21/01/15

Contro


“Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, assurdo, non di buon senso”
Pier Paolo Pasolini

Disillusione. Distacco. Difformità.
DDD.
Parte del prezzo che si paga. Parte della parcella. Senza vocazioni da vittima o da martire. Mai credere al martirio preparato a tavolino. Nessuno è incompreso, realmente incompreso, se trova agio a lamentarsene.
Entri in un luogo, un luogo fatto di cose scelte, di cose esibite, di panni ideologici, di sane abitudini; entri, ti guardi attorno e subito ti rompi il cazzo. Sbraiti un po', fai qualche casino, dici la tua anche se non te l'hanno chiesta, poi cerchi comunque un divano per accomodarti e riposarti il giusto.
A quel punto sei già fuori.
Perché hai fatto capire che, con tutta probabilità, avresti rifiutato, ti saresti messo contro. Non per partito preso. Per scelta. Dopo averci riflettuto.
Contro. E basta.
Nulla mi deprime e mi disgusta più della compiacenza. È una parola che detesto, compiacenza; e detesto l'atteggiamento che la rappresenta e che ne consegue. La compiacenza è un verme molle.
Disgusto. Demolizione. Disincanto.
DDD.
Parte del prezzo. Parte del rimborso che ti viene chiesto, sempre per interposta persona.
Perché hai sputato nel piatto in cui sembrava volessi mangiare. Perché hai fatto intuire che non ti piacevano le poltrone, l'argenteria, i quadri alla parete, le cosce depilate della donna a te destinata, il consenso come merce di scambio che si nasconde dietro i sorrisi dei compari di merenda.
Funziona così: tu mi piaci se ti piaccio io. Se ti piaccio, allora ti concedo qualcosa. Il semolino della stima, l'ostia del assenso, la carezza distante della curiosità. Ma devi essere compiacente, almeno un minimo, cristo di dio; non devi fare smorfie, non devi grattarti il cazzo davanti ai baroni, e devi capire, razza di idealista di merda, che l'intelligenza si dimostra nell'uso e non nella sua stessa essenza. Altrimenti è esercizio da parvenu e ci muori sotto, come se ti facessi violentare da una donna orrenda e grassissima, ruminante.
Sei intelligente se sei ambizioso e misurato. Se accetti i tuoi limiti, se accetti soprattutto i limiti degli altri, se a una qualsiasi cosa noiosa e ridicola ci arrivi vestito bene e con addosso tutta la pazienza che l'intelligenza utensile dovrebbe averti istillato.
Fai presenza e poi ti guardi il tuo; è così che si fa. Ti devi tenere buono quello che può proporre il tuo fottuto nuovo libro, ti devi tenere buono il recensore del giornale e della webzine, l'allampanata che conosce quell'intellettuale pigmalione che abita fuori città e che si dice abbia la fissazione di rilanciare i giovani. Sei intelligente se fai capire -con equilibrio, senza risultare arrogante e saccente- che pensi di avere un po' di talento, e vorresti tanto, santa prece, che qualcuno se ne accorgesse. Qualcuno di intelligente, si intende.
Sei intelligente se impari a muoverti. Se, fingendo di professare l'umiltà, spacci le tue derive esistenziali come nuovi approdi della mente e dello stare al mondo. Sei intelligente se sai fare i complimenti nel modo giusto, alla persona che il destino ti ha spedito fuori la porta del cesso di servizio per riprenderti alla grande; sei intelligente se esibisci tutta la tua fasulla gratitudine per la curiosità che hai suscitato.
Altrimenti: disdetta, disapprovazione, disadattamento.
DDD.
Faccio spesso la guest star nella vita della gente. Poi mi rompo il cazzo, se non altro per quel poco che basta ad entrare nella lista delle persone non grate. Al giorno d'oggi, risultare non grati si palesa con una nuova forma di dimostrazione spiccia: l'indifferenza solennizzata, addirittura estetizzante.
Ma questo, mai e poi mai, deve autorizzare chiunque a vestire i panni dell'incomprensione. Non c'è nulla di più patetico.

“Potresti anche piacermi; ma io, io ti piaccio?”
Ed è lì che reputo inutile sorridere e fare spallucce.
La risposta è sempre la stessa: vaffanculo.

“Hai letto il nuovo libro di Gregorio Grima? Per me è bellissimo”
E tu, idealista da fogna, dovresti rispondere: “Sì, certo, anche se non tutto mi ha convinto”. La puntualizzazione ti è concessa, ma sei uno stronzo ingenuo; perché Gregorio Grima ti poteva essere utile. E anche chi te lo ha chiesto.
Ti sei giocato percentuali di attenzione perché non hai voluto mentire sul fatto, peraltro lampante, che del libro di Gregorio Grima non te ne fotte assolutamente niente.

Così come non te ne fotte niente, e non hai saputo celarlo, di tutte le comparse che hanno preso parte ad alcuni dei tuoi anni. Ancora oggi, superati i quaranta da un pezzo, mi chiedo chi abbia sancito e concordato l'usanza dei buoni rapporti obbligatori. Ah già, dimenticavo: l'intelligenza utensile.
Bisogna abbozzare, cazzo.
Fingere di non voler rubare. Di non desiderare la donna d'altri. Di non volere vendette anche solo occasionali. Devi fingere continui perdoni. Devi fingere di migliorare, ed invece sei marcio di tempo che passa, di meravigliosa ed adulante desolazione ambientale e forse spirituale, sei sporco della tua stessa poco furba dissidenza continuata, sei ai margini ma devi scegliere la strada che ti possa mettere in quella strana, utile luce: tutto va bene, combatto, soprattutto accetto.
Ma io non accetto. Continuo a non accettare. Essere giusti non è un voto a scuola, non è sentire la stima granulosa di chi ci ha preso anche per i nostri difetti, non è poter citofonare a casa della gente senza che si dica “ma che cazzo vuole questo?”

Dicevo ad un amico qualche tempo fa che sono forse troppo di sinistra per farmi piacere l'idea di essere di sinistra, ed avere quei gusti, quei diktat invecchiati così male, quella vicinanza così piena di nervi, cartilagine immangiabile e centinaia, migliaia di divieti esposti e scanditi sotto le insegne più ammalianti di coerenza, convergenza. Non mi sento un baluardo della democrazia manco per un cazzo. Mi attirava e mi attira ancora oggi la dissidenza, il rifiuto, l'interruzione, un'educata eversione in t-shirt e barba non rasata. Mi annoiano i pasionari, gli esagitati, i complottisti, la barbarie della predazione gratuita, preferisco ancora l'atto surrealista, una sostanza gassosa e non etichettabile che non si adatterà mai agli scaffali.
Troppo di sinistra per stare a sinistra. Sapevo che sarebbe finita in questo modo. Ma va bene. I moderati possono andare a morire nelle loro barricate di comodità, nei loro pigiami vezzosi, nelle loro foto in cornice.
I rivoluzionari che come tali si segnalano finiscono per scattare foto neanche accettabili di se stessi durante sommosse, calde e inopportune riunioni imbrattate di slogan, solo apparentemente diversi da quelli di venti anni fa. L'insofferenza che si declina come arguta spesso nasconde solo un populismo d'accatto, un'esasperazione da burattini schiacciati da una società che a conti fatti è irrimediabilmente fottuta ed ha vergogna di riconoscerlo persino tra amici.

Come giri e come volti, ti trovi al centro di una stanza semivuota, e indossi una maglietta che non hai mai realmente acquistato: sopra c'è una scritta, “CONTRO”, che non significa nulla per te, forse più per gli altri. È una segnalazione di comodi allontanamenti, di scorciatoie rassicuranti, di mancate affiliazioni.
Danno. Decimazione. Difetto.
DDD. All'infinito.

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