08/10/14

Sperma secco


Il potere delle storie.
Il potere delle storie un cazzo.
Il menestrello con la camicia fuori dai pantaloni si abitua al puzzo della vanità altrui e organizza il sorriso verso il centro e la destra delle lampade.
Al menestrello pulsano i testicoli per l'incontro tra vanità e occorrenze sessuali, gli sguardi sono conferme, le mani sono contatti, la fantasia è un orgasmo a barra dritta.
I complimenti sono rivincite. Non si sa bene di cosa. Per il menestrello le amicizie sono un riconoscimento e la luna si può anche appendere in camera, come un poster, come degli slip-trofeo, come la sensibilità con polistirolo e pellicola protettiva.
E funziona il qualunquismo sensibilista.
Io scrivo e le palle non mi tirano mentre scrivo. Il petto non si gonfia di voglia di affermazione. Io ricordo di quando il mio essere solitario veniva scambiato per comportamento sociopatico, e mi viene da ridere. Da ridere forte.

L'emozione è un'urgenza, un rischio, un'assurdità inspiegabile.
Ogni avvicinamento non può nascondere il vuoto sottostante, se così fosse non avrebbe senso più nulla.
Nessuno ha stabilito che fiori e piante siano più nobili di saliva, sangue e sperma. Nessuno ha il permesso perpetuo di vendere l'ipocrisia come saggezza e il controllo come miglioramento.
Nessuno ti può arredare casa prescindendo dal silenzio e dai sogni bruciati e da venire.
Divertirsi è sollievo, ma è anche sottile forma d'ansia, di rassicurazione, è regalarsi dei fiori e masturbarsi di futuro, con o senza musica.
Sensazioni dense destabilizzano, portano fuori strada, corrompono, corrodono, insozzano e lasciano stremati, non potrai più bussare a casa per essere riaccolto.
Nessuno obbliga a condividere le gioie altrui con la formalità e il contegno che si prescrivono. Non esiste farmacista che possa venderti le pillole del giusto, del retto, del normale. Del lecito.
A volte non si torna dalla pioggia. A volte si torna nel sole con la coda mozzata, ma come le lucertole ci si agita ancora di più.
Le maestranze del bene sottoscrivono polizze in continuazione, per i figli, per le case, per le camere degli affetti, per i letti dei rituali, per i teatri dove rappresentarsi al meglio. Così deve andare, e tutto quel che sorride dura più a lungo e viene invitato al banchetto della continuazione assistita.
Ma forse tu hai voglia di pietre nella piscina condominiale, di gocce di fiele sul corpo eccitato, di eccessiva lontananza nel piacere del ricordo e di febbrile insoddisfazione nella costruzione delle utopie.
Forse hai voglia di accorgerti per prima cosa, nei disegni dei bambini, degli spazi vuoti. Forse hai voglia di rassicurare parte del tuo amore con l'irrequietezza e non con le cazzate di riflusso, il peluche dai mille pulsanti, con la bavetta della gratitudine sempre sul mento.
Conquistare il mondo sembrava un allegro carrozzone semovente, ma in realtà era un corteo funebre di individui eccentrici ed esasperati, e tu amavi fare il saltimbanco senza garanzie.
Tutto questo resta e connota il resto del resto, la mancia al buon maniaco del giusto, quello che ti sussurra il contegno richiesto, la pazienza stracciona e il misterioso tarlo del benessere.
Ma tu hai voglia che il mare sia freddissimo, davvero gelido, per sentirti un pezzo di carne calda assoldato da sogni disordinati, tanto tempo prima.
E in questo, senza superbia, la comprensione altrui conta meno di zero. Come sperma secco sul bavero del professionista che ti sta imbrogliando con il suo sorriso abisso, sfoggio di denti a picco su una chiesa eternamente sconosciuta.

Luca De Pasquale, 8 ottobre 2014

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