privato, c'è una musica che resta e che non sputtana.


Luca De Pasquale, 12 gennaio 2014

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