26/12/14

Il pene errante del borghese Negaflock, gli Anathema e la cessione di Brillante


Think for yourself you know what you need in this life
See for yourself and feel your soul come alive tonight
Here in moments we share
Trembling between the worlds we stare
Out at starlight enshrined
Veiled like diamonds in time...

...could be the answer
Take a chance or lose it all
It's a simple mistake to make
To create love and to fall
So rise and be your master
Cause you don't need to be a slave
Of memory ensnared in a web, in a cage.

Anathema – A Simple Mistake

Lucio Battisti canta “Amarsi un po’” alla radio. Pezzo ancora fantastico, musica e testo. Ma oggi ho in testa, succede a scadenze irregolari ma implacabili, “A simple mistake” degli Anathema. Un pezzo che mi fulminò quando lavoravo nella conca marrone e che non mi ha più lasciato. Amo la musica, il testo, la voce inconfondibile di Cavanagh.

Ne è passato di tempo da quando i primi album degli Anathema spingevano verso un mondo gotico e denso. L’ultima incarnazione della band possiede elementi sognanti, di grande suggestione, è la maturità, è la compattezza e la diversità di ogni percorso.
E così spengo la radio e accendo gli Anathema, in tutti i sensi. È un Santo Stefano pigro, ozioso e gelido. La gente nelle case fa rutti, peti sommessi e si svacca in poltrone vecchie ma comode.
La Fiorentina cederà Joshua Brillante, l’australiano acquistato quest’estate. Sinceramente mi dispiace, mi era simpatico e credo che Montella non gli abbia dato molte chances. “È giovane. Il ragazzo si farà” ha dichiarato il buon Vincenzo, ma intanto lo lasciano fare da qualche altra parte. Mi è simpatico anche Tatarusanu, mi dovrà essere simpatico per forza visto che Neto, un po’ ingrato, lascerà Firenze.
Penso agli Anathema ed alla Fiorentina quando mi arriva la telefonata di Ciro, che per gli amici è Negaflock, il nome che si era dato quando faceva il radioamatore per cercare di scopare.
La telefonata langue da subito, perché vuole parlare di musica e di donne, io no. Sono anni che Negaflock mi tortura con la sua ricerca di gruppi che somiglino ai Marillion e con le sue fidanzate di passaggio, che mi presenta con ostinazione e con le quali non scambio mai più di due parole di circostanza e noia.
Negaflock si eccita troppo facilmente e, per i miei gusti, crede eccessivamente nella razza umana, con se stesso in pole position. Ogni volta che ha una donna nuova sembra che abbia incontrato Dio su una nuvola rosa, e questo io lo trovo disgustoso e di opinabile dignità. Non è neanche uno di quelli che quando fa l’amore concede tutto se stesso, capirai poi che affare. Lui esegue. Si limita ad eseguire. Lui lo spizza dentro e si innamora, non so cosa venga prima. Ho sempre pensato che non gode per davvero. Non gode seriamente perché è troppo concentrato su se stesso e le sue manie di risveglio sensoriale. Quando scopa gli si appannano gli occhiali e ansima come un coniglio impaurito, è quasi incredulo, il gesto del sesso gli appare ancora come un miracolo laico. Non si preoccupa della lei di turno, non credo inizi un coito con il pensiero della soddisfazione femminile. È uno dei rari uomini non troppo avvezzi a fare carte bollate per ottenere dei pompini, perché il suo fondo è moralistico, vecchio e garbato di quel garbo borghese, avventizio, da chierichetto stupito della bellezza.
Quando fa sesso non si disperde come polvere di demone, e dunque nella mia ottica non ha capito un cazzo. Ma non sono fatti miei.
Mi irrita di più la sua fissazione rispetto alla continua scoperta di band che gli ricordino i Marillion. Non so più come fare con lui. Mi tormenta con le sue insidiose domande. Stavolta, ma senza perdere troppo tempo, gli ricordo di farsi un giro con i Twelfth Night, gli Enorm, gli Iris, gli Abel Ganz. Mi chiede cosa sto ascoltando e gli dico Anathema, lui pensa ad un gruppo metal e dunque lascia perdere senza approfondire. Ma ha anche tanta voglia di parlare della sua Mariella, che ha sei anni più di lui. Questo lo fa sentire adulto, affascinante come Fabio Volo e leggero come Pif, questo lo fa sentire progressista, sensibile e parzialmente unico. I suoi amori sono come le sue scelte politiche, sempre sospeso tra la corrente democristiana del PD e le sostenibilità di Vendola, indecisi, di impatto social ma di nessuna portata destinica. Sa però, in compenso, come cacare il cazzo con i suoi entusiasmi. Ora si è fissato che vuole regalare un anello a questa Mariella mentre vanno in taxi a teatro. Lo trova romantico. Troverei più romantico se si facesse mettere un dito in culo mentre limonano in tram andando a farsi una lampada abbronzante, borghese del cazzo.
Mi dice che è innamorato di questa Mariella, e che, parole sue, questa tipa “è brava a fare l’amore”
“Che significa?”, gli chiedo.
“È brava, sembra nata per farlo”
“Tutti siamo nati per farlo, il problema è che ci perdiamo per la via”, puntualizzo seccato.
“Io ho sempre fatto molto l’amore, perché ci credo”, reagisce, con una punta di fastidio.
“Credi nel tuo cazzo?”
“Credo nell’amore e nella sua applicazione”
Sembra che stiamo parlando di geometria. Borghese del cazzo.
A me non piace parlare di sesso. Lo trovo roba da impotenti e da persone ormai acclimatate sul fatto che hanno il pene poco adatto al piacere. Però quest’idiota mi fa diventare scurrile e osceno come un marinaio da romanzo, particolareggiato come un fruitore abituale di pornografia amatoriale e dunque a lui, ma solo a lui, chiedo dettagli di cui non mi frega niente. Per metterlo alla prova. Per verificare la sua resistenza effettiva.
“Gliel’hai leccata? Che sapore aveva?”
“Luca, mi stupisco di te… diamine… scusami, ma non è che…”
“Stupisciti pure, Negaflock. Gliel’hai leccata, hai indossato una maschera veneziana per farlo?”
“Ma no, ma scusa… abbiamo avuto un approccio, ma è stato diverso… non abbiamo fatto che… oh Luca, insomma, abbiamo fatto l’amore. Io ho preferito e sono felice di questo. Non tutto è sporcizia”
Ma sentilo, il campanellino titillante. Lui fa l’amore. Lui non è sporco.
Mi fa diventare bestiale, questo stronzo di borghese danaroso e noioso.
“Dunque niente rapporti orogenitali tra voi. Capisco, Negaflock. Diciamo che penso una cosa: il vostro rapporto potrà dirsi verificato quando avrà superato il banco di prova delle pratiche orali e con maschere veneziane o etrusche. Prima di allora, te lo dico per esperienza, è solo rodaggio”
È basito, il demosostenibile. So che ha voglia di chiudere questa telefonata, so che ha voglia di andare a scoprire un gruppo israeliano che somigli un po’ ai Marillion era Hogarth, so che il cazzo gli tira solo se gli sembra di essere finito in un libro o film generazionale, quelli che si regalano a Natale ai coglioni come lui.
“Ti innamori dei tuoi innamoramenti, ti faccio tanti auguri”, taglio a corto, ricordandomi che mi rimproverano spesso per i toni aspri. Devo scontare tanti di quegli errori da poter eccitare le prurigini psicologiche di mezza città e provincia.
Gli consiglio pure un disco dei Blind Ego. Il servizio è completo, ora può distribuire i suoi anelli sui taxi cittadini, e filmarsi con la videocamera.
La pubblicità di certi amori vale meno di un dito in culo. Anche a Natale.


LdP, 26/12/2014

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