22/11/14

Il basso, il rock, la coerenza - Intervista ad Andrea Castelli

foto di Caterina Salvo
Ho sempre pensato che i giganti rock del passato, ed in particolare degli anni settanta, non siano scesi tra di noi invano. Questa convinzione ha però delle fondamenta profondamente rock (molto più che progressive) ed è nel rock, con tutta la sua forza espressiva, che incontrai qualche anno fa Andrea Castelli e il suo basso.
In quel periodo stavo approfondendo il metal italiano, e mi trovavo sul versante Strana Officina; fu naturale incuriosirmi dello spin-off dei fratelli Cappanera, Fabio e Roberto, purtroppo tragicamente scomparsi in un incidente stradale il 23 luglio 1993.
In quel disco, “Non c’è più mondo”,  trovai il preciso basso di Andrea, che mi colpì.
Naturalmente Andrea ha inciso con molti artisti, entrando sempre in profondità con il suo basso fretless nel tessuto sonoro, senza perdere per questo in potenza e smentendo l’antico assunto/luogo comune circa l’eccessiva melodicità del fretless in ambito rock.
Troviamo Andrea in gruppi come gli Shabby Trick (street hard rock’n’roll), i Mantra con Gianluca Galli (potenti e assolutamente da riscoprire) e nel progetto Silver Horses, che nel primo disco eponimo hanno annoverato il leggendario Tony Martin, già singer potentissimo di una delle più recenti incarnazioni dei Black Sabbath.
Andrea preferisce, come ci dirà nell’intervista, lavorare in gruppo e dare il suo contributo, ma il suo potenziale bassistico è alto; non fatico a pensare che in un paese musicalmente meno provinciale del nostro (e con più etichette discografiche in piedi) gli verrebbe richiesta (ma anche imposta…) un’attività solista da virtuoso quale è e come possiamo intuire anche nello strumentale “Planet time” presente nel suo (finora) unico disco solista. Non a caso Andrea ed io ci troviamo a citare il grande Tony Franklin (Blue Murder, Firm, Derek Sherinian) e Randy Coven, uno dei bassisti più criminalmente sottovalutati della storia del rock (ascoltare “Funk me tender” e “Sammy says ouch!” per credere…)
Per intanto, Andrea è al lavoro sul secondo album dei Silver Horses, e questa è certamente un’ottima notizia.
È, in conclusione, un doppio piacere incontrare Andrea per quest’intervista, perché si può così conoscere un orgoglio del basso elettrico italiano ed un musicista fedele ai suoi principi, alle sue inclinazioni e al profondo sentire di quella parola, rock, che significherà sempre qualcosa di più di tutte le definizioni passeggere e di comodo.

     LDP: Innanzitutto, ci parli dei tuoi inizi? Quando hai cominciato e come è nata la scelta del basso elettrico?
     a.c.: Nel 1970 iniziai a strimpellare la chitarra di mio fratello, fu lui a consigliarmi di imparare a suonare il basso (per me strumento sconosciuto) così avremmo potuto suonare insieme in un complesso (così si diceva per indicare una band....ehehe). Allora iniziai a prendere lezioni private e mi iscrissi al conservatorio di contrabbasso che abbandonai dopo un anno.

     LDP: Hai un suono molto riconoscibile, molto denso. Come hai elaborato nel corso del tempo il tuo sound?
     a.c.: Secondo me il suono del basso deve reggere l'impalcatura ritmica ma al tempo stesso essere riconoscibile e ben udibile nota per nota, poi suonando con le dita ed amando i suoni medi viene fuori questo suono che poi e' comune a molti altri colleghi. Non ho inventato nulla  :-)

     LDP: È evidente un tuo rapporto molto stretto con il basso fretless, sul quale sei sempre stato molto        espressivo. Lo preferisci al fretted o scegli a seconda del contesto e delle necessità?
     A.C.: Suono quasi sempre con il fretless, mi pace molto di più. In alcuni casi (con gli Shabby Trick ad esempio) suono fretted ed anche con il plettro perché il genere street richiede un attacco ed una presenza maggiore.

     LDP: A questo proposito, negli anni la scena hard e metal ha avuto un’impennata di bassisti squisitamente fretless, che hanno arricchito e rimodellato il ruolo del basso in un genere che la gente non riconosceva come ideale proscenio per i bassisti. Tony Franklin, Steve DiGiorgio, Jeroen Paul Thesseling e molti altri imperversano, sono bassisti che ti interessano, ti piacciono?
      A.C.: Mi piace molto Tony Franklin perché suona una musica a me più affine e congeniale, il classic hard rock. Gli altri due che hai nominato, pur apprezzandoli molto non li seguo per via del genere.
Amo particolarmente tutto ciò che ha fatto Jaco Pastorius ed i suoi degni eredi, Pino Palladino su tutti.

     LDP: Restando collegati ai tuoi gusti, quali sono i bassisti e i musicisti in genere che ti hanno ispirato e che preferisci (o continui a preferire) al momento?
     A.C.: Come sopra seguo Tony Franklin, Pino Palladino, Michael Manring, Dave Larue, Marco Mendoza e sono ancora sconvolto per la morte di Randy Coven....

     LDP: Hai inciso un bel disco solista, “Planet Time”, che ho la fortuna di possedere. Che ricordo hai di quell’esperienza, ne sei soddisfatto? Hai mai pensato di bissare con un altro progetto solitario?
     A.C.:  Incisi “Planet Time” in un periodo che non avevo band e mi feci aiutare da molti amici musicisti, purtroppo il mixaggio finale ha rovinato il prodotto, ma ormai è andata. Preferisco suonare in gruppi ed avere la collaborazione fattiva degli altri, ma mai dire mai....chissa'

     LDP: Con quali artisti ed in quali contesti ti sei sentito più a tuo agio? Quali sono le incisioni che ricordi più volentieri?
     A.C.: Con il chitarrista Gianluca Galli ho un rapporto bellissimo di amicizia e di collaborazione musicale, con lui abbiamo inciso nei mantra due bellissimi dischi e continuiamo la collaborazione con i Silver Horses. Tutte le incisioni sono bei ricordi perché sono l'espressione artistica di un momento specifico.

     LDP: Progetti attuali e futuri: ce ne parli?
     A.C.: Attualmente con Gianluca stiamo lavorando al secondo disco dei Silver Horses, poi ho un power trio tributo a Rory Gallagher che mi diverte moltissimo.

     LDP: Che strumentazione usi attualmente?
     A.C.: Uso bassi Musicman Sabre e Precision come ampli ho Ampeg, cassa D 8 coni e testata svt4.

     LDP: La musica “solida” è in crisi, i negozi di dischi chiudono, le etichette non rischiano, alcuni album sono disponibili solo come download, si sta consolidando il sistema del crowdfounding. Come ti poni e cosa pensi rispetto a questo? Sei pessimista, credi che il supporto “disco” scomparirà?
     A.C.: Spero proprio di no, io da collezionista amo avere il disco in mano, con la sua storia, la copertina ecc.. Credo fortemente, e spero che non scomparirà!!

©Luca De Pasquale 2014
In collaborazione con Manuela Avino


DISCOGRAFIA:

MANTRA:  
Hate Box (Horus Music)
Hard Times  (Horus Music)

SHABBY TRICK:
Badass (Cult'n'Roses) e ristampato da Jolly Rogers
RnR Raiser (Horus Music)

CAPPANERA:
Non c'e' piu' mondo (Minotauro records)
Cuore blues rock'n'roll (Jolly Rogers rec.)

AIRSPEED:
omonimo (Jolly Rogers rec.)

SILVER HORSES:
omonimo  (7hard rec.)

ANDREA CASTELLI (solo album):
Planet time (99th floor)

VICOLO MARGANA:
A perfect life

GIANLUCA GALLI:
Back Home (Horus Music)
Evolution Revolution (Horus Music)

MATT CAFISSI
All the little things (GC records)
Heat of Emotion (Level's productions)











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