28/12/14

Erotismo a pile e latte cagliato


Il giovane scrittore con il codino fa ironia sulla società attuale. Lo trovo così noioso. Pensa di essere molto moderno e molto inserito nel tessuto di quelli che nel tessuto non ci stanno, o almeno così vogliono far credere.
L'altro scrittore giovane e compiaciuto ringrazia quelli che lo amano e anche quelli che non lo amano con un breve comunicato su facebook.
Grazie dell'anno che mi avete fatto passare”.
Prego, non c'è di che.
Un altro posta per le seicentesima volta il link al suo libro, che si può reperire solo in una libreria vegana di Monza e in un centro yoga alla periferia di Mestre.
C'è poi lo scrittore che ha superato i cinquanta, il quale continua a mettere delle foto che lo ritraggono meditabondo su una spiaggia d'inverno, con una pipa in bocca o mentre gioca con il suo cane. Alcune signore commentano, e anche certe giovani aspiranti scrittrici. Buon post Natale anche a voi.
Infine, uno che scrive saggi illeggibili sul cibo biodinamico comunista ci tiene a far sapere alla sua platea di crostacei che si è fidanzato; con una che sembra avere l'unico pregio di indossare delle gonne a campana.
Fuori grandina. Ho postato delle cose sul basso elettrico. Cadono nel vuoto più assoluto. Anche le mie note, che condivido per professionalità, cadono nel vuoto. Nessuno mi ricambia con una piccola dose di latte cagliato complimentoso, o con una strizzata d'occhio e una scossetta perigenitale.
Poi mi incontrano e mi dicono che mi leggono. Quando me lo dicono, sovente non mi guardano in faccia; scrutano l'orizzonte. Forse dovrei postare più foto di tramonti, o di quando gioco con il gatto, e dovrei anche esibire la mia donna con delle istantanee di felicità. Sembrerei normale, accettabile. Ma non lo farei con disinvoltura, perché sono il primo a riconoscermi non accettabile e da non accettare, per più e più motivi. La mia migliore qualità è di certo quella di continuare senza stare troppo a menare il can per l'aia. Il mio più grande errore, sempre e con chiunque, è quello di non mostrare tracce di illuminazione.
Molti anni fa avevo dalla mia il vitalismo erotico, ma mi sono accorto che è come certe lasagne verdi: va bene una volta, poi stanca. E poi il vitalismo erotico per me non ha il valore delle incisioni ercolanesi o delle poesie di Giorgio Baffo, è qualcosa deve dare conto alle distanze, alle fusioni e alle separazioni, al mare che inesorabilmente divide tutti noi in un modo tragico e divertente.
Il vitalismo erotico mi piace trovarlo nei libri di Vitaliano Brancati; lì lo amo, me ne vesto, mi sento siciliano per una settimana, mi sembra di vivere sotto le vesti delle donne, ma resta che è il vento del nord a comprarmi l'anima ogni notte del mondo.

L'amore continua a salvare il culo di tutti. Il mio compreso. L'amore in ogni sua forma, anche nelle più colossali infedeltà. Anche nel sacrificio, nel ritualismo più loffio, anche nel progettare con un piede sulla paglia dei santi e l'altro nel proprio inferno. In giro ci sono grosse quantità di pulsioni inevase e un sordido livello di contentezza dissimulata. Le migliori accoppiate si vanificano in un sessantanove molto liquido, ci si tradisce per tisane di nuova sicurezza da ingurgitare e pisciare subito, ci si manda affanculo per storie di ex e perché il burro è meglio della margarina e mammà non me la devi toccare, siamo italiani e rompiamo il cazzo con la vecchia e scarnificata storia della “grande famiglia degli affetti”.
Sono stato anche io uno sporco vigliacco. Tanti anni fa incontravo donne con le quali avrei voluto vivere momenti umilianti, rotolarmi nel brago e nel fango con addosso tutte le foto stracciate del passato e del futuro, ed invece finivo a parlare del tempo e a fare la telefonatina da frocetto per sondare il terreno.
Ne vedo ancora oggi, di bamboline di porcellana vigliacche: uomini che fanno i machi e poi hanno paura di farsi sputare in faccia, di farsi umiliare, di rendersi ridicoli nel digrignare delle passioni, uomini che cacano morale ad ogni passo e si sentono bene quando bissano una scopata. Tutto qui.
Uomini che costruiscono cattedrali di bontà marzapane nelle favelas confinanti con il loro ottuso cazzo, uomini galanti per contratto di spavento, schiavi di barbe sagomate, di hobby esibiti, della squallida ossessione della RIUSCITA.
Uomini che si filmano mentre ricevono un bocchino e poi abbracciano la mamma con infinito trasporto, uomini che hanno votato Berlusconi e poi Grillo per esorcizzare il vuoto di ideali e la paura di appartenere ad un'ideologia vincolante. Uomini che comprano pastarelle per i suoceri, che vorrebbero invece farcire di merda; come gli studentelli fessi che da piccoli sputavano nel caffè della maestra.

L'edicolante mi consegna una copia del “Corriere dello Sport”. A volte la Gazzetta è troppo milanese per i miei gusti. Accanto all'edicola c'è un suo amico che si è infilato una mano in tasca per titillarsi il cazzo; mi accorgo infatti che sta guardando le cosce di quella del negozio di vestiti, la quale indossa un gonnellino finto estivo molto corto con tanto di stivali old porno. Quell'uomo è così eccitato che sono convinto senta il profumo vaginale della donna a metri e metri di distanza.
Ma non siamo in un libro di Brancati. Anche i dettagli pecorecci dello sguardo, del passare il tempo, sembrano reggere su una trottola invisibile che può abboccarsi da un momento all'altro.
Giro l'angolo e il vento mi porta quasi via, mangiandomi la sigaretta in un ruggito impressionante. Sento il desiderio di sdraiarmi sull'acqua calda, una distesa infinita di acqua e le stelle sopra, come un film. Sento il bisogno di ventiquattro ore disteso su un tappeto di lievi onde calde, senza parlare, senza ascoltare, senza sognare, senza capire niente.

In una vetrina c'è una camicia giallo canarino e una sciarpa senape. Ardito accostamento. Un traghetto solca difficoltosamente le onde alte, diretto verso le isole. Questa non è la scena dei miei sogni, ma è niente male. Uomini di mare pur senza andare per mare. Uomini tra le onde, osservando turni di rotazione per disperazioni, riscatti, abboccamenti spettrali, ricordi protetti, oasi a pagamento per potersi guardare mentre si sogna e mentre qualcuno osa dirci, “sei bello quando sei felice”.

LdP, 28/12/2014


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