20/12/14

Un'amante venuta dal nulla


Dalla finestra vedo una donna che piega tovaglie natalizie nella casa di fronte. Ci sono anche dei bambini che corrono attorno ad un tavolo. Appare poi un uomo calvo che accende una sigaretta ed esce sul balcone. C'è un albero di Natale acceso piazzato proprio al centro della stanza.
L'aria e lo spazio che dividono le nostre case sembrano pesanti come fango, una linea irregolare percorsa da fremiti elettrici e brevi.
Ai lati di questa linea c'è il mattino acerbo e drogato, già saturo di odori dolci e nauseanti, c'è la ragazza che fa lo shampoo in un altro appartamento, c'è la mia sigaretta che sembra accesa da dieci anni, una sigaretta lunga chilometri, chilometri di errori accesi e brulicanti come un Inferno giocattolo.
C'è il passeggero ricordo di donne che sceglievano l'intimo migliore per tentare di insegnarmi una bontà e una ristrettezza di pulsioni che mi venivano spacciate per roba morale, e che non ero in grado di capire. Né in quel momento né mai.
C'è anche, in questo mattino che sembra una boutique di miele velenoso, la musica che ascolto in cuffia per non svegliare nessuno, è troppo presto, sono solo le sei. I pezzi più atmosferici dei defunti Oceansize, mai troppo rimpianti, le distorsioni suggestive dei Karnivool, veri e propri cavalieri elettrici senza testa a spasso sul mio stomaco protetto male da maglia e pullover, la malinconia potente dei Riverside e dei cugini polacchi Xanadu. La mia musica. Al mio servizio. Ai miei capricci. L'amante venuta dal nulla che ti chiede gentilmente dov'è che deve carezzarti e dove affondare la lama, tenendo a bada la religione, la smania d'infinito e gli sciocchi scrupoli della “persona nel mondo”.

Mi hanno invitato a fare un brindisi non ho capito bene a chi o cosa. Dopo anni, ancora non hanno capito che non sono quel tipo di persona. I brindisi mi infastidiscono, perché resta quel retrogusto amaro che neanche dopo i fuochi di capodanno. Se avessi brindato tutte le volte che me lo hanno chiesto, ora sarei il più viscido e disgustoso ipocrita in circolazione. Un'ossessione, questa di brindare. Perché le notti sono fredde e la vita è schifosamente breve. Lo capisco. Si brinda spesso per esorcizzare l'odiosa consapevolezza che il nostro destino potrebbe essere uno scherzo di breve durata.
Per questi stessi motivi io entro ed esco da alberghi e baite che ho contribuito a costruire, e che poi abbatto senza nessuna pietà, perché la pietà richiede tempo e trucchi e io non ne ho a sufficienza.
Ti rifugi in un albergo che fuori piove, sei intirizzito e spaesato, quando tornerà il sole avrai saldato il conto e lasciato una caramella alla reception.
Una caramella e un foglio con il numero di telefono sbagliato, i dati più comuni adulterati e sofisticati, la residenza più improbabile.

In vetrina i soliti perizoma e brasiliani rossi. Mi stringo in un cappotto che manderei volentieri al rogo e non posso impedire alla mia mente di immaginare gente che chiava a fine d'anno, con questa roba addosso. Porta bene. Dicono tutti che porti bene.
Non fermarti amore, chiamami stronzo, sputami in faccia, vai veloce, fammi venire...” E dunque buon anno stappando il cazzo oltre la stoffa rossa, buon anno con la sborra sulla pancia e i buoni propositi a mezz'aria, ad altezza uomo medio, senza tentare il volo perché l'idea del volo e della distanza è presunzione, è considerata arroganza non arginata.
E allora allarghiamo bene le cosce, inarchiamoci nel corpo che ci accoglie con aria ebete e deconcentrata, celebriamo la vita più pulita con una bella sborrata di buon auspicio. Le coccole verranno poi.

Incontro, tra il vischio e lo zucchero filato, un vecchio compagno di scuola, che è in compagnia di sua moglie, la quale indossa un cappellino talmente idiota da farla risultare leggermente erotica. Facciamo le solite ciance, che hai fatto, dove hai vissuto, e lui non mi fa mancare il sostegno da procione eunuco quando apprende con piglio buonista che poi non mi laureai, ma c'era da scommetterci, e che adesso ho un lavoro che all'esterno non è considerato tale. Ma le parole stanno a zero, la sua comprensione è qualcosa che non chiederei mai, non sono così esigente con le persone, in fondo sono molto disponibile e cordiale. Sempre. Non mi aspetto niente dalle persone, proprio niente, e questa è la prima cosa a non essere mai perdonata nelle relazioni che si vogliono civili. È perfettamente inutile che io spieghi quanto ho imparato da bambino e da ragazzo, e che questa leggerezza relazionale ed emotiva è dovuta al praticantato di quegli anni di formazione. Non sono uno che ama ricordare compleanni e celebrazioni, le altrui e le proprie. Se capita è carino altrimenti vivremo lo stesso.
La moglie smania per andarsene, ha fretta di ultimare dei regali, Marcello mi chiede se ho avuto figli. No, gli dico, ma in compenso non ho perso i capelli e non mi faccio di buonismo ogni mattina per essere accettato dal mondo.
La moglie di Marcello smania forte, Marcello odora di bagnoschiuma da scopatore bimestrale e piacione pesce in bianco, di fronte a loro risulto torbido, ambiguo, un veneratore stolto di impermanenze, un sognatore andato in acido, una complicata zoccola dei margini che rifiuta baci in bocca ed estreme unzioni fuori tempo massimo.
E hanno ragione, lui e la moglie col cappellino, chissà se lo tiene addosso anche quando si allaccia a lui e cerca difficoltosamente di sentire la potenza agognata di un cazzo volenteroso ma esile.
Hanno ragione. Perché chi viene dai margini spesso è invaso da una sensibilità controversa che sembra sempre malattia e, ai più coglioni, tristezza e presunzione.
Ci facciamo gli auguri di Natale, addirittura con il bacetto. Posso essere più cordiale di un amministratore di condominio, quando mi ci metto.
Mi allontano nella fiumana di salmoni in cerca di regali e di panettoni, con la sigaretta accesa come faro di segnalazione e deterrente ai bacetti, l'ex ragazzo dei quartieri alti con il codice a barre scolorito sul cuore lunatico, attore spettinato sull'altalena fantasma, uomo più di sempre, uomo come doveva essere dai primi giorni, vecchia puttana dei margini messo in quiete, annodato come una cravatta a quel sogno ancora presente, veder cadere la neve al contrario, dal sottosuolo al cielo, e finalmente iniziare a dormire senza sogni, come diceva quel caro amico mai più incontrato.

Luca De Pasquale, 20 dicembre 2014

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