02/01/15

Cavie bianche senza sogni


Filo di febbre tra vetro, pavimento e vestiti.
Strada lunga e vento. Consolidata non familiarità. Perfetto.
Invece delle solite foto tra scimmie che fingono di riconoscersi, solchi: buche, tratti sterrati, cabine elettriche, abbandoni diventati nuove case, nostalgia di un mare che non serve a niente, confidenze che stanno a zero e nello zero girerebbero come criceti impazziti, cavie bianche senza sogni.
E quindi, inutile raccoglierle, inutile ricambiarle, siamo tutti degli esperimenti che si afflosciano dopo aver trovato polvere di stelle.
La memoria, sollecitata da ciò che è venuto meno e si è infranto, è una sporca troia con le labbra sporche di vizi neanche propri.
Un buon anno colmo di serenità, di momenti entusiasmanti e di tanta passione”
Grazie infinite e arrivederci a chissà quando, senza gentilezza, senza bugie e senza candele, non dovevi scomodarti, buon anno te lo dice l'orologio, gli sms circolari, il conto alla rovescia in televisione, i genitali caldi del partner, l'arroventamento nevrotico di vecchi lutti nella sezione del rimpianto.
Scopami vestito di rosso, baciami vestito di rosso, infilamelo dentro e dimostrati poi all'altezza, fai del bene, prega per la scoperta di una nuova preghiera, onora il padre e la madre, le tonache, le divise, i genitori defunti, gli amori psicologici ed ideali da rivista per beghine e calmierate fionde sessuali, prega questo cielo per non morire, per non spegnerti, per non amare le persone sbagliate.
Filo di bava tra sogni e utopie, corda di pazienza sullo stomaco, cinghia di pappone sulla lingua, sul cazzo che sputa a giorni alterni materiale vicino al cuore, la colossale cazzata del sociale, la torre di Babele che condivide se stessa nel continuo vomito dei richiami.
Pensa di me quel che vuoi, verrebbe da dire, pensa quello che cazzo vuoi, ma chiudi la bocca, la finestra, abbassa la tapparella, impara ad amare il tuo album di ricordi passati e futuri e non cercare nuove dinamiche.
Fatti fottere dalle tue ossessioni e dalle tue manie, fatti fottere e inculare da quello che credi, che presumi di aver perso; scrivi canzoni per qualche idiota a caso, spedisci cartoline, cd-r con compilation morbide, carte da gioco, peli pubici, istantanee di viaggio, palchi di teatro con guest star già sbranate dalla vita, ma chiudi la bocca.
Ho regalato un libro a Maria”
Hai regalato un libro a Maria perché vorresti che ti amasse, stronzo; tutto è una mossa, tutto è calcolo di sogno quando si ha paura di fallire.
Mangio pulito, voto pulito, ho un figlio, mi faccio voler bene”
Bravo. Hai rispettato il regolamento sociale, che ti chiede di accettarti per primo e poi di diffonderti, di reputarti presentabile in qualche modo.
Ma sono morte delle persone, alcuni si sono arrostiti sui sogni, il troppo amore possibile ha ridotto parecchie vite a ridicoli e spasmodici movimenti verso luci in arrivo, luci senza garanzie, luci senza luoghi di partenza, solo scene da strada con desideri incorporati.
C'è una strana pace, in questi primi giorni del nuovo anno. Pace che proviene da una completa mancanza di accordi e compromessi, pace che diventa un filo di febbre tra la storia della persona e il miracolo della sua evoluzione. Un miracolo senza santi tra le palle, una conseguenza, un allegro martirio, una lotteria accelerata con le pupille dilatate, il sesso in allarme e coriandoli di fede sparsi su letti di alberghi, coperte giallo chiaro, odore di canfora, macchie di sperma, muri umidi che conservano, male, i gemiti di gente di passaggio, le promesse a ore, gli appuntamenti a rotta di collo per evitarsi allo specchio.
C'è pace in questo filo di febbre che dal cielo porta all'inferno senza pagare il biglietto, c'è una consapevolezza che non rompe i coglioni con precetti ed accorgimenti, c'è una zattera al centro del mare inventato, dove alcuni pazzi continuano a preferire il silenzio alle bugie.


LdP, 2 gennaio 2014

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