26/01/15

A spasso nel sistema stitico con forte cordialità


“Cancro: Oggi l'amore vi riserva sorprese che non potrete immaginare! È in ripresa il fascino personale, come pure la percezione della vostra forza spirituale... serata speciale per i single...”
Mentre spingo il carrello al supermercato, l'oroscopo filodiffuso cerca di tenere sulle spine i Cancro presenti. Io non sono Cancro. E comunque, non mi avrebbe fatto effetto.
Cerco di spingere il carrello al ritmo di Barry Adamson dei Magazine in “Twenty years ago”, ma è impossibile. Il brano ce l'ho in testa, ma non basta. Spazi troppo angusti. E poi, il pezzo sarebbe migliore colonna sonora per un esproprio proletario, non per una tranquilla spesa tra casalinghe con il perizoma nero mangiucchiato e vecchie paesane pettegole.
C'è stanchezza nell'aria, odore di detersivi, banalità e forme di cortesia che fanno pigramente lingua in bocca, c'è il direttore del supermercato che somiglia a Renzi, purtroppo per lui, e cerca di apparire decisionale, propulsivo, proattivo, come avrebbero detto quelle teste di cazzo con cui ho lavorato in passato.
Anche io ostento modi gentili, quasi affettati, ma è una farsa. Mai sentito tanto punk come in questo periodo della vita, mai stato così fuori target, essere fuori dal sistema e da ogni microsistema interconnesso mi porta una sorta di inusabile libertà che comunque rinfranca.
Potrei uscire da qui dentro e farmi picchiare dalla polizia; potrei uscire da qui dentro e prendere un tè formale come un vecchio stronzo annoiato. Potrei uscire da qui e non tornare a casa. Potrei uscire da qui e scrivere il più bel libro del mio quartiere, roba per cui farmi sventolare sotto le mutande da un esercito di idioti per qualche mese. Potrei uscire da qui dentro e andare a trovare un dimenticato parente, fargli la sorpresa, ho iniziato a credere in Dio e nei paraventi, sono diventato moderato, ho la tessera del PD, e diffondo la mia felicità rapportuale in giro come un deodorante da cesso, scegli tu se lavanda o fiori di campo.
Non sono un crisantemo come la società vorrebbe, zio.
Ho perso il lavoro ma non mi sono suicidato, non diventerò un piccolo trafiletto su “Il Mattino” di Napoli e qualche lacrima random tra i vecchi conoscenti. Sto imparando le regole della società. Lo sai zio? Ci sto provando. Dammi un altro pasticcino, cazzo.
Mi hanno detto che uno deve partecipare; ti sposi, fai un figlio, fai un sacco di foto e ti spremi per concedere la vacanza a te e al piccolo nucleo che hai creato, poi ogni tanto vai a svuotare il cazzo in quella casa di appuntamenti che il barbiere del tuo amico ha segnalato.
Soprattutto, fai vedere a tutti CHE SEI MOLTO IMPEGNATO. CHE SEI RICHIESTO. E che cazzo, ma che ci vuole. Devi infonderti sicurezze. Te lo chiede il circondario, l'humus, la geografia mentale e affettiva. Devi mostrarti sicuro, e possibilmente notevole. Devi buttare fumo negli occhi, per dio. E non devi fare schifo. Tu, zio, non mi hai mai letto. Ci sono troppi cazzi, anche mosci, nelle cose che scrivo; e quando scrivo la parola “troia” non chiarisco mai che mamme, sorelle e fidanzate sono escluse. E tu te la sei tanto presa per questo, perché sei un uomo retto; mentre io sono uno che le sue poesie e le sue danze le concepisce e le vive proprio in un retto, spesso il proprio.
La mia famiglia è molto cattolica e io per niente. Imperdonabile.
La mia famiglia è socialista o qualunquista oppure ha votato quella merda di tizio per non pagare il mutuo, le bollette, l'assicurazione dell'auto; e io invece -per te, per voi- sono un infimo anarcoindividualista, un eversivo che gioca a fare l'intellettuale o viceversa. Insomma, uno stronzo.
A te, zio caro, piacciono i ricchi e le persone che almeno si fanno una messa al mese con la moglie sotto al braccio; a te piacciono i furbi, che stimi più dei retti, ti piacciono gli inventori di privilegi, quelli che ti faranno la soffiata per sfangarla. Sei solo un borghese schifoso, ma non hai il peso dell'autocoscienza a ricordartelo. Se tornasse il fascismo, e se ti risultasse utile, ti vedrei girare per la vita con il fez cantando canzoni sull'Abissinia. Ora giochi con il PD perché speri che Renzi ti possa far tinteggiare casa gratuitamente, speri di scalare la caldaia dalla dichiarazione dei redditi e continui ad essere un divertito evasore. Ma ti fa tanto effetto la selvaggia crudeltà dell'estremismo islamico; ti sono simpatici i “negretti” che vendono fazzoletti ai semafori (gli albanesi e gli slavi in genere no, questioni di chimica, vero?), c'è stata pure una volta che hai parlato del commercio equo e solidale, e questo ti ha fatto sentire importante agli occhi di quella bigotta di tua moglie e dei tuoi figli coglioni, che hanno pianto lacrime amare per Pino Daniele ma non per la nonna.
Ti vengo a trovare, bevo il the, ingollo qualche pasticcino, poi vado nel tuo bagno e piscio brutalmente nel lavandino, mi sgrullo il cazzo sulle asciugamani alla lavanda, poi ti do un bacio sulla guancia e sparisco nel mio destino di non appartenente al sistema. Nessun sistema possibile. Manco più il totocalcio, da qualche anno a questa parte. No al sistema, si paga in diretta e la notte sembra che il diavolo ti respiri gelo ai piedi del letto. Ma ne vale la pena.

Uno stronzo dell'Enel viene a bussare alla porta alle tre del pomeriggio. Ha un'aria delusa quando lo mando affanculo con modalità zuccherose.
“Ma le converrebbe aderire all'off...”
“Buonasera, la ringrazio”
Gli sbatto la porta sul muso. Tu vieni alle tre del pomeriggio, coglione, e io ti elimino. Basta piazzisti. Basta carità. Basta emissari. Basta collette per i bambini poveri, la maggior parte delle volte sono truffe. Basta con gli stand dei Testimoni di Geova fuori la porta del cesso. E con i missionari americani in camicia bianca che ti danno a parlare mentre aspetti da due ore la più puzzolente e assurda metropolitana del mondo. Basta con i viaggi iniziatici dai quali si torna più disadattati di prima, con un dragone cinese tatuato sotto gli scroti ed un amore esotico da idealizzare a futura memoria.
Quel che resta, in queste stanze bianche e maleducate, è il ronzio degli amplificatori dopo l'esibizione sguaiata di una band punk che si è rifiutata di incidere, di rispondere alle domande del giovane redattore segaiolo di quella webzine per finti elaboratori del mondo indie.

Tutte le volte che si riprendono i contatti con la “normalità”, con chi protesta il giusto, con chi si difende il giusto, con chi usa l'idealismo e la pantografia sentimentale per eliminare polvere e demoni, un'osservazione sorge spontanea e lascia sconcertati per qualche istante: “Mancava poco. Tanto poco. Tanto poco agli incastri, ad oliare la macchina, a procedere senza spruzzare ovunque pezzi d'inchiostro, senza doversi ridurre a vendere ai pazzi panettoni di vomito con sorpresa. Cosa non ha funzionato?”
Già.
Cosa non ha funzionato?
Ma è poi così, seriamente? È vero che qualcosa non ha funzionato o è un'illusione ottica, un condizionamento?
La società ti dice che hai sbagliato tu: che con gli errori ti sei inculato da solo. Il povero è colpevole. Il rifiutato ha sbagliato qualcosa. L'Italia è ancora il luogo dove un anarchico, forse, è più pericoloso di un assassino, di uno stragista in doppiopetto, di un pezzo di merda di parlamentare che apostrofa i disoccupati invitandoli a reagire e a darsi da fare.
Accendo la televisione e la merda mi riempie l'appartamento.
Leggo le classifiche dei libri più venduti e mi cadono le palle a terra.
Chiudo gli occhi e mi sembra di sentire i continui “piuttosto che” comparativi usati a cazzo, la litania infame del “a me non succederà nulla perché io sono furbo”, la preghiera vergognosa “accoglietemi, non toglietemi il senso della famiglia, dell'apprezzamento altrui” e, in ambito più penosamente intellettuale, la formuletta “io sono originale e ve ne accorgerete”.
Poveri illusi. Poveri stronzi. Poveri servi.
Io scrivo su questo blog, ma tante volte originale manco il cazzo: mi hanno cacato fuori dalla letteratura inglese ribelle che nessuno leggeva e che compravo sulla bancarella negli anni infimi dell'università, originale manco per il cazzo, ho frainteso una prima stampa di Bukowski, ho romanzato troppo su Lenny Bruce, e forse il Black Panther Party, chissà, mi piaceva per motivi musicali e ho frainteso anche quello.

Sono punk più di quando ero ragazzo. Ovvio che non significa niente.
So poche cose. Tento di riconoscere quel che proprio non mi va.
Se dovessi partecipare ad uno chef contest, credo che ucciderei un concorrente e poi mi tramuterei in Batman. Preferirei farmelo succhiare da un uomo con la barba nei cessi della stazione centrale piuttosto che partecipare a quei giochi con le cibarie, la grande emozione del giudizio dello Chef Supremo. Ma chi cazzo ti conosce, Cuocone, muori.
So che non mi va di scrivere il romanzo di formazione di Ciro Mottarello, un ragazzo napoletano con la passione della scrittura che si trasferisce a Roma e poi a Milano e poi torna perché ha nostalgia del mare e si innamora di una misteriosa donna... e poi presenta il libro in una saletta di libreria, sotto lo sguardo curioso di una cinquantina di latrine che ti fanno pat pat sulla spalla e ti vorrebbero invece morto, perché si riesce ad essere invidiosi anche di non conta un cazzo. Una delle tante tragedie della razza umana, risorgere sulla sfortuna del dirimpettaio ed intostare un po' il cazzo perché all'amico coetaneo non tira più.
L'impotenza degli altri ci eccita, ci fa sentire sulla strada giusta. Dio o chi per lui ci ha creati ambigui, laidi, sfuggenti come attacchi di panico, sempre in cura per non piangere tutta la vita e invocare madri ed angeli.

Non so bene cosa farò.
Per adesso ascolto i Frankie Goes To Hollywood, mi piacciono ancora. E parecchio pure. Holly Johnson, che carisma.
Statemi lontani, però, se indosserò mai un cappello da cuoco. C'è il rischio che io sia diventato un killer, per quella data.


LdP, 26 gennaio 2015

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