05/11/14

Deadline


La passante si gira al mio passaggio, ma io non distinguo niente; dopo le cinque non riesco a cogliere i contorni delle persone. Delle cose, un po' di più.
Troppi capelli, non riconosco la mia ombra alla luce della farmacia.
Perché si cerca di guardarsi di sera? Forse perché il buio ci chiede la presenza di altro, di altre vite, il buio si declina negando paradossalmente il suo assoluto.
Ho in cuffia “Tokyo dawn” dei Club Des Belugas, il pezzo è d'atmosfera, potrei ascoltarlo in faccia all'oceano ridendo, ma non è la mia musica, non è quella solita.
In realtà mi mancano i Blue Oyster Cult. Mi manca “Deadline”, che è il loro pezzo più “mio” in assoluto, con quel saltellamento melodico e il basso fluente.
Sto ascoltando Club Des Belugas e i miei occhi vedono poco, molto poco.
La passante mi avrà scambiato per qualcun altro. Mi sembra di star portando in giro un altro corpo e un'altra vita. Non sono io.
Porto in giro una conchiglia viola con feritoie. Un pezzo di castello regalato ad una vecchia imitazione dell'eroe romantico.
Stasera starei davvero bene con la faccia di James Purefoy e non con tutti questi capelli che mi scombinano l'ombra. La mia anima ha la faccia di James Purefoy. Sicuro.

La Camel sa di dentifricio, non capisco. C'è anche quel vecchio cliente a braccetto con la moglie. Non voglio sentire le sue chiacchiere. Non voglio le sue domande. Non voglio sorridere alle sue maledette freddure, saggezza in mutande con il pene floscio.
Preferirei essere frustato in riva al mare, alzarmi con le ossa dolenti da un letto dove mi sarò tradito sicuramente, ma non ascoltare tutte le stronzate della gentilezza in pectore.
Il cliente, il dottor Esperienzieri, mai saputo il nome di battesimo, è un fissato con le nuove tendenze del rock alternativo e vuole essere alla moda anche se ha la pappagorgia. Avrà mai avuto un vero orgasmo? Avrà mai desiderato qualcosa o qualcuno che appartengano ad altri?
Il colore dei portoni dei palazzi mi ferisce. Penso alle siringhe. Penso che mi vorrei sparare una pietra pomice sciolta in vena, e iniziare a vedere pipistrelli che mi fanno il mambo sotto le ciglia. Sono consapevole di aver voglia di sprangare un paio di persone che conosco e tenerle per i capelli mentre piscio loro in volto. Ho questi desideri. Sono un maiale e un violento. Vorrei pisciare in faccia ad alcune persone, senza perdere la calma; mi godrei ancora di più altri piaceri corporali successivi.
Penso a questa roba mentre Esperienzieri mi presenta sua moglie, che porta ancora qualche traccia ora disfatta di una bellezza classica, retrocattolica, casalinga. Di certo una che spalancava le cosce facendo spegnere l'abat-jour a questo stronzo con il mento cubista.
Quest'uomo non sa un cazzo della mia volenterosa disperazione, della sensualità da fachiro indisposto che mi porto dietro come una mannaia di piume, e la sua supponente equidistanza da tutto ciò che è eccesso mi infastidisce, mi deprime.
Parla un po' del commercio, della cassa integrazione, della mobilità, fa un paio di pettegolezzi, quel commesso è vero che è frocio? Ma non lo dice così, perché deve fingere di essere corretto. Non lo so, gli rispondo, prova a sventolargli il tuo vecchio culo pulito sotto il naso e gioca alla riffa, vedi se ti si incula e troverai adeguata risposta.
Esperienzieri parla, e io penso che mi lavo faccia, ascelle e palle tutte le mattine, come se fosse un dovere dello stare al mondo. Come lavarsi il cazzo dopo esserselo spugnato dentro un sogno ossessivo.
Esperienzieri si sagoma la barba, ha una specie di mosquito ambiguo e decadente sotto le labbra. La moglie è stata una bella donna di casa per otto o nove anni, poi è sfiorita, convinta com'era di amare il marito perché lo aveva sposato ed era giusto così.
Tutti i ninnoli sulla mensola, tranquilla; e cerca di non godere troppo, che altrimenti qualche santo potrebbe aversene a male.
Ci salutiamo. Buona fortuna, in culo alla balena, merda, merda santa e “speriamo che un giorno tu possa vendermi altri dischi in qualche altro posto”
Ma col cazzo, amico.
It's almost the deadline, amico.
Altre canzoni soul. Altre canzoni soul in cuffia, coito music, ma io non sono il bel negrone che accende le candele sul bordo vasca come nelle storie americane, e il mio cazzo non è l'unicorno, non è il biscotto del mulino, non è la sostituzione della mia firma. Questa musica soul da erezione stirata e vene educate non è adatta alla mia anima e al mio cazzo, che in questo momento è più assonnato del suo padrone, sarà l'aria calda di novembre.
Esperienzieri mi ha accennato ai Franz Ferdinand e ai Wilco.
Ma che cazzo devi fare con questa roba, torna a Demis Roussos solista e Sandro Giacobbe, e manda il messaggio divertente a tuo cognato dopo il goal di Higuain.
Che poi a me piace più Demis Roussos che i Wilco, lui almeno suonava il basso negli Aphrodite Child, è una nota meritoria.
Altra sigaretta all'entrata della birreria bavarese che sta per aprire. Questa sa di smog, di aria satura, di consistente violenza repressa. Dieci anni fa mi sarei scassato e avrei cercato di scoparmi qualcuna. Sono cambiato. Sono più costruttivo, anche e soprattutto perché sono andato più a fondo, fino a raschiare il colore stesso del contenitore, non ho trovato la mia pietra filosofale ma neanche Satana.
Sono inquieto. Teoricamente senza freni, senza limiti, libero di girare come un coglione sotto il bicchiere con il costume di Batman e la faccia del Joker, quella con il sorriso di Glasgow.
Eppure, c'è un controllo supremo nel captare ogni pulsione, ogni eccesso anche solo pensato, nel non negare la possibilità di fare schifo per qualche ora, in preda a pensieri scorretti, poco gentili e per questo notevolmente reali.
Ripassa la donna di prima, ma questa volta non mi guarda. C'è troppa luce, vero piccola? Certi sguardi di creta e sabbia solo al buio, solo lontano dalla realtà.
La musica soul prosegue, mi annoia, è roba per serate pasta+vino+battute+agnizione+chiasmo+iato+mano sul cazzo+dolce ricordo d'infanzia+petting per stare al gioco. Questa musica soul di merda, che fa muovere il culo e il cuore come una pianta di plastica sotto la tormenta. Questa musica soul di merda che non mi apparterrà mai.
Don't miss the deadline, darling.


Luca De Pasquale, 5 novembre 2014


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